Come affrontare il problema sicurezza

Come affrontare il problema della sicurezza

Un sondaggio ipsos mostra che solo un quarto degli italiani vuole affrontare il problema sicurezza dando ai singoli cittadini maggiori possibilità di difendersi; tre quarti vogliono invece dare maggiori mezzi e risorse alla forze dell’ordine.

Qualcuno obietta che si può fare l’una e l’altra cosa, ma le forze dell’ordine sono in effetti deputate e professionalmente addestrate a garantire l’ordine, mentre la gente una volta armata non puoi sapere se agirà per legittima difesa, per vendetta, per sbaglio o per intenzioni criminali. Se favorisci la libera circolazione delle armi, i delinquenti saranno i più favoriti nel procurarsele.

Tuttavia, per quanto possa essere giusto, anche da un punto di vista sindacale, aumentare le risorse a favore delle forze dell’ordine, questo non aumenterà il livello di sicurezza percepita. Inoltre, è impossibile e neppure desiderabile avere un poliziotto davanti ad ogni porta, ogni negozio, su ogni tram, ogni carrozza ferroviaria.

Ignoro se il mondo degli anni ’70 fosse più sicuro di quello odierno. Ricordo che avevamo meno paura. Da bambino non mi allontanavo troppo da casa, però da casa uscivo anche da solo. Se ci mancava qualcosa, zucchero, caffé, limone, venivo mandato dai miei nonni per farmelo dare, attraversavo la strada e facevo un pezzo di isolato per giungere a destinazione, già a sei, sette anni. Non dovevo suonare citofoni, i portoni dei palazzi erano aperti e anche spalancati. Di fianco ad ogni porta c’era una grande R disegnata in bianco, che durante la seconda guerra mondiale segnalava la presenza del rifugio in caso di bombardamenti. Venivo inviato anche a fare delle compere, in genere sigarette o giornali e allora, percorsa la via dove passavano i Tir, raggiungevo la via principale e facevo almeno due isolati, il droghiere, il panettiere, il barbiere, il barista, il tabaccaio, il giornalaio, mi conoscevano, sapevano chi erano i miei genitori, i miei nonni, i miei amici. Io stesso conoscevo il luogo, tutti i nomi delle vie del rione, le sedi delle fabbrichette, delle scuole, delle cliniche, dei docks. Era San Salvario in prossimità delle Molinette e c’era un tessuto sociale sufficiente a non avere troppa paura del mondo.

Diamo più soldi alla polizia, è giusto, sono lavoratori, ma se vogliamo sentirci più sicuri, occorre che diamo più risorse alla socialità sul territorio. Più cinema, più circoli, più negozi, più feste, più centro in ogni periferia.

4 pensieri su “Come affrontare il problema sicurezza”

  1. Massimo, siamo coetanei e sappiamo benissimo che non è affatto vero che l’Italia di oggi sia più insicura di quella in cui siamo cresciuti. i morti ammazzati, i furti, gli atti di violenza erano infinitamente più numerosi di quelli di oggi. c’era il terrorismo, la mafia, la delinquenza comune (molto più efferata di quella di oggi quando si trattava di fare furti e rapine), le macchine aperte per rubare le autoradio o con i mattoni a sorreggerle per rubare le ruote. come vedi faccio esempi diversissimi, ma per farti capire che la sicurezza è un falso problema. o meglio, lo è, sia chiaro, ma mia figlia oggi è molto più sicura di quanto non lo fossi io alla sua età

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  2. Credo anch’io che 30-40 anni fa la sicurezza non fosse superiore, se non per il fatto che ci si conosceva meglio. Oggi, però sembra inferiore la sicurezza percepita, nonostante la diminuzione dei reati. Dato su cui però non tutti sono d’accordo e che pare variare a seconda che si consultino i dati del ministero dell’interno o di quello della giustizia. Circa una decina di anni fa, il Censis pubblicò un’inchiesta nella quale gli intervistati indicavano la criminalità come la prima o la seconda priorità da affrontare. L’inchiesta poi chiedeva loro da quale esperienza diretta ricavassero questa indicazione. La risposta era: da quel che leggiamo sui giornali e vediamo in televisione.

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  3. Non so. Io so solo che mia nonna aveva una merceria e l’appartamento a fianco. 40 anni, e le chiavi lasciate sempre nella serratura dalla parte della strada. Nessuno ci è mai entrato. Ora le case della strada se le sono passate tutte. Secondo me, il dato, in peggio, è cambiato molto più nelle piccole comunità.

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  4. Gabriele, tua nonna ha avuto una botta di culo oppure nella merceria non c’era niente da rubare. io andavo al liceo nel 1980 e se lasciavi la bici fuori da scuola all’uscita non la trovavi più

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