Le alleanze di una sinistra autonoma

fassina sinistra italiana

Negli anni ‘80, il PCI di Natta e Occhetto soffriva il ruolo del PSI di Craxi, un partito del 10% tra due partiti del 30%. Il PSI di Craxi compensava la sua minorità facendo l’ago della bilancia tra i due grandi partiti dell’epoca. Al livello nazionale, il PSI era alleato della DC e la guerra fredda imponeva l’esclusione del PCI dall’area di governo, ma almeno in teoria o in prospettiva, il PSI poteva ventilare un possibile cambio di alleanza, al fine di aumentare il suo potere contrattuale.

A livello locale, la convetio ad excludendum nei confronti dei comunisti non valeva e il PSI poteva essere molto più spregiudicato: alcune giunte le formava con la DC, altre giunte le formava con il PCI e durante una consiliatura poteva passare da un alleato all’altro, continuando sempre ad amministrare il comune. La DC e il PCI reagirono alla spregiudicatezza del PSI alleandosi direttamente tra loro, in molte situazioni. Tuttavia, una giunta DC-PSI o PCI-PSI era ritenuta normale, le giunte DC-PCI erano ritenute anomale e nel linguaggio giornalistico si chiamarono appunto giunte anomale.

Questo quadro politico fece maturare l’idea nel PCI ormai prossimo a sciogliersi, che fosse necessario un sistema elettorale che permettesse ai cittadini di scegliere direttamente il governo della città e che obbligasse i partiti a formare le alleanze prima del voto, in modo da non avere poi le mani libere in consiglio comunale. Un sistema, in apparenza più efficace e razionale, che però implicava un rafforzamento dell’esecutivo e un indebolimento dell’assemblea elettiva.

Nel nuovo sistema bipolare e maggioritario, erano i comunisti di Rifondazione ad avere una dimensione minoritaria, mentre PDS e Forza Italia erano il perno di due coalizioni alternative. Rifondazione aveva la possibilità di allearsi con il PDS oppure di correre da sola. Era impossibile un’alleanza tra Rifondazione e Forza Italia. Un partito collocato all’estremità di un sistema politico non può fare l’ago della bilancia tra le forze principali. Condannati all’irrilevanza, i comunisti rimasero esclusi dal parlamento nel 2008. Il sistema bipolare maggioritario entrò in crisi, prima nel 2011 con la formazione di un governo di larghe intese e poi nel 2013 con l’affermazione elettorale di una terza forza: il M5S di Beppe Grillo.

Come reazione alla conversione berlusconiana del PD di Matteo Renzi, si sta ora formando un nuovo soggetto politico di sinistra, al momento denominato Sinistra italiana, con un proprio gruppo parlamentare. Questo nuovo soggetto rischia di avere lo stesso problema di Rifondazione comunista: essere stretto nella scelta tra l’alleanza sulbalterna al PD o l’isolamento. Però, la presenza di un terza forza permette di rompere questo schema. Così, l’esponente più in vista del nuovo soggetto, Stefano Fassina, ha dichiarato in caso di esclusione dai ballottaggi: «Non precludo la possibilità di sostenere un candidato del M5S se sul piano programmatico è più compatibile con la nostra idea di sviluppo di una città».

Tale affermazione, da parte degli organi di informazione filorenziani, è stata tradotta ed enfatizzata come una scelta di campo a favore di Grillo per la formazione di un fronte comune anti-Renzi, mentre invece con ogni probabilità è solo una dichiarazione di autonomia dal PD, che indica la possibilità di compiere più di una scelta e di non essere costretti ad alleanze naturali in un nuovo fronte anti-Grillo. La mossa è ardua, perché il M5S è una forza populista, antieuro, che spesso e volentieri liscia il pelo alla xenofobia, per tacere della violenza verbale e del sessismo.

Tuttavia, il volto del PD a livello locale può essere quello di Vincenzo De Luca o di candidati cooptati dal centrodestra o dagli apparati dello stato, mentre il M5S da partito ibrido può anche farsi rappresentare da candidati sinistreggianti. Se è vero che Grillo ha spesso mostrato di voler fare concorrenza alla Lega sul piano dell’ostilità agli immigrati, è anche vero che l’iniziativa volta a cancellare il reato di immigrazione clandestina è partita proprio dal M5S e se nel parlamento europeo Grillo si è unito con l’Ukip di Nigel Farage, una notevole componente del movimento voleva formare il gruppo parlamentare con i verdi. Dunque, in teoria, scegliere di volta in volta è possibile.

2 pensieri su “Le alleanze di una sinistra autonoma”

  1. un analisi politica fine,storicamente precisa e razionale, e credo che sia la strada imboccata da SI, il problema maggiore di tale approccio però è nella natura stessa del m5s, una organizzazione che definisce la sua natura nell’altra politica, nel differenziarsi, nel non fare accordi; difficilmente accetterà un alleanza con una forza, pur moralmente accettabile come SI, verrebbe meno lo status quo, il cleavage fondante di quel movimento. Per tanto vedo difficile questo percorso, e le dichiarazioni pur giuste di Fassina, un tentativo necessario di smarcamento politico, ma molto giornalistico e poco praticabile.

    Mi piace

  2. Ti ringrazio. Penso anch’io che un’alleanza con il M5S sia difficile, forse impossibile e al momento neppure aspicabile. Poi, le situazioni evolvono e chi lo sa. Volevo solo provare a fare un po’ di ordine rispetto alle ricostruzioni e interpretazioni giornalistiche sulle dichiarazioni di Fassina.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...