Parigi e il fanatismo islamofobo

musulmani non in mio nome

Il fanatismo non è prerogativa di una religione o di una ideologia. Ogni comunità ha le sue componenti fanatiche. Il fanatismo armato che ha colpito Parigi, ha dato fiato ai nostri fanatici del villaggio: giornalisti e politici che si qualificano per la loro ostilità agli immigrati e all’islam, hanno colto l’occasione per insultare i musulmani senza distinzioni e per rivendicare misure indiscriminate e inapplicabili contro l’immigrazione.

A tal proposito, è stata promossa una petizione per chiedere la radiazione di Maurizio Belpietro dall’ordine dei giornalisti, in quanto direttore di Libero e responsabile di una prima pagina vergognosa e razzista.

Il razzismo islamofobo è ingiusto e pericoloso, ignora che la grande maggioranza dei musulmani è estranea al fanatismo e al terrorismo e la espone al rischio di rimanere vittima di manifestazioni di intolleranza e di discriminazioni, oltre a creare un clima di contrapposizione comunitaria che, come nelle profezie che si autoavverano, può spingere nelle braccia del fanatismo le persone più deboli e vulnerabili alla propaganda. Daesh può solo trarne vantaggio. L’islamofobia va messa al bando sul piano civile come l’antisemitismo.

musulmani né bastardi né terroristi

Musulmani sono 16 milioni di persone nell’Unione europea e 53 milioni in tutta Europa. I musulmani italiani ed europei hanno condannato gli attentati di Parigi. Un documento di condannata è stato scritto dai giovani musulmani d’Italia. A Milano, il coordinamento delle comunità islamiche milanesi è sceso in piazza per protestare contro Daesh e condannare il terrorismo. Musulmani sono i curdi, la principale forza di resistenza armata a Daesh. Musulmani sono la maggioranza delle vittime del terrorismo islamista. Musulmani sono molti rifiugiati che fuggono da Daesh. Musulmana è la donna disperatamente aggrappata al davanzale della finestra del ristorante Le partite Cambodge. Musulmano è il cameriere che ha salvato la vita di due donne ferite.

Musulmana è la giovane donna che oggi, in un noto programma televisivo, cercava di dire che Daesh strumentalizza l’islam, ma i suoi adepti ignorano il Corano, che la guerra di Daesh è politica e non religiosa, mentre veniva insultata e aggredita verbalmente da Vittorio Sgarbi, il quale le rinfacciava il modo in cui le donne vengono trattate nel suo mondo, con l’involontario effetto comico del suo modello d’esempio.

corano 5-32

L’argomento di Sgarbi è che non si può dire che Daesh è politica, ma non religione, perché nel mondo islamico non esiste la distinzione tra politica e religione. Una affermazione in parte vera, in parte omissiva. Penso che Daesh faccia parte dell’album di famiglia musulmano e che ogni album di famiglia abbia le sue pagine obbrobriose. Anni fa, Rossana Rossanda ammise le BR come parte dell’album di famiglia comunista. Anche i liberali, i cattolici farebbero bene a riconoscere le loro pagine. Il punto è non ridurre l’album a quelle pagine.

Concepita da un occidentale, specie un italiano, la distinzione tra politica e religione è la distinzione tra stato e chiesa e il venir meno di tale distinzione è un cattivo connubio tra stato e chiesa. Qualcuno denuncia come tale il concordato, le ingerenze vaticane, etc. Nel mondo arabo, esistono gli stati, spesso come prodotti di rapporti coloniali, che possono contare poco sulle istituzioni di una solida società civile, e sono dunque spinti ad utilizzare la religione per legittimarsi e per cercare di inquadrare le masse, così come i movimenti di opposizione, mentre d’altro canto l’islam non è una chiesa gerarchica, non ha un clero, ha una forma politicentrica. Se qualcuno commette errori od orrori in nome dell’islam, non c’è un papa islamico che può scomunicarlo; ci sono tanti iman che possono dargli torto e qualcuno che può invece dargli ragione. L’islam ha una teologia più libera e con ciò molto più strumentalizzabile. Tanto dai fanatici islamisti, quanto dai fanatici islamofobi.

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