Parigi e la spirale di guerra

Virginia Woolf

Dopo i criminali attentati di Parigi, l’opinione pubblica vuole reagire. Questa volontà di reazione si divide in due: la destra xenofoba vuole sparare nel mucchio, contro musulmani ed immigrati e poi accodarsi alla Russia di Putin per distruggere lo stato islamico; la sinistra democratica vuole invece prendere bene la mira, colpire solo Daesh, ben distinto dal mondo musulmano e dall’immigrazione; vuole formare una coalizione internazionale, comprendere la Russia, l’Iran, i paesi arabi, recuperare Assad, e distruggere militarmente lo stato territoriale di Daesh.

Xenofobi e islamofobi puntano ad affermare se stessi su basi identitarie (noi cristiani contro loro musulmani), con l’elevato rischio di spalancare le porte ad una ingestibile guerra di inciviltà. I democratici puntano ad eliminare una entità territoriale terroristica, senza avere le idee chiare su come stabilizzare i paesi sconvolti dalle guerre: Afghanistan, Iraq, Siria, Libia e come poi fronteggiare il terrorismo tornato ad essere una sfuggente nebulosa senza stato. Siamo al già fatto, con l’idea di farlo meglio, ma sempre vaghi sulla conclusione e gestione successiva.

D’altra parte, l’Occidente democratico, per giustificare la sua presenza e un ruolo arbitrale in Medio Oriente, ha sempre avuto bisogno di un po’ di instabilità, ma da circa un ventennio non è più capace di calibrarla. Favorire una autentica stabilità dell’area, significa lavorare per fare del Medio Oriente una realtà di stati sovrani, indipendenti, e democratici, stati che poi vorranno avere il controllo delle loro risorse, non regimi corrotti, autoritari e clienti. Mentre ora l’opzione strategica sembra tornare ad essere quella di dire che Assad è meglio dei fondamentalisti, dopo aver spalleggiato i fondamentalisti contro Assad. Se l’Occidente continua a promettere Assad ai siriani, le monarchie del golfo agli altri popoli arabi e a lasciare irrisolta la questione palestinese, è molto difficile possa in prospettiva tutelare se stesso dal terrorismo che, distrutta una forma, se ne darà un’altra, o persino si moltiplicherà, come già è successo con l’aggiunta di Daesh ad Al Qaeda. Anche perché le stesse monarchie saudite finanziano e sostengono il terrorismo e un paese Nato come la Turchia di Erdogan, preferisce dare la precedenza alla lotta contro i curdi, principale forza di resistenza a Daesh, anziché al terrorismo.

L’indeterminatezza della visione democratica, lascia spazio alla determinatezza della pessima visione islamofoba. Le due visioni hanno convissuto negli ultimi quindici anni, nelle guerre occidentali in Medio Oriente, prima guidate da Bush, poi da Obama, con risultati disastrosi. Oggi il terrorismo è più forte e pericoloso. Fa rabbia ai neoconservatori, ma le parole di Gino Strada sono ormai quasi una banalità: le nostre scelte di guerra ci presentano il conto. L’unico modo di far finire la violenza è smettere di usarla. In effetti, la spirale guerra-terrorismo determina una reciproca legittimazione.

Emergency a Parigi

Siamo scioccati dal massacro di Parigi.Ancora una volta colpire la popolazione civile è un gesto disumano e…

Posted by EMERGENCY on Sabato 14 novembre 2015

La Francia dopo le stragi subite a Parigi si sente in diritto di reagire, di fare la guerra, ha persino definito gli attentati rivendicati da Daesh come atto di guerra. Non di terrorismo, di guerra. Con questa formula sembra possa attivare l’articolo 5 della Nato, che obbliga i paesi alleati a intervenire in difesa del paese attaccato. Sul piano della comunicazione pubblica rinforza la legittimità della campagna di bombardamenti, che però era già in atto da settembre. La Francia ha già reagito in queste ore e continuerà a farlo con gli altri stati della coalizione. I sostenitori della risposta militare dicono che dopo Parigi non possiamo più negare di essere in guerra.

Tuttavia, se siamo in guerra, se abbiamo il diritto di fare la guerra, anche la nostra controparte è in guerra e ne ha diritto. Per la stessa logica, anche Daesh può reagire ai bombardamenti e giustificare, come ha fatto, le stragi di Parigi come risposta ai bombardamenti francesi. Ogni colpo legittima la risposta. Israeliani e palestinesi vanno avanti così da circa un secolo. Possiamo pensare di globalizzare questa eterna spirale?

One thought on “Parigi e la spirale di guerra”

  1. In effetti le parole di Strada sono banali. Non si capisce altrimenti, quale operazione bellica abbia portato i continui attacchi in Kenya e Nigeria da parte di Boko Haram, o nelle Filippine, giusto per fare 2 esempi.

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