emergency

Emergency è una associazione umanitaria italiana divenuta ong e partner ufficiale dell’ONU, che offre cure mediche chirurgiche gratuite di alta qualità alle vittime di guerra, delle mine anti-uomo e della povertà; gestisce strutture sanitarie in Afghanistan, Iraq, Repubblica Centroafricana, Sierra Leone, Sudan, Libia, e Italia ed ha portato a termine programmi in Ruanda, in Eritrea, a Jenin in Palestina, a Medea in Algeria, in Kosovo, in Angola, in Nicaragua, in Sri Lanka e in Cambogia. L’associazione promuove inoltre campagne di sensibilizzazione sui valori della pace, della solidarietà e dei diritti umani.

Emergency è stata talvolta criticata per una mancanza di neutralità in politica estera: nel 2010, in modo molto corretto da Sergio Romano; in questi giorni, in modo molto scorretto dal Giornale, che ha accusato Emergency di strumentalizzare la morte della sua volontaria Valeria Soresin, e dal giornalista dell’Unità Fabrizio Rondolino, che ha postato un tweet violento e offensivo contro Emergency, un rilancio molesto contro i talebani di Cecilia Strada, provocando una ondata di indignazione sui social-network e su qualche giornale. Incalzato dalle contestazioni, Rondolino ha poi spiegato le ragioni del suo tweet in un articolo pubblicato, non dall’Unità, ma dal suo blog (in disuso da quando scrive sull’Unità) e sull’Intraprendente, pubblicazione di destra diretta da Giovanni Sallusti, nipote di Alessandro, direttore del Giornale.

tweet rondolino emergency

Il titolo dell’articolo è: Emergency, il terrorismo, l’Occidente. Per dire in sostanza che esiste una contrapposizione tra terrorismo e Occidente, rispetto alla quale Emergency sta con il terrorismo. Perché, dopo gli attentati di Parigi, Gino Strada ha dichiarato che le nostre scelte di guerra ci stanno presentando il conto di anni di violenza e distruzione. Rondolino ne deduce che gli attentati di Parigi per Strada sono legittimi; quindi procede nella rassegna delle colpe di Emergency: fa dichiarazioni e comunicati politici contro la politica estera dei governi occidentali, che nulla hanno a che fare con lo statuto di una ong umanitaria, neutrale e indipendente; opera in territori controllati dal nemico per andarsi a cercare i terroristi da curare invece di aspettare che vengano a bussare alla sua porta; il suo fondatore, Gino Strada, in gioventù era militante di un gruppo leninista. Conclusione: Emergency odia l’Occidente, come tanta parte della sinistra terzomondista che soffre di sensi di colpa, comprende i terroristi e colpevolizza i governi occidentali; a differenza della comunità islamica, è il vero nemico interno dell’Occidente, perciò va isolata e boicottata. Infine, un tale odio anti-occidentale può esistere, perché in Occidente vige la libertà di espressione, ma lui intende combatterlo aspramente.

Il manicheismo dell’articolo è facile da capire, ma impossibile da condividere anche solo in parte. Da molti anni, anche da prima dell’11 settembre, esiste un intreccio di conflitti interni al Medio Oriente; conflitti disimmetrici tra coalizioni di stati occidentali guidati dagli Usa e sfuggenti entità terroriste di matrice islamista, da Al Qaeda a Daesh; giochi confusi di alleanze e cambi di alleanza in funzione del nemico del momento (l’Urss in Afghanistan, l’Iran di Khomeini, la Libia di Gheddafi, l’Iraq di Saddam, la Siria di Assad). Ogni colpo inferto in questo conflitto è al tempo stesso un attacco e una rappresaglia. Chi assume la logica di guerra, le sue premesse, considera le rappresaglie legittime. Chi la rifiuta, invece no. Le premesse del guerriero non possono misurare le conclusioni del pacifista. Lo stesso presidente Francoise Hollande ha dichiarato che la Francia è stata punita per il suo impegno contro il terrorismo. Dunque, anche per lui gli attentati di Parigi sono stati una reazione. L’impegno francese e degli altri stati può essere giudicato sul piano dell’efficacia. Tony Blair ha ammesso che Daesh è anche l’effetto delle guerre da lui promosse con Bush contro l’Afghanistan e l’Iraq. Dunque, lo si può dire con toni più o meno amichevoli, la sostanza non cambia: la guerra contro il terrorismo ha prodotto più terrorismo. Ne consegue la difficoltà di affidarsi ancora alla guerra per sconfiggere il terrorismo.

emergency libia

Un’associazione umanitaria può scegliere di limitarsi alle sue competenze e ignorare la politica oppure può fare anche politica. Se io fossi un medico che ogni giorno cura feriti, assiste alla sofferenza, alla morte, rischia la pelle, vive il rischio dei suoi colleghi, si accorge che le armi che feriscono e uccidono sono prodotte dal suo stesso paese e dai suoi alleati, ebbene, non mi accontenterei di fare il medico, vorrei anche fare qualcosa per prevenire e contrastare la situazione nella quale mi trovo ad operare. Si possono condividere o meno gli orientamenti di Gino Strada, ed io li condivido abbastanza, ma in ogni caso apprezzo lo spirito con cui fa politica. Molto più stimabile il suo del nostro esercitato per diletto o per professione picchiettando su una tastiera, senza rischio né pericolo, senza un autentica messa in gioco di sé. La neutralità di una ong come Emergency, non la misuro sulla politica, ma sulla pratica medica, per cui se si presenta ferito un miliziano talebano o un soldato americano, mi aspetto che entrambi siano curati al meglio. Proprio questa missione medica rende necessario cercare di operare anche nei territori controllati dal nemico.

Emergency è una presenza occidentale nell’oriente nel sud del mondo. Gli occidentali nel resto del mondo ci sono da tempo in quanto capi politici, militari, imprenditori, commercianti, missionari e umanitari. Gli occidentali spesso hanno deciso i confini e gli assetti di altri paesi del mondo, per esempio inglesi e francesi in Siria, Iraq, Libano, Palestina, dopo la prima guerra mondiale, determinando situazioni che in parte producono effetti ancora oggi. È normale, persino sano, che il nostro passato coloniale e imperiale, ci dia qualche senso di colpa. La mancanza del senso di colpa appartiene al profilo dei narcisisti. Che il senso di colpa si traduca in odio di sé e del proprio mondo, è la trasposizione di un concetto relativo ai gruppi dei dominati, e non può riguardare i dominanti. I dominanti non hanno motivo di odiare se stessi, perché non hanno bisogno di farsi accettare dagli altri. Così, noi occidentali, noi bianchi, noi maschi non corriamo il rischio di odiarci.

accordo-Sykes-Picot-Anlasmasi-1916

Un’altra cosa possiamo fare, come ritengo abbiano fatto i migliori eretici e dissidenti della propria religione, ideologia, chiesa, partito, stato: dare la precedenza alla responsabilità che gli compete. Quella della propria parte. I dissidenti sovietici si occupavano della responsabilità dell’Urss sul piano dei diritti umani e civili, forse anche della politica di potenza, senza che gli importasse se gli americani, che puntavano i missili contro di loro, facevano meglio o peggio in America Latina o nel sud est asiatico. Per questo erano accusati di antisovietismo. Bollati come nemici degli interessi del proprio paese. In realtà, avevano soltanto una idea diversa su quali fossero gli effettivi interessi del loro paese, ed erano patriottici almeno quanto i loro governanti, forse di più e con maggior lungimiranza. Una versione somigliante all’autoritarismo sovietico contro i dissidenti, si ha negli Usa negli anni del maccartismo anticomunista.

L’accusa di anti-occidentalismo è un ferrovecchio della guerra fredda, un residuo del passato che ogni tanto ritorna, che dà forma ad un conformismo autoritario, ispirato ad uno stato, ad un blocco di stati, ad una religione, ad una ideologia, si afferma nella contrapposizione identitaria ad un nemico esterno demonizzato in modo estremo e squalifica le opposizioni come nemici interni, collusi con quel terribile nemico. È vero che nei paesi occidentali vi è libertà di parola e azione, ma nonostante e non grazie ai manicheismi bellici. Il riconoscimento della libertà e del pluralismo può essere un orpello formale, una retorica vuota, in assenza di una pratica di rispetto e di riconoscimento. Se ti metto all’indice e dichiaro comunque di riconoscerti libertà di parola sono ipocrita oppure ho le idee confuse.

Quello che fa difetto nel tweet contro Emergency, come nell’articolo che lo spiega, non è la polemica, l’asprezza o la provocazione. È la pretesa di delegittimazione. Magari velleitaria, ma ugualmente tossica.