Il dio vendicatore e il dio misericordioso

Musulmani contro il terrorismo

L’islam è una religione di pace; il terrorismo è nemico dell’islam; il terrorismo non ha religione. Sono alcuni slogan delle manifestazioni musulmane di ieri, a Roma e a Milano. Sono affermazioni di lotta politica, perché quei musulmani vogliono sottrarsi alla presunzione di colpevolezza implicita nelle richieste di dissociazione e vogliono delegittimare l’islamismo politico violento. Così, nell’immediato, ha poco senso contestare quelle affermazioni sul piano teorico e analitico o soltanto ideologico.

La contestazione arriva da parte di chi vede nel terrorismo l’occasione per affermare le sue convinzioni nello schema di vecchie contrapposizioni e poter dire che: l’occidente è meglio dell’oriente; il cristianesimo meglio dell’islam; l’ateismo meglio della religione. Quindi, gli va bene, ha valore confermativo, che la violenza sia il vero islam.

La contestazione arriva anche da persone più concilianti, che vedono nella religione in generale e nell’islam in particolare, una espressione di arretratezza e un ostacolo alla modernizzazione. Queste persone vogliono evitare che l’Occidente sia caricato di responsabilità eccessive per la situazione dei paesi mediorientali o per la situazione sociale degli immigrati di seconda e terza generazione nelle periferie delle grandi città europee e vogliono incentivare le società e comunità musulmane ad autoriformarsi.

Musulmani contro il terrorismo 1

Tuttavia, nel secolo scorso, dopo la sconfitta ottomana e il colonialismo, nei paesi a maggioranza musulmana, stati, gruppi politici, guerriglie e terroristi hanno puntato su moderne ideologie occidentali per realizzare i loro progetti politici di riscossa: il laicismo, il nazionalismo, il socialismo. Quei progetti sono falliti e di conseguenza regimi, partiti e terroristi hanno riscoperto l’islam come strumento di legittimazione e di mobilitazione.

Gli stessi occidentali in più occasioni, anche molto recenti in Libia e in Siria, hanno scelto di appoggiare i fondamentalisti contro i nazionalisti laici. Certo, la rinascita dei fondamentalisti dice che nell’islam ci sono risorse adeguate per loro. Come d’altra parte ce ne sono per le principali forze che a loro si oppongono.

Secondo Eugenio Scalfari, Maometto nell’islam è una figura equivalente a San Paolo nel cristianesimo. Anche Maometto indicava come capostipite del suo popolo Abramo. Nella genesi, la fede di Abramo viene messa alla prova da dio, con l’ordine di sacrificare il figlio Isacco. Senza esitare, Abramo porta il figlio sul monte Moriah e si accinge a tagliargli la gola con un coltello, ma l’angelo del Signore scende dal cielo e lo ferma per tempo. Nella religione vi è dunque il dio vendicatore e il dio misericordioso e sta agli uomini scegliere a quale ispirarsi, sta a noi scegliere quale dio vogliamo favorire nella religione dell’altro.

abramo isacco

Così, impegnarsi per affermare che il vero dio delle religioni monoteiste, il vero dio dell’islam sia quello che vuole il sacrificio umano, non è una buona politica. Aggiungo che le ideologie laiche, presentano alternative simili, anche negli ideali che non assumono rigide forme idelogiche. È possibile agire in nome della libertà e della democrazia, volerle esportare, destabilizzare e devastare stati mossi da questa missione e alla fine mostrare il volto di Guantanamo e di Abu Ghraib. Si dirà: ma questa non è la vera democrazia.

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