Dalla parte dei vecchi

Bassolino-Berlinguer Irpinia 1980

Mentre osservo la vicenda del PD di Napoli, del ritorno di Antonio Bassolino, del tentativo di escluderlo dalle primarie con una norma contra-personam, mi accorgo di tifare per i vecchi.

A meno che non si mostrino particolarmente antipatici e arroganti, pure con qualche procedimento in corso, come nel caso di Vincenzo De Luca. Ma De Luca si è contrapposto, anche in modo volgare e sessista, a Rosy Bindi, mentre mi sentivo del tutto neutrale rispetto alla possibile competizione tra lui e il giovane Gennaro Migliore.

A Napoli invece tifo Bassolino. Dico così d’istinto, senza aver fatto una adeguata valutazione del suo programma e del suo profilo di candidato o un bilancio delle sue passate amministrazioni. Mi è solo più simpatico. Me lo ricordo da giovane, un po’ ambientalista, un po’ operaista, un po’ ingraiano, scrisse un documento per il PCI, un piano per il lavoro, che andò a presentare in varie città. Venne anche alla Camera del lavoro di Torino, mi fece una buona impressione. Era giovane, ma aveva una postura molto matura.

Qualche renziano osserva che, per quelli di sinistra, chiunque si ritrovi in conflitto con Renzi, va bene. Prima Marino, adesso Bassolino. Può essere, ma uno dei motivi per cui Renzi lo sento distante, a parte la sua cultura politica centrista, è proprio il fatto che io tifo per i vecchi. E Renzi, con la sua rottamazione, è un parricida.

Sarà un riflesso del mio invecchiamento, che mi porta a identificarmi con chi ha i capelli grigi, ma non credo tanto, perché pure da giovane tifavo per i vecchi: preferivo Natta a Occhetto, Occhetto a D’Alema e Veltroni e così via. Mi succede pure se dò uno sguardo agli altri partiti. Mi è un po’ dispiaciuto vedere Umberto Bossi sconfitto da Matteo Salvini e Silvio Berlusconi sfidato da Raffaele Fitto. Mi ha fatto un grande piacere la vittoria di Jeremy Courbyn, grande vecchio di sinistra del Labour.

E’ possibile, secondo la psicologia adleriana, che abbia una posizione conservatrice, come fossi il fratello maggiore che teme di essere scavalcato dal fratello minore. Ad ogni modo, ho sempre dato importanza alla gerarchia dell’anzianità. Più ancora del padre, per me conta il nonno.

Ho come l’idea di trovarmi in un ciclo involutivo, discendente, recessivo. La storia conoscerà ancora progressi, ma ora sembra entriamo in una fase declinante nella quale ogni successore è uguale al predecessore, però con qualcosa in meno: meno esperienza, meno cultura, minor autenticità. Trovo che spesso gli anziani abbiano questo pregio: siano più disinvolti, meno artefatti e costruiti, forse sono più esperti e sanno recitare meglio, oppure hanno meno bisogno di recitare. Dei vecchi mi piacciono molto le loro immagini giovanili nelle foto in bianco e nero o meglio ancora in color seppia.

Penso infine che i vecchi siano ormai vicino alla morte e che sia una gran cattiveria volerli far morire prima del tempo. Se hanno davvero perso consenso, allora li si può battere sul campo, ma se di consenso ancora ne hanno, se sono ancora forti, allora è una bella porcata volerli far fuori con espediente burocratico e discriminatorio. Che competano tutti alla pari e vinca il migliore. Anche se il migliore è un vecchio.

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