Sinistra italiana impossibile

Civati-Fassina

Un articolo di Roberto Della Seta e Francesco Ferrante lamenta la scarsa attenzione mediatica dedicata al battesimo di Possibile, il movimento politico di Pippo Civati, in confronto alla grande attenzione ottenuta dalla presentazione di Sinistra italiana, formata dall’unione parlamentare di SEL con alcuni fuoriusciti dal PD; poi spiega il divario di attenzione con il fatto che i giornalisti sono vecchi e capiscono meglio il vecchio. Sinistra italiana era la sinistra che c’era prima di Renzi, Possibile è la sinistra giovane e nuova.

Forse Della Seta e Ferrante hanno ragione. A prima vista, Pippo Civati sembra più giovane e moderno di Stefano Fassina. I due sono stati anni insieme nel PD, prima con Bersani, poi con Renzi. Fuori dal PD si dividono in due partiti. Non sono una cima, ma seguo la politica da quando avevo quindici anni, leggo i giornali, osservo le notizie su Internet, cerco di tenermi aggiornato, ma non so quasi nulla della divisione a sinistra tra gli ex PD. Per quanto sia colpevole la mia distrazione, è probabile che le ragioni della divisione non siano chiare ed evidenti e riguardino questioni quali la scelta delle alleanze, dei candidati, di procedimenti dall’alto o dal basso per la costituzione del nuovo soggetto politico, dunque questioni non fondamentali come lo sono il collocarsi rispetto ad una guerra, al liberismo, ai diritti del lavoro, alla pubblica istruzione.

Non metto in dubbio la freschezza di Possibile, ma non capisco che male ci sia nella sinistra che c’era prima, tanto da non poterci nemmeno convivere. Se c’era prima, c’è anche adesso, rappresenta un pezzo di società. Possibile ha promosso da sola dei referendum contro le riforme renziane e non è riuscita a raccogliere le firme; ci sarebbe invece riuscita con l’accordo con le altre sinistre. È riuscita a far parlare di sé, ma il suo obiettivo è fallito. Questo comportamento più che nuovo, sembra acerbo.

Quale che sia la giusta idea di sinistra, per poterla affermare occorre avere credibilità. La frammentazione della sinistra in una parte che prosegue la lotta interna al PD; un’altra che costituisce i suoi gruppi parlamentari; un’altra che vuole distinguersi dalle sinistre che c’erano prima; e varie altre che continuano a richiamarsi al comunismo, è una condizione che toglie credibilità ad ogni frammento e fa rifluire il potenziale elettorato di sinistra nell’astensione o nel voto di protesta al M5S. A Roma, questa sinistra parte già divisa con due candidature: Riccardo Magi e Stefano Fassina.

Aung San Suu Kyi - Laura Boldrini

Si fa la conta dei giovani, dei vecchi e si trascurano altre differenze importanti. Se osserviamo le foto di gruppo di questi eventi, la prevalenza maschile è sempre abbastanza netta. La sinistra, anche solo nella sua retorica, è fissata con i giovani, ma quasi ignora le donne.

Possibile, per quanto giovane, nuova e moderna, è guidata da un uomo come tutti gli altri movimenti politici. Forse nei fallimenti della sinistra c’è anche il fallimento di una visione maschile, che ha bisogno del leader per darsi una direzione e una unità, ma non riesce più a trovarlo, perché nessun dirigente emerge sugli altri per autorevolezza e riconoscimento. Questo produce tanti leader e tanti partitini.

Il protagonismo maschile e la competizione per il potere tra maschi, questi si, facevano parte della sinistra che c’èra prima e ne fanno parte tuttora. Civati, Fassina, Fratoianni, Ferrero, potrebbero rimanere in campo, un po’ più di lato e fare spazio ad una leader. Una leadership femminile non si improvvisa, spesso però i leader evitano di guardarsi intorno e di vedere quello che già c’è. Nella sinistra italiana una leader in effetti c’è, è Laura Boldrini. Può sembrare più disponibile alla mediazione che al conflitto, ma la politica ha bisogno anche di mediazione, non può essere solo la continua messa in scena di rotture e contrapposizioni. Quello che conta è che la terza carica dello stato ha le idee e le sensibilità giuste sui temi più importanti della nostra epoca.

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