Stefano Esposito non è Erri De Luca

Stefano Esposito - Erri De Luca

Il senatore PD Stefano Esposito è stato condannato per diffamazione in una causa che lo opponeva ad alcuni esponenti NoTav accusati dal senatore di avere impartito direttive ai manifestanti in occasione dei disordini e degli scontri con la polizia al cantiere di Chiomonte della Tav Torino-Lione, l’8 dicembre 2011.

Secondo il blog dei notav, Esposito prevedeva una sentenza di assoluzione uguale a quella di Erri De Luca. Lo stesso Esposito rimarca ora la differenza: in difesa di De Luca si sono schierati politici, giornali, intellettuali. Per lui invece nessuno. Quindi, annuncia l’apertura dell’hastagorgogliosamente non sono Erri De Luca”. In effetti, l’accostamento tra le due personalità è difficile.

Soprattutto sono molto diversi i due capi di imputazione. Quello di Erri De Luca era un caso di libertà di espressione, che secondo l’accusa poteva essere istigazione a commettere un reato. De Luca disse che era legittimo da parte del movimento notav compiere atti di sabotaggio per impedire la realizzazione dell’opera.

Se si valuta che un opera è inutile e dannosa, una dilapidazione di risorse economiche e di risorse ambientali ai danni dei cittadini, le popolazioni interessate hanno il diritto di difendersi dall’esecuzione dell’opera, anche con il ricorso al sabotaggio. Un’affermazione discutibile, ma un’affermazione di principio, al limite della legalità, come lo sono spesso le affermazioni dei teorici della disobbedienza civile. Il sabotaggio, se non è associato a violenza contro le persone, può essere ritenuto una forma di resistenza non violenta.

Il principio della disobbedienza civile, proclamato o praticato, non esclude, anzi implica, che i disobbedienti si assumano la propria responsabilità davanti alla legge, ma di norma, nei tempi più recenti, negli stati democratici si tende all’assoluzione dei disobbedienti, al riconoscimento dei loro principi.

Le affermazioni imputate al senatore Esposito sono invece soltanto delle accuse senza prove mosse contro presunti capi notav, indicati quali mandanti di disordini e violenze. Attribuire reati ad altre persone, senza validi argomenti a sostegno, solo sulla base di induzioni, non è libertà di espressione, non è affermazioni di principi, è solo diffamazione, forse anche calunnia.

Altri termini di paragone sono possibili. Affermare che i notav sono violenti, o responsabili e mandanti di violenza, perché ogni tanto durante le manifestazioni notav si verificano atti di violenza, è come affermare che i sostenitori delle grandi opere sono dei corrotti o dei mafiosi, perché ogni tanto nelle procedure di appalto o di esecuzione si verificano dei casi di corruzione o di infiltrazione mafiosa. In entrambi i casi, non c’entrano nulla i principi e la libertà, c’entra se le accuse sono corroborate oppure no da prove o gravi indizi.

Un pensiero riguardo “Stefano Esposito non è Erri De Luca”

  1. vabbè, lungi da me difendere Esposito, ma è una sentenza a dir poco scandalosa. che paese di merda, che dà diritto di parola, di dire qualunque cosa, di essere persino ricco e famoso a uno che negli anni 70 avrà spaccato tante di quelle teste che metà basta e poi condanna un parlamentare della repubblica che ha detto una cosa ovvia per chi – come me e te – quella gente dei centri sociali la conosce bene. si sente proprio come manchi il PCI in questo paese, visto che oggi i fautori della violenza hanno una agibilità politica incredibile

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