L’autodeterminazione dei principi di civiltà

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Se mi pronuncio per l’abolizione della prostituzione, mi viene obiettato questo argomento: vi sono donne le quali svolgono questa attività per libera scelta; se tu vuoi essere dalla parte delle donne, non puoi prescindere dalla loro soggettività. In effetti, dopo cinquemila anni di patriarcato e di negazione della soggettività femminile, oggi è questione delicata contraddire la volontà dichiarata di una donna, anche pensando che si farebbe lo stesso con un uomo.

La prima risposta che mi viene in mente è che solo una minoranza di prostitute rivendica la propria scelta e magari decide di chiamarsi sex worker, ma la grande maggioranza è costretta dalla violenza o dal bisogno economico e desidera in realtà uscire dalla prostituzione, ma non ha voce per farsi sentire. Ascoltare la soggettività delle prostitute dovrebbe voler dire cercare di ascoltare soprattutto quelle prostitute.

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Una seconda risposta la trovo nel mio sentimento intuitivo. A me non piacerebbe essere ridotto ad un oggetto sessuale, nè mi piacerebbe che questo accadesse alle persone che mi sono care, e dato che per alcune cose fondamentali tutti gli esseri umani sono uguali – a nessuno piace farsi del male, a meno che non sia masochista e allora va aiutato – ritengo che questo non piaccia a nessuno; vedo un principio di classismo o di razzismo nell’idea che quello che non potrei sopportare io, lo possono invece ben sopportare le donne più povere del proletariato o le nigeriane e le romene, le quali anzi hanno tutti i motivi per accontentarsi, perché la totale disoccupazione o il rifiuto di essere accolte come migranti sarebbero peggio.

Tutto questo potrebbe bastarmi, se non fosse che elude la questione di principio: se una donna vuole prostituirsi, perché no? Dunque, sposto il discorso sugli uomini, che sono poi il problema originario poiché la prostituzione esiste perché esiste la domanda maschile. E arrivo a pensare che, va bene, una donna può vendersi, ma un uomo non può comprarla. Sono convinto che questa impostazione sia corretta, ma quella donna che vuole vendersi non sarebbe d’accordo con me, perché le tolgo i clienti, anche se a lei non faccio nulla per limitarla, anzi le dico che può esporsi e proporsi ovunque. La questione di principio mi ritorna di nuovo: se una donna vuole, perché no?

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La risposta, secondo me, non può che essere un postulato. Il corpo non è mio, il corpo sono io, i corpi sono le persone, e le persone non possono essere ridotte a merci e a beni di consumo. Una persona può lavorare e trasformare la materia in un’attività più creativa o più esecutiva, ma non può essere essa stessa materia da lavorare e trasformare. Se l’industria e il mercato procedono nel senso di mercificare e usare le persone, all’industria e al mercato va posto un limite, a tutela del bene di tutti, anche se alcuni si dichiarano disposti a farsi mercificare e usare.

Ragioniamo così anche su altre questioni. Per esempio, siamo contro la pena di morte. Nell’esserlo, non pensiamo di parlare a nome dei condannati a morte o dei detenuti, né li abbiamo mai consultati, né abbiamo mai tenuto conto della loro soggettività. Desideriamo vivere e diamo per scontato che ogni essere umano lo desideri, anche se possiamo facilmente ipotizzare che alcuni condannati a morte o detenuti preferiscano il patibolo al carcere, tanto è vero che alcuni in carcere scelgono di suicidarsi. Il punto per noi, non è quello che vogliono i condannati a morte o i detenuti, il punto è che lo stato nell’esercizio del monopolio della violenza deve avere un limite: non può decidere della vita o della morte di un suo cittadino quando questo è messo nella condizione di non nuocere, altrimenti la vita di tutti è esposta al potere violento dello stato. Perciò, se un condannato o un detenuto mi dice io preferisco morire, questo non influenza la mia posizione sulla pena di morte. Lo stesso dicasi per la tortura.

negro di casa 4Allo stesso modo siamo contro la schiavitù. Nell’esserlo, non pensiamo di parlare a nome degli schiavi, né mai li abbiamo consultati, né abbiamo tenuto conto della loro soggettività. Desideriamo essere liberi e immaginiamo che questo sia il desiderio di ogni essere umano, anche se vi possono essere persone o vi possono essere state, come i negri di casa, che preferivano quella condizione priva di libertà, ma di relativo privilegio rispetto agli altri schiavi, invece che quella di liberi lavoratori salariati. Così come vi erano altri che volevano tentare la scommessa della servitù debitoria per poter emigrare. Il punto per noi, non è cosa vogliono o volevano gli schiavi, il punto è che la proprietà privata deve avere un limite: non può possedere esseri umani, a tutela della libertà di tutti.

L’abolizione della pena di morte, della tortura, della schiavitù e della prostituzione, non è espressione di una soggettività, è una questione di principio, che pone un limite invalicabile al potere dello stato, della proprietà e del mercato, a tutela di tutti, anche se qualcuno questa tutela non la vuole. È l’autodeterminazione dei principi di civiltà.

5 pensieri su “L’autodeterminazione dei principi di civiltà”

  1. io sarei pure d’accordo con ciò che hai scritto, il punto è che ci vuole abolire la prostituzione spesso mette sullo stesso piano la condizione di prostituta con quella di attrice porno e persino di spogliarellista (gli attori porno e gli spogliarellisti non ricevono la stessa attenzione, nessuno se ne preoccupa così tanto come avviene per le colleghe)..entrambe da abolire mentre invece sono cose molto diverse checchè se ne dica

    (se riesci a rispondermi senza fare insinuazioni sulle mie abitudini private e su quello che mi eccita, te ne sarei grato)

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  2. Parliamo della schiavitù. Abbiamo stabilito che nessuno può schiavizzare un’altra persona,ma abbiamo anche stabilito che una persona possa fare da badante 24/24h se lo desidera e lo ritiene ben pagato. Quindi la regolamentazione è la strada giusta. Almeno secondo me. Non riusciranno mai a vietare qualcosa che si vuole, come succede con la Cannabis, hai voglia ad inasprire le pene, la gente fuma lo stesso. E’ difficile persino stabilire cos’è la prostituzione. Stare con un uomo 30 anni più grande,magari ricchissimo, senza nessun legame riconosciuto, non è forse prostituzione, qualora si riescisse a dimostrare che non stanno insieme per amore?

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  3. la differenza è che la tizia e il vecchio riccone si sono scelti reciprocamente (anche se non per amore), mentre le prostitute che possono scegliersi il cliente sono poche

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  4. Saranno poche, ma ci sono. Non possono essere ignorate. Infatti, prendendo il paragone della pena di morte, siamo contrari, ma non lo siamo in caso di eutanasia. Il proprio parere sul proprio corpo, è un qualcosa che non può essere regolarizzato o vietato. Non funzionerebbe mai

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  5. Abolire anche la pornografia, etc.? In linea di principio, nel rapporto tra sesso e denaro sono per far fuori il denaro. Quello che rimane, se è consensuale e desiderato, va bene. Se non mi piace, lo contrasto sul piano culturale.

    Se si pensa che la schiavitù stia al lavoro come la prostituzione al matrimonio, per cui si immagina il lavoro come una regolamentazione della schiavitù, si ha già la regolamentazione della prostituzione: è il matrimonio. Bisogna solo chiedere alla moglie cosa ne pensa.

    Invece la prostituzione non può equivalere alla cannabis, perché la prostituzione è un rapporto di mediazione (molto sbilanciato) come lo spaccio, la cannabis è una sostanza. Quello che è irrinunciabile è la sostanza. Quindi, il sesso. O il denaro. Le persone vorranno sempre fare sesso. O guadagnare denaro. I rapporti di mediazione invece sono modificabili e superabili.

    La badante può essere convivente, ma non può lavorare 24 ore su 24. Può lavorare al massimo 10 ore al giorno non consecutive. E tra una giornata di lavoro e l’altra devono passare almeno 11 ore consecutive. Questo, se si crede alle regolamentazioni. Gli ispettori del lavoro non sono conviventi e neanche ospiti saltuari.

    Sull’eutanasia siamo divisi, in Italia una legge sull’eutanasia ancora non c’è. Ad ogni modo, la si propone per i malati terminali o in stato vegetativo. Esiste in Svizzera il suicidio assistito per le persone che stanno bene. Ma credo di essere contrario.

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