La violenza sulle attrici pornografiche

stoya

Stoya, una pornostar, ha raccontato su twitter di aver subito violenza sul set dal suo collega James Deen, il quale ha reagito bollando le affermazioni di Stoya prima come eclatanti, poi come false e diffamatorie, ma altre due attrici, Joanna Angel e Tory Lux, hanno solidarizzato con Stoya e raccontato di aver subito violenza da James Deen. Stoya ha spiegato che le fa schifo vedere idolatrato e considerato femminista l’uomo che l’ha violentata, mentre lei gli chiedeva di fermarsi, pronunciando la safeword, la parola d’ordine tra interpreti BDSM, per avvertire inequivocabilmente il partner che qualcosa non va e deve fermarsi. I racconti di Joanna Angel e di Tory Lux sono ancora più duri e dettagliati.

I giornali parlano di un nuovo caso Bill Cosby, il padrone di casa Robinson, che abusò di molte donne e ragazze, approfittando della fama rassicurante del suo personaggio. Tuttavia, Bill Cosby è un caso limite, persino un elemento di contrasto, rispetto al contesto della sua fiction e della sua attività televisiva. James Deen è invece l’interprete più importante di video pornografici sadomaso, in cui le donne sono umiliate e maltrattate, in un settore, la pornografia industriale, che in netta prevalenza basa il suo successo sul revanscismo maschile che gode della sottomissione femminile, sulla rappresentazione del sesso violento,  e che fa violenza ai suoi stessi attori, in particolare le attrici, con turni di lavoro massacranti, senza interruzioni, anche quando le attrici sanguinano o svengono, senza adeguate misure di sicurezza anche minime, quali il preservativo, e spesso improvvisando pratiche sessuali estreme non concordate con le attrici. Tory Lux ha spiegato di non aver denunciato James Deen per quella ambiguità che vuole i protagonisti del mondo a luci rosse disposti a tutto, e racconta delle ferite non solo fisiche che, nel corso degli ultimi anni, ha dovuto curare.

I commenti alla notizia, in calce agli articoli sui social media, sono una imbarazzante rassegna dell’arretratezza e della miseria maschile, almeno per quello che riguarda l’Italia. C’è il garantismo peloso: lui è innocente fino a prova contraria; le accuse vanno provate; se è tutto vero dovevano denunciarlo prima. C’è il discredito della parola della donna, aggravata dalla condizione di pornostar: lui è ricco e famoso, vogliono spillargli dei soldi; è una trovata pubblicitaria; è un inconveniente del mestiere, i confini sono labili e tante accuse sono false. C’è il pregiudizio della virilità incontrollabile: se entri nuda nel letto di un uomo, poi non puoi chiedergli di fermarsi. C’è l’ilarità: fa tanto ridere una pornostar che dichiara di essere stata violentata e ispira tante battute. C’è l’arroganza, la violenza verbale e il sessismo contro le altre donne che commentano e provano a spiegare che la violenza non è meno grave se compiuta su una pornostar. C’è pure il sessismo benevolo: gli uomini sono degli animali e allora le donne devono stare attente, molto attente, altro che fare le attrici porno.

james deen

Gli stessi giornali un po’ orientano questi sentimenti rappresentando lui come un bravo ragazzo, l’idolo delle ragazzine, l’attore più amato, un femminista, a sorpresa finito nei guai, come se i suoi video non fossero eloquenti, e le tre donne rappresentate come tre accusatrici. A questo proposito riprendo una riflessione di Jackson Katz citato da Ilaria Baldini, il quale sostiene che usare la parola accusatrici per definire chi riporta un crimine è una forma di rivittimizzazione. Esse sono testimoni.

In effetti, a pensarci, se una persona rimane coinvolta in un crimine di guerra, in un attentato terroristico, se viene torturata, se viene reclusa in una prigione o in un campo di concentramento, sopravvive e poi lo racconta, di questa persona diciamo che è un testimone; la testimonianza è un concetto positivo, incoraggia il racconto, o quantomeno è neutro e non lo scoraggia. Ma se una persona rimane coinvolta in un caso di violenza privata, violenza sessuale, violenza domestica, stalking, sopravvive e poi lo racconta, diventa subito un’accusatrice, che deve fornire le prove, che deve dimostrare, che deve sporgere denuncia altrimenti deve tacere se no è una sputtanatrice. Queste espressioni ribaltano il rapporto tra vittima e aggressore, inibiscono, riducono al silenzio e infatti, come spesso accade, le vittime di violenza privata, della violenza maschile, tacciono.

Le vittime hanno diritto di parlare, di raccontare, di raccontare e basta, senza voler aprire un procedimento, senza voler giungere ad un esito. Hanno subito una violenza e la raccontano, devono poterlo fare, senza essere riviolentate da etichette e definizioni ad uso e consumo degli uomini violenti e di quelli che si identificano con loro. Stoya, Angela Jones e Tory Lux hanno raccontato e, per quello che vale, hanno tutta la mia solidarietà.

Articoli correlati:
[>] Pornografia è sessuofobia
[>] L’impotenza contrattuale degli attori e delle attrici hard
[>] La pornografia aumenta la violenza
[>] La critica alla pornografia non è una questione morale
[>] Rassegna di articoli e commenti sul caso James Deen

6 pensieri riguardo “La violenza sulle attrici pornografiche”

  1. Sono solidale anch’io con Stoya per ciò che ha subito (stupro e commenti sessisti) una cosa non condivido: Bill Cosby era il bravo e buono papà Robinson quindi che poi si sia rivelato uno stupratore è un “caso limite” invece se un attore porno stupra è (anche) causato dal mondo del porno. No non sono d’accordo: sia Cosby sia Deen hanno stuprato perchè sono due stronzi che hanno scelto di violare il consenso di quelle donne, il loro lavoro non c’entra

    Mi piace

  2. Se Bill Cosby avesse tentato di violentare un’attrice sul set, il regista, il cameramen, gli altri attori, i presenti, lo avrebbero fermato. James Deen invece non è stato fermato. Già solo questo fa la differenza.
    In quale lavoro puoi violentare una donna sotto gli occhi dei tuoi capi e dei tuoi colleghi? Venire filmato mentre lo fai; poi il film è usato, non come prova contro di te, ma come prodotto commerciale da vendere con successo.

    Mi piace

  3. Occhio Massimo, tocchi un business così florido che il minimo è sentirti apostrofate come “pornofobico” – sto ridendo da mezz’ora per la povertà degli argomenti.

    Mi piace

  4. Povertà di argomenti. Certo. Sono anni che chi adesso qui liquida con tre righe ha scritto pagine e pagine. Peraltro ci sono testi, libri, articoli scritti da perone molto più informate e lucide di me. Quindi, per favore, non parliamo di povertà di argomenti.

    Il testo qua sopra, di Massimo, è “pornofobico”. Punto. Massimo è una persona intelligente, altrimenti non perderei il mio tempo a seguire il suo blog. Ma ha, imho, qualche atteggiamento “reazionario” nei confronti delle problematiche che girano intorno alla sessualità.

    La questione si può liquidare con qualche parola in più. Ogni ambiente lavorativo in ambito di spettacolo ha i suoi lati oscuri, che andrebbero individuati e denunciati. E la questione finisce qui.

    Si noti che mi sto limitando al mondo dello spettacolo. Pensiamo solo cosa succede su un ponteggio di carpentieri o in una fabbrica di sostanze pericolose. Suvvia. Là fuori ci sono realtà orrende in cui si prostituiscono bambini, si sfruttano 15enni facendoli lavorare come muli, si negano diritti ai lavoratori.

    Il mondo del porno si presta a queste accuse di violenza anche perché da decenni il femminismo pornofobico lavora per delegittimare la pornografia. Ripeto, c’è un’intera bibliografia sull’argomento. Studiate l’argomento prima di gattospecializzarvi in repliche gattopiccate.

    saluti e buone pornofeste a tutti

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...