Lavoro in cantiere

Il ministro del lavoro Giuliano Poletti ha dichiarato alcuni giorni fa, che: “Dovremo immaginare un contratto di lavoro che non abbia come unico riferimento l’ora di lavoro ma la misura dell’apporto dell’opera. L’ora di lavoro è un attrezzo vecchio che non permette l’innovazione”. Ovvero, pagare in base al risultato e non al tempo di lavoro.

I sindacati hanno bocciato l’idea e difeso il contratto orario, in nome della gente che fatica nelle fabbriche, nei cantieri, negli ospedali. I giornali borghesi hanno apprezzato l’innovazione. La Stampa ha pubblicato un commento di Massimo Russo, nel quale si dice che l‘innovazione non chiede permesso. Il commentatore cita i maxi saldi di Amazon e dei negozi elettronici che non chiudono mai; i congedi di paternità di Facebook e di Spotify, e il servizio di trasporti Uber a Roma. Dunque, mentre governo e sindacati dibattono sul ventesimo secolo, le aziende sono già nel ventunesimo.

Questa retorica modernista può essere discussa, osservando le condizioni di lavoro dei dipendenti di Amazon e la realtà delle tante aziende che non solo non concedono il congedo di paternità, ma sono ancora solite licenziare o mobbizzare le donne in maternità. Tra gli esempi moderni citati da La Stampa, manca un’azienda che abbia detto ai suoi dipendenti: «Avete finito il lavoro per oggi? Andate pure a casa». Più probabili i casi di aziende che trattengano sul posto di lavoro oltre l’orario concordato e poi provino a non pagare lo straordinario.

Modelli contrattuali diversi possono essere pensati per condizioni di lavoro diverse, ma è già successo che i contratti di flessibilità e del lavoro interinale siano stati in origine pensati per i lavoratori più qualificati con un elevato potere contrattuale individuale e poi estesi al lavoro più generico, abbassando tutele, diritti e potere d’acquisto.

Ha senso che per i liberi professionisti conti il risultato, ma per il lavoro dipedente, subordinato, esecutivo, ripetitivo, può contare solo l’orario, altrimenti, l’innovazione di Poletti non è da ventunesimo secolo, ma da diciannovesimo, quella del lavoro a cottimo.