Politica estera tra M5S e PD

M5S-La Causa

Il M5S è un ibrido tra estrema destra e estrema sinistra, senza l’involucro ideologico dei gruppi rosso-bruni. Così in politica estera esprime un antiamericanismo e un antisionismo di opposta estrazione e di scarsa rielaborazione.

Il PD è una sintesi disgiuntiva delle vecchie tradizioni politiche democratiche. Così in politica estera esprime un po’ di pacifismo, un po’ di ambivalente saggezza andreottiana, e un po’ di atlantismo.

Sulla politica estera c’è dunque il rischio che i due partiti rivali, o alcune loro componenti, mettano in scena una parodia aggiornata della guerra fredda.

Le simpatie internazionali del M5S sono poco presentabili: la Russia di Putin, l’Iran degli Ayatollah, gli Hezbollah, la Siria di Assad. Tuttavia, all’estero, tanti gruppi politici e tanti stati sono impresentabili. Lo stesso Occidente, con le sue guerre e suoi valori spesso traditi può apparire poco presentabile in larga parte del sud e dell’est del mondo.

Renzi a Ryad

Non si tratta di stabilire equivalenze, ma di guardare le proprie ombre e predisporsi a convivere. Lo si può fare anche con l’Iran degli Ayatollah, dato che già si è capaci di farlo con l’Arabia Saudita. Tra i due regimi, quello che esporta ideologia, armi e soldi per il terrorismo islamista, è il secondo. Quindi, anche i governi di centrodestra e di centrosinistra possono imbarazzarsi un po’ per le loro amicizie e alleanze politiche internazionali.

Non è vero in assoluto che il terrorismo sia colpa dell’Occidente. Ci sono cause che riguardano limiti e crisi dei paesi arabi, ma gli occidentali non possono riformare le società mediorientali, per imporre il proprio modello. Possono invece assumersi le proprie responsabilità, per il modo in cui sono stati presenti e hanno agito in Medio Oriente, prima e dopo l’11 settembre, perché questa è la parte che gli compete.

Compresa la risoluzione del conflitto israelo-palestinese, per il suo valore simbolico. C’entra poco che Israele sia l’unica democrazia del Medio Oriente, perché il conflitto israelo-palestinese riguarda, non il modello politico, ma la ripartizione della terra e il controllo delle risorse e delle vie di comunicazione. Quello che, d’altra parte, è l’oggetto del contendere delle vecchie e nuove guerre coloniali.

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