Referendum confermativo, nuove primarie

Il referendum confermativo di Renzi

Un referendum confermativo sarà necessario per la definitiva approvazione della riforma costituzionale (ddl Boschi) in quanto votata dalle camere con una maggioranza inferiore ai due terzi. Nella conferenza stampa di fine anno, Matteo Renzi ha vincolato la sopravvivenza del suo governo all’esito favorevole del referendum, che potrebbe tenersi nell’ottobre 2016.

Renzi, come i riformatori maggioritari della cosiddetta seconda repubblica, è un ibrido tra un parlamentarista e un presidenzialista: sostiene la sua riforma elettorale con l’argomento che essa consentirà già la sera delle elezioni di conoscere subito il vincitore; dichiarava, prima di vincere le primarie, che mai sarebbe andato al governo senza prima essere eletto dai cittadini (a differenza di D’Alema nel 1998). Dunque, non crede fino in fondo nella legittimità di un governo eletto dalla sola maggioranza del parlamento, come avviene in una repubblica parlamentare.

Poiché il suo governo è subentrato a quello di Enrico Letta proprio e soltanto attraverso un’avvicendamento parlamentare, egli è alla continua ricerca di una ulteriore legittimazione popolare. Di tanto in tanto, i suoi sostenitori citano le primarie del 2013, ma quelle servivano per eleggere il segretario del PD, non il capo del governo. Legittimanti furono le elezioni europee del 2014, con il 40% dei consensi assegnato al PD; l’effetto durò un solo anno, fino al deludente risultato delle regionali 2015, appesantito poi dalla ripetuta divulgazione di sondaggi in declino, fino all’ultimo che attribuisce più fiducia a Di Maio che a Renzi. Così ora si impone una nuova prova legittimante.

Nel 2016 vi saranno le elezioni amministrative nelle principali città, ma le previsioni sono abbastanza sfavorevoli per il PD. Rimane la più incerta prova referendaria, che può invece essere vinta con la sola maggioranza di pochi votanti, grazie alla mancanza del quorum. Parte dell’indifferenza o dell’opposizione potrebbe esprimersi nell’astensione, senza far fallire il referendum. L’elettorato del PD dovrebbe garantire il si e anche parte dell’elettorato di destra, nonostante l’opposizione di Berlusconi, può vedere con favore una riforma che muove in senso decisionista e antipolitico.

Quindi, dal suo punto di vista, Renzi fa bene a puntare sul referendum confermativo. In tal modo, però, le riforme costituzionali diventano ancora di più una questione di governo e della sua maggioranza, con l’effetto che la nuova costituzione riformata, se approvata, sarà la costituzione di Renzi, dei vincitori e non dell’opposizione sconfitta. Se l’arco costituzionale coincide con la maggioranza, varia con la maggioranza; ogni legislatura si sentirà autorizzata a fare la sua costituzione di governo contro o nonostante le opposizioni; la carta fondamentale della repubblica diventa una normale carta da gioco, magari la più importante come l’asso di briscola, che il giocatore di turno al governo getta sul tavolo ad ogni partita.

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