Istanbul

Un siriano, kamikaze dell’Isis, si è fatto esplodere a Istanbul, nel quartiere di Sultanahmet, tra una folla di turisti; ha ucciso dieci persone, otto tedeschi; altre quindici sono rimaste ferite. Un criminale atto terroristico, come quelli di Parigi. Ma – osserva Cecilia Strada – questa sera non siamo tutti Istanbul. Eppure potremmo, anche secondo il nostro eurocentrismo, perché Istanbul è in Europa e la maggior parte delle vittime è tedesca.

In Iraq, un raid Usa, ha bombardato il centro di Mosul, per colpire un forziere dell’Isis. L’attacco ha causato cinque-sette vittime civili ed è stato condotto all’alba, per ridurre al minimo gli effetti collaterali. I piani del comando Usa avevano messo in conto la possibilità di fare cinquanta vittime civili. Un rischio, evidentemente, considerato accettabile. Un atto di lotta al terrorismo. Quel terrorismo che a Istanbul ha ucciso dieci persone.

Sia il terrorismo, sia la lotta al terrorismo colpiscono e uccidono i civili. La differenza, per noi, la fa il criterio di vicinanza. I morti di Mosul sono anonimi, estranei e indistinti, non hanno identità e biografia, i loro parenti e amici sono invisibili. Che l’empatia funzioni bene da vicino e male da lontano è naturale, ma non fino al punto da chiudere il discorso, visto che i morti lontani possono essere causati da aviatori a noi vicini.

Gli uccisori delle vittime civili possono essere considerati in modo diverso sul piano morale, perché i terroristi puntano in modo diretto contro i civili, i militari occidentali solo per errore. Tuttavia, i terroristi non hanno eserciti regolari, marina, aviazione, missili, hanno le cinture di tritolo, i coltelli, talvolta i kalashnikov. Quindi, è arduo stabilire quanto le diverse condotte di guerra dipendano dalla morale e quanto dai diversi rapporti di forza. I civili uccisi per errore, sono errori previsti e reiterati infinite volte. Troppe per poter rivendicare una sostanziale differenza morale.

In una spirale di guerra, l’etica si estingue, e se la guerra non trova soluzione in un tempo ragionevole, come successe contro il nazifascismo, anzi si protrae all’infinito in una situazione sempre peggiore, a estinguersi è anche il senso politico; rimane il senso economico dei profitti in crescita dell’industria bellica.