La Venere Esquilina, il Dioniso degli Horti Lamiani e un paio di gruppi monumentali situati nei musei capitolini sono stati coperti da ogni lato con dei pannelli bianchi, in occasione della prima visita a Roma di Hassan Rouhani, presidente dell’Iran, venuto ad incontrare il capo del governo italiano Matteo Renzi e papa Francesco.

Statue nude

La scelta di coprire le statue nude in Campidoglio ha toccato il nervo scoperto della guerra di civiltà ed è stata quindi interpretata da una parte dell’opinione pubblica, in Italia e all’estero, come un atto indicativo della sottomissione occidentale all’oscurantismo dell’Islam. Di conseguenza, nessuno si è assunto la responsabilità della decisione, sulle cui motivazioni si possono fare solo congetture. Si ignora, se si sia trattato dello zelo di un funzionario, di una mossa calcolata del governo italiano o di un accordo tra le parti.

Statua di Marco Aurelio

L’esigenza di rispettare l’ipotetica sensibilità dell’importante ospite straniero poteva essere salvaguardata con la scelta di una sede diversa. Forse l’Italia ha voluto ostentare un gesto di riguardo, per favorire accordi economici del valore di 17 miliardi di euro e per aiutare Rouhani nel confronto con i conservatori all’interno del suo paese (anche se non è andata in questo senso la collocazione della conferenza stampa congiunta Renzi-Rouhani, sotto la statua di Marco Aurelio a cavallo, imperatore romano vincitore sui persiani). O forse il gesto è stato dettato dal provincialismo di una percezione esagerata della suscettibilità dell’Iran per tutto ciò che concerne morale e costumi, compresi i nudi artistici, pure presenti nei musei iraniani.

Affreschi di Vank

Ad ogni modo, è possibile che le stesse autorità italiane, influenzate e confuse da un diffuso e molto occidentale immaginario pornografico, provino un latente pudore di fronte al nudo artistico, che le spinge alla censura appena si presenta l’opportunità di rispettare un ospite o di tutelare un pubblico, come nel 2006 quando Berlusconi velò un grande seno in un dipinto di Gianbattista Tiepolo (La verità svelata nel tempo), alle spalle di una sua conferenza stampa.