Alle unioni civili i diritti del matrimonio

Monica Cirinnà

Il ddl Cirinnà, finalmente approvato dal senato, riconosce le coppie gay come unioni civili e conferisce loro tutti i diritti del matrimonio. Questo è il dato più importante; fa premio sullo stralcio della stepchild adoption, sulle norme che differenziano le unioni civili dal matrimonio, e sul ruolo influente giocato dai centristi e dai cattolici.

I diritti del matrimonio riconosciuti alle unioni civili riguardano la materialità della vita quotidiana e le incognite del futuro: l’obbligo reciproco all’assistenza morale, materiale e alla coabitazione; la comunione dei beni, l’eredità; il mantenimento e gli alimenti; la pensione di reversibilità; il ricongiungimento familiare; le prerogative in materia di lavoro, gli assegni familiari, i punteggi per i concorsi e per le assegnazioni delle case popolari; i trattamenti pensionistici, assicurativi e previdenziali; l’assistenza in ospedale e in carcere.

E’ stata stralciata l’adozione del figlio del partner. Lo stralcio non preclude l’adozione, la rimanda alla decisione del giudice, caso per caso. Per i centristi e i cattolici è innaturale che un bambino sia educato da due padri invece che da una madre e un padre. Dopo il family day, questa posizione ha avuto maggior peso e ha indotto il M5S a vari ripensamenti e il PD a cercare un accordo con i centristi.

Un’altra posizione, per me più importante, è stata espressa dalle femministe: la stepchild adoption è in contraddizione con la legge sulle adozioni che nega alle coppie gay la possibilità di adottare. Questa contraddizione induce le coppie gay alla maternità surrogata. Occorre dunque una riforma delle adozioni. E’ la strada annunciata dal PD. Anche in altri paesi europei si sono regolati prima i diritti delle coppie di fatto, poi le adozioni.

Le norme che segnano la differenza tra i matrimoni e le unioni civili sono per lo più un progresso a favore delle unioni civili e quasi stupisce che, in nome dell’uguaglianza, si possa desiderare l’equiparazione a regole arcaiche come l’obbligo di fedeltà, il cognome unico, i tempi lunghi della separazione. Sotto questo profilo, sta ormai alle norme del matrimonio progredire verso quelle delle unioni civili.

I cattolici sono parte della nostra società. E’ impensabile che siano ininfluenti nella definizione delle leggi, specie sui temi che stanno a loro più a cuore. La composizione del parlamento riflette questa condizione. Tuttavia, sono esagerate le valutazioni che attribuiscono vittorie a questo o quell’esponente centrista. La legge sulle unioni civili stavolta non è stata fermata, né è stata snaturata. Al limite, è stato reso un po’ più graduale il processo riformatore.

Un pensiero riguardo “Alle unioni civili i diritti del matrimonio”

  1. Sono d’accordo su tutto, ma l’obbligo di fedeltà non può essere considerato arcaico. Anche perchè non è un reato, ma da la possibilità di sciogliere il matrimonio se uno dei due partner tradisce l’altro. Poi rimane sempre la libertà della coppia di decidere se tenere una vita sessuale esclusiva o promiscua. Ma questa è un’altra cosa.

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