Camusso e la maternità surrogata

Susanna Camusso e la maternità surrogata

Susanna Camusso difende la libera scelta delle madri surrogate e attacca l’ipocrisia di chi si oppone all’utero in affitto, evoca la regolamentazione per rimediare allo sfruttamento. Eppure, il nodo è la libertà dei committenti; l’ipocrisia non prova il torto; favorevoli e contrari sono insiemi disomogenei, regolamentare vuol dire legittimare.

Persone benestanti, sterili, anziane, gay orgogliosi abitano la nostra parte di mondo; sono i committenti effettivi o potenziali, la domanda che genera il commercio o il dono, con l’aiuto di avvocati, medici, intermediari. Molto pensiero sulla surrogata esprime i loro interessi, la loro ideologia. E’ sulla loro libertà che dobbiamo interrogarci. La libertà della madre surrogata è un parafulmine.

Coppie etero o omosessuali possono essere buoni genitori non biologici, quindi è giusto favorire le adozioni di bambini rimasti orfani o abbandonati; situazioni indesiderate, impreviste a cui genitori adottivi di qualsiasi orientamento sessuale possono porre rimedio. Molto più dubbio è invece ordinare una gravidanza e pianificare la separazione del figlio dalla madre; ignoriamo le conseguenze su quel figlio, come ignoriamo quali genitori possano essere coloro che comprano un figlio come fosse un prodotto, pronti a rifiutarlo se insoddisfatti della produzione.

Tra chi si oppone all’utero in affitto vi sono cattolici e conservatori, persone poco impegnate contro lo sfruttamento delle donne in fabbrica, sulla strada, nelle famiglie tradizionali. Perciò si, la loro denuncia dello sfruttamento delle madri surrogate è ipocrita, ma non per questo sbagliata. Un ladro che dice non rubare è ipocrita, però dice bene. Tra gli oppositori vi sono pure laici, persone di sinistre, autorevoli femministe. E’ con loro che bisogna misurarsi; gli ipocriti sono interlocutori di comodo.

Tra le ipocrisie, vi sarebbe la denuncia del mercato, che poi però non si vuole regolamentare. La regolamentazione implica accettare il principio della compravendita. Va bene per le merci, non per la materia vivente, le capacità riproduttive, i bambini. Chi rifiuta la mercificazione, rifiuta di legittimarla, tanto più se la legittimazione non aiuta a ridurre il danno. E rifiuta il dono, il rimborso spese alle donatrici, perché pure il mercato sa essere ipocrita.

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