Nadine Al-BudairUna giornalista saudita del Qatar, Nadine Al-Budair, chiede al suo pubblico di immaginare giovani cristiani occidentali lanciarsi in missioni suicide nei paesi arabi, giovani a cui i paesi arabi hanno concesso accoglienza e assistenza.

Qualcosa oltre ogni immaginazione, perché – lei dice – l’Occidente è umanitario e rifiuta di reagire in modo barbaro agli attentati islamisti, anzi continua ad accogliere ed ospitare musulmani.

Nadine Al-Budair è liberale e forse ha una visione ingenua del nostro mondo, come i comunisti occidentali l’avevano del mondo sovietico. L’Occidente accoglie, ospita e assiste, ma pure contrasta, respinge, espelle, esclude: dal 2014, 7.500 migranti sono morti nel tentativo di raggiungere l’Europa. L’Occidente non manda kamikaze in Medio Oriente, ma compie raid e bombardamenti, che nell’ultimo anno e mezzo hanno ucciso un migliaio di civili in Siria e in Iraq.

Nadine Al-Budair ha comunque le sue buone ragioni, perché compie uno sforzo di immedesimazione nell’altro ed invita la propria parte a non autoassolversi e a scegliere l’autoriforma, a vedere come la propria politica e religione si prestano ad alimentare il terrorismo.

Sostenere questa giornalista è diverso dal ripetere le sue parole, come fanno le pubblicazioni predisposte al conflitto di civiltà; sostenerla vuol dire assumere la sua stessa postura introspettiva: immedesimarsi nell’altro, rinunciare ad autoassolversi e vedere cosa c’è nella propria politica, che alimenta la violenza e lo scontro.

Tra gli occidentali, questa postura confligge con chi rifiuta le equiparazioni, detesta il terzomondismo, rimuove i sensi di colpa. Eppure non si tratta di stabilire se l’Occidente sia più buono o più cattivo degli altri, né di attribuirgli maggiori o minori responsabilità rispetto ad altri.

Che si pensi sia più o meno responsabile, l’Occidente, o meglio l’Europa, è la nostra parte del mondo, quella che ci compete e, in modo pacifico e democratico, possiamo cambiare, per superare la guerra e il terrore.