Sarandon tanto peggio tanto meglio

Susan Sarandon

L’attice Susan Sarandon preferisce la vittoria di Donald Trump su Hillary Clinton, alle presidenziali americane, se i due candidati otterranno la nomination dei rispettivi partiti. Secondo l’attiva sostenitrice di Bernie Sanders, la vittoria della Clinton significa andare avanti con le forze di polizia militarizzate, con le prigioni appaltate ai privati, con la pena di morte, con il salario ai minimi storici, con le minacce ai diritti delle donne. Se invece vince Trump scoppierà una rivoluzione. È la logica classica del tanto peggio tanto meglio opposta a quella del meno peggio.

Bernie Sanders è il più socialista dei democratici: vuole il servizio sanitario nazionale, la separazione tra banche di risparmio e banche di investimento, l’Università pubblica gratuita da finanziare con la tassazione degli speculatori di borsa, il salario minimo orario di 15 dollari. Tuttavia, deputato nel 2005, avallò un provvedimento a tutela dei produttori e dei venditori di arma da fuoco. Hillary Clinton, che vuole la parità salariale tra donne e uomini e un posto all’asilo per ogni bambino, ha nel complesso un programma più moderato e considera inattuabile il programma di Bernie Sanders Il repubblicano Donald Trump è l’equivalente americano di Berlusconi e Salvini, un miliardario reazionario, misogino e razzista.

La logica di Susan Sarandon è ricorrente nella sinistra radicale, nonostante si sia spesso rivelata del tutto sbagliata. Molti anarchici e massimalisti del secolo scorso ebbero in odio i riformisti e i liberali ancor più dei fascisti, ma il fascismo al potere, considerato un proficuo chiarimento, non provocò il rilancio dei moti rivoluzionari del primo dopoguerra, si risolve anzi in nuove tragedie. Il malcontento sociale solo perché aggravato non si traduce automaticamente in rivoluzioni di sinistra. I ceti più poveri e quelli impoveriti se privi di coesione sociale e di coscienza politica, come spesso lo sono nelle fasi di crisi, percorrono vie individualiste alla sopravvivenza. Reazioni di insofferenza collettiva possono indirizzarsi contro un capro espiatorio (le minoranze etnico-religiose, le donne, i gay); è appunto il programma politico di leader xenofobi come Trump. Persino rivolte sociali di sinistra, quando riescono senza una organizzazione e un progetto politico, non trovano sbocco e finiscono represse.

Provo più simpatia per gli orientamenti socialisti di Bernie Sanders che per quelli liberali di Hillary Clinton, però penso che la vittoria della prima donna presidente degli Stati Uniti abbia un grande valore simbolico, come lo ebbe la vittoria di Obama. Pure la vittoria del primo fascista presidente avrebbe un notevole valore simbolico e, soprattutto, un effetto emulazione in Europa. Perciò, è meglio la candidata democratica. Anche se non otterrà la nomination, Bernie Sanders ha già conseguito una buona affermazione e potrà condizionare Hillary Clinton, la quale su alcuni punti è già d’accordo con lui, per esempio sulla chiusura delle prigioni private.

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