«Libere» dall’utero in gravidanza per essere «uguali» agli uomini

Utero artificiale

La bioeticista Chiara Lalli afferma che l’utero artificiale renderà le donne più libere e più eguali agli uomini. Libere dal peso fisico, sociale e finanziario della gravidanza, uguali nelle possibilità sociali e lavorative.

Per noi uomini, già gratificati dall’essere eletti a parametro dell’uguaglianza, è facile ignorare il nucleo di verità contenuto nelle idee paritarie più estreme e subalterne, per le quali è meglio rinnegarsi e omologarsi che sentirsi discriminate.

Noi non soffriamo le incombenze della maternità, abbiamo costruito un mondo a nostra misura, dove la riproduzione è subordinata alla produzione e nel quale la maternità è davvero uno svantaggio per molte donne.

C’è da trasformare un mondo di uomini in un mondo di uomini e donne, ma per il pragmatismo neoliberale sembra più facile trasformare le donne in uomini.

È pur vero che non è solo questione di valori e significati. Anche in un mondo di liberi e uguali o persino matriarcale, la nausea resta nausea, il corpo rimane limitato, vulnerabile. E sessuato. Questo è difficile da accettare se pensiamo di essere altro dal nostro corpo.

Nell’antichità sono infatti esistiti uomini con una visione ancora più radicale di quella di Chiara Lalli. Per esempio, Platone.

Egli concepiva il corpo, come tomba, prigione, luogo di espiazione dell’anima: finché abbiamo un corpo siamo morti, perché noi siamo essenzialmente la nostra anima. Dunque, il morire del corpo è il vivere dell’anima, con la morte l’anima si libera dal carcere.

Platone trattava della libertà. Noi possiamo trattare anche dell’eguaglianza: la morte, oltre che liberi, ci fa tutte e tutti perfettamente pari ed eguali. Meglio ancora di un utero artificiale.


Vedi anche:
Ma io sono contenta di avere l’anima nell’utero
di Silvia Baratella – www.libreriadelledonne.it

5 pensieri riguardo “«Libere» dall’utero in gravidanza per essere «uguali» agli uomini”

  1. Non è curioso che la Lalli rilevi i rischi connessi alla gravidanza in questo contesto, quando li aveva completamente ignorati nel momento in cui si trattava di difendere il diritto di scelta delle madri surrogate?
    Secondo il suo ragionamento sarebbe vittima di diseguaglianza – e quindi nel pieno diritto di rivendicare un utero artificiale – una donna che decidesse di diventare madre, ma è libera e autodeterminata una donna che utilizza il suo utero mettendo a rischio la propria salute ed accollandosi tutto quello che improvvisamente viene descritto come ingiustamente oneroso (le nausee, le scomodità, le restrizioni alimentari, la richiesta di un comportamento “adatto”, il divieto di fumare e bere, l’incontinenza e tutti gli altri fastidi della gestazione, il dolore del parto) per far diventare madre un’altra donna… Io la sua “prospettiva femminista e liberale” francamente non la comprendo. Così, ad occhio, mi sembra che ruoti molto attorno al denaro.
    Insomma, le le nausee, le scomodità, le restrizioni alimentari, la richiesta di un comportamento “adatto”, il divieto di fumare e bere, l’incontinenza e tutti gli altri fastidi della gestazione, il dolore, sono “ingiusti” quando sono gratis, ovvero vengono sopportati per avere un figlio. Ma quando si trattava di sopportare in cambio di denaro, senza dover poi diventare madre, di tutto questo lei non scriveva.
    Il dolore, la sofferenza, hanno un senso quando? Quando vengono retribuite?

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  2. Concordo con quanto scritto nell’articolo sopra. Vale a dire, non è giusto rendere le donne eguali agli uomini praticamente imponendo di snaturare il loro corpo di donne. È assurdo, anzi, è il contrario: come scritto sopra, è come trasformare le donne in uomini, e per dirlo in un modo che trovo migliore è cercare di rendere il corpo delle donne come quello degli uomini.
    Non mi opporei assolutamente all’idea di un utero artificiale, ma in nessun caso deve essere un’imposizione. Se una donna lo preferisce a una gravidanza portata avanti sul proprio corpo, così sia. Se una donna preferisce essere incinta, così sia in ugual modo. E lo stesso per l’utero in affitto.

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  3. L’utero artificiale è proposto come soluzione alla diseguaglianza. Ma a che genere di diseguaglianza si riferisce? Al di là del peso fisico (che poi varia molto da donna a donna) si parla di “implicazioni sociali e lavorative.” La domanda è: perché deve cambiare la donna, e non invece la società o il mondo del lavoro? Non è più realistico impegnarsi a rendere il mondo più accogliente per le donne, invece di progettare donne più simili agli uomini?
    “Il peso sociale della gestazione e della riproduzione ha effetti anche sul lavoro (alle donne è richiesto di scegliere tra carriera e famiglia molto più che agli uomini)” – ci dice Lalli: ma chi lo ha inventato questo mondo del lavoro? Avere un utero non dipende da noi, ci nasciamo, volenti o nolenti, ma il mondo del lavoro o il modo in cui questa società è strutturata dipende dagli esseri umani, e lo possiamo cambiare, molto più facilmente di quanto potremmo costruire un’incubatrice di esseri umani…

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  4. Nella prospettiva femminista liberale, vedo bene il «liberale», vedo poco la «femminista».
    Vedo il «liberale» nell’assumere il denaro come discriminante. Per cui non siamo donne e uomini, siamo venditori e compratori. Il valore è dato dal mercato. Così succede che i rischi per le madri naturali non pagate siano soppesati, quelli delle madri surrogate pagate invece no. È interessante che tra i possibili argomenti a favore dell’utero artificiale, nel testo di Chiara Lalli, manchi proprio il superamento della maternità surrogata.
    Vedo poco la «femminista» nell’assumere l’uomo come parametro ideale a cui le donne emancipate dovrebbero conformarsi. Perciò, ne consegue che, in una tale prospettiva, è più facile puntare sugli uteri artificiali invece che su una trasformazione del lavoro.
    Riguardo la libertà di scelta, ci sono da valutare le conseguenze, per i nascituri e per la civiltà umana. I liberisti tendono a vedere solo scelte individuali, assunte nel vuoto pneumatico, senza essere condizionate e senza condizionare.

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  5. Ci sono delle contraddizioni nell’articolo, le vedete?

    Si rivendica l’uguaglianza ma anche la diversità. Gli uomini e le donne sono uguali per natura, ma gli uomini avrebbero costruito un mondo a loro uso e consumo.
    Non conta la logica, ma solo l’interesse femminile.

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