Marco Pannella più avversario che alleato

Marco Pannella

Marco Pannella è morto. Mi dispiace. Sono un nostalgico e proverò nostalgia anche per lui. Scompare una presenza pubblica familiare e costante. Mi era noto dai tempi del referendum sul divorzio. Avevo otto anni e lo vedevo nella televisione in bianco e nero. L’unico politico che riuscissi a seguire. Teatrale, drammatico, aggressivo. Un attore. Sembrava un oppositore più duro dei comunisti. Mio padre, comunista, lo considerava un qualunquista e un demagogo. Io coglievo i toni, non i contenuti.

Da giovane adulto, negli anni ’80, vedevo i radicali dall’altra parte della barricata: contro il movimento pacifista sulla installazione degli euromissili; contro la Cgil sul taglio della scala mobile; contro l’Olp sul conflitto mediorientale; contro l’ANC sull’Apartheid in Sudafrica. A vederlo nella televisione a colori, mi sembrava meno interessante: verboso, esagerato, propagandistico. Mi sentivo estraneo alle sue forme di lotta non violente – lo sciopero della fame, della sete – e anche un po’ scettico. Esprimeva un messaggio divergente: era per la libertà, ma si mostrava intollerante, era per la non violenza, ma si mostrava veemente, monologava molto e dialogava poco, almeno nei dibattiti pubblici.

Negli anni ’80 e poi negli anni ’90 alleato di Berlusconi, il leader radicale poteva apparire un traditore della sue stesse battaglie. Credo che molta dell’insofferenza comunista nei suoi confronti dipendesse da questa visione: il considerarlo non solo un avversario o un nemico, ma un traditore, un potenziale compagno che deludeva sempre le aspettative o che infliggeva continue disconferme. In realtà, Pannella era un liberale: a sinistra sui diritti civili e a destra sui diritti sociali e in politica estera.

Inoltre, era un italiano eclettico e spregiudicato, anarchico e anti-ideologico, capace di interloquire ed allearsi con chiunque, dall’estrema sinistra ai fascisti, se questo era funzionale ad un suo obiettivo. Sul piano dei contenuti, nel perseguimento dei suoi obiettivi, fu in ogni caso abbastanza coerente: per la laicità dello stato, per il liberismo, per l’antiproibizionismo, per l’atlantismo, per il modello americano, per il federalismo europeo, per l’ambientalismo, contro la pena di morte, per i diritti dei detenuti.

Aveva una importanza superiore al suo peso elettorale, anche se il suo partito radicale poteva essere il secondo o il terzo partito per molti italiani. Questo grazie alla personalità sua e di Emma Bonino. Aveva però una importanza inferiore a quella che gli veniva e gli viene attribuita. Era abile nel rendere popolare una campagna e nel rendere se stesso simbolo di quella campagna, fino al punto di farci credere che il divorzio e l’aborto li dobbiamo soprattutto a lui. Non fece lo stesso con la riforma del codice di famiglia necessario, come ricorda Luciana Castellina, per riconoscere alla donna qualche diritto (alla casa, al riconoscimento monetario del suo apporto all’economia domestica anche quando casalinga, ecc.) altrimenti la vittoria (sul divorzio) sarebbe stata un disastro per la grande maggioranza.

Marco Pannella è rappresentato come un campione della libertà. In effetti, il campione di un concetto vago e indefinito. L’Unità scrive con favore, che Pannella e Craxi sono i padri della sinistra di oggi, più di quanto lo siano Berlinguer e Moro. Può essere, il padre è sempre incerto e senza una madre è difficile stabilire un punto fermo. Tra i quattro «padri» citati andrebbero fatte le debite differenze. Pannella al contrario di Craxi non ha mai gestito il potere e anche questo ha contribuito a farne un’autorità morale. Craxi non è mai stato noto per essersi speso a sostegno di cause ideali e morali. Moro, un cattolico democratico, non si è mai definito di sinistra, forse era meno a sinistra di Amintore Fanfani, il leader dc preferito da Maria Elena Boschi a Berlinguer.

È vero, tuttavia, che la sinistra oggi al governo può avere un pantheon molto ampio, quasi quanto il raggio di alleanze del leader radicale. In questo, nell’eclettismo, nel navigare a vista, è figlia sua, come anche in una dimensione temporale concepita sempre al presente e in una politica, fondata sul leader, sulla comunicazione, sul rapporto diretto con il voto d’opinione, sul referendum su se stessi, con l’archiviazione dei corpi intermedi e della partecipazione militante di massa. In questo, possono rivendicare una discendenza anche Forza Italia e ancor di più il M5S. Ma a differenza dei suoi figli, Marco Pannella non fu solo autoreferenziale, mise il proprio narcisismo e il proprio egocentrismo al servizio di qualcosa che poteva avere senso e valore per molti altri.

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