Mobbing per conformare l’azienda al capo

Achille StaraceL’amministratore delegato dell’Enel ha spiegato agli studenti della Luiss, che per cambiare un’azienda bisogna far soffrire gli oppositori del cambiamento. Questo passaggio della lezione è stato segnalato da alcune pubblicazioni online, dopo essere stato denunciato da una interrogazione parlamentare di Sinistra italiana, come «dichiarazioni di stampo fascista».

Per ironia della sorte, l’ad di Enel si chiama Starace (Francesco), omonimo di Starace (Achille), segretario del PNF. Egli definisce i suoi collaboratori, nell’opera di cambiamento, un «manipolo», lo stesso nome dell’unità più piccola della milizia fascista, per intendere che può trattarsi di una piccola minoranza, purché gli elementi siano determinati e collocati nei «gangli di potere» dell’organizzazione.

Nella sua breve esposizione, l’ad fa uso di espressioni violente: «distruggere fisicamente», «creare malessere», «mettere paura», «far soffrire», «colpire in modo duro, plateale». In sintesi, teorizza e legittima l’uso della violenza morale e psicologica, per gestire un’azienda, al fine di ottenere un ambiente conformista, subalterno ai voleri del capo, sia pure un innovatore. Ma, perché mai, un capo conservatore o restauratore non dovrebbe sentirsi autorizzato a fare altrettanto?

È l’ambiente tradizionale delle gerarchie maschili. Per Starace, il riequilibrio tra uomini e donne, man mano che si sale al vertice aziendale è solo una questione di tempo – se alle donne interessa la carriera manageriale – c’è da aspettare il tempo di una o due generazioni, non c’è nessun motivo perché questo non avvenga, almeno nulla che riguardi la sua concezione dei rapporti di lavoro. Concezione che, in modo esplicito, comprende pratiche definibili come mobbing. Le donne, ancora poche tra i dirigenti, sono molte tra le vittime di mobbing.

Le dichiarazioni violente dell’ad Enel, nobilitate con la causa dell’innovazione, sono state le uniche applaudite dalla platea dei giovani futuri dirigenti; non hanno ricevuto particolari commenti sui media tradizionali (o almeno, non ne ho trovati) o da parte della politica, ad eccezione di Sinistra italiana. Questo nonostante una ricca letteratura scientifica dimostri come il livello di produttività nelle organizzazioni sia direttamente proporzionale alla soddisfazione vissuta dai lavoratori nell’ambiente di lavoro, ed inversamente proporzionale ad un clima intimidatorio o punitivo.

Eppure, si tratta delle dichiarazioni di un manager pubblico, messo a capo di una delle più importanti aziende a partecipazione pubblica. Le sue parole sembrano peraltro in linea con la filosofia della rottamazione, del job acts e del primato della decisione sulla partecipazione. Credo poco ai disegni autoritari. Tuttavia, con una tossina dopo l’altra, credo di autoritarismo ci si possa lentamente intossicare. Non occorre l’intossicazione sia un progetto.

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