Boschi e i partigiani

Maria Elena Boschi - Anpi

Chi scrive: «attaccano lei per affondare lui», forse dice il vero, ma così la sminuisce. In fondo, ha senso voler affondare anche e proprio lei. È, a tutti gli effetti, la socia alleata di lui. La ministra più importante, il pronto soccorso dell’esecutivo, la mente responsabile della riforma costituzionale, colei che non ha voluto concedere l’elezione diretta dei senatori alla sinistra del suo partito. «Se cade lei, cade il governo» dice lui. È giusto dunque sia attaccata. Il punto è: in che modo.

Maria Elena Boschi, per il fatto di essere una donna, per di più giovane e bella, è stata molto sottovalutata: vista come una figura immagine, una bella statuina, una portavoce, una velina desessualizzata. Invece, relativamente al personale politico che la circonda, si è rivelata brava, forse più in gamba dello stesso Renzi. Nei confronti pubblici, si mostra preparata, puntuale, competente. Si esprime in modo strutturato. Pure capace di tirare all’improvviso fendenti propagandistici e provocatori, con il tono naturale di chi dice una cosa composta e normale. Come quello che ha tirato contro l’Anpi.

Le provocazioni contro i partigiani

Nella conversazione con Lucia Annunziata, Maria Elena Boschi ha dichiarato che «L’Anpi sicuramente come direttivo nazionale ha preso una linea, poi ci sono molti partigiani, quelli veri, che voteranno “SI” alla riforma». Questa affermazione, che mi ha fatto sobbalzare quando l’ho ascoltata in video senza sapere che l’avrebbe detta, è stata difesa con un argomento che suona all’incirca così: «Maria Elena Boschi non ha voluto dire che ci sono partigiani veri e partigiani falsi, ha voluto dire che nell’Anpi i partigiani sopravvissuti sono ormai pochi, l’associazione è composta quasi completamente da simpatizzanti aderenti alla memoria, non da chi ha combattuto davvero il nazifascismo e tra quei combattenti ancora in vita ci sono anche sostenitori del Si e il loro consenso ha più valore della linea ufficiale dell’organizzazione».

Boschi-I-veri-partigiani-votano-siPer comprenderla secondo questa spiegazione, ho dovuto riascoltarla. In realtà, le sole testuali parole della ministra, dette senza ulteriori precisazioni e così divulgate da gruppi di fan, iscrivono al fronte del si i partigiani «quelli veri», senza «tra», «molti», «di», aggiunti in seguito per aggiustare la frase. Ergo, quelli del No sono i partigiani falsi. In ogni caso, anche la frase aggiustata e spiegata, consiste in una sostanziale e arbitraria delegittimazione dell’Anpi. Al momento, non c’è modo di stabilire che i combattenti sopravvissuti siano più favorevoli alle riforme dei soli simpatizzanti, la ministra ha potuto citare solo un caso, quello del comandante Diavolo. Inoltre, queste parole della ministra, seguono di pochi giorni altre sue parole altrettanto provocatorie, con le quali si accordano molto bene: «Chi vota no, vota come Casapound».

Possono esserci dei dubbi sulla scelta dell’Anpi di assumere una linea ufficiale in favore del No, come fosse un partito. Un’associazione patrimonio comune di tutta la sinistra e di tutta la democrazia, può promuovere il dibattito, far circolare le idee, far emergere un orientamento anche molto critico, senza fissarlo in una direttiva da Comitato centrale. Tuttavia, sindacare l’autenticità dei partigiani e accostare l’Anpi a Casapound, restano offese inaccettabili. Così è giusto criticare e combattere questa ministra, fino a perseguirne la sconfitta e la caduta. Sua e del suo alleato Renzi. Ma non si può condividere la scorciatoia combattente che di solito siamo tentati di prendere quando l’avversario è un’avversaria. Ovvero, insultarla sul piano della moralità sessuale o inferiorizzarla e sminuirla con vari espedienti, che fanno leva sul maschilismo e lo rinforzano. Non si tratta qui di stabilire che la democrazia e l’antifascismo adesso sono più importanti. Il maschilismo è un ingrediente dell’autoritarismo, più di qualsiasi legge maggioritaria.

Le reazioni tinte di misoginia

Se dovessi definire Maria Elena Boschi per il suo comportamento contro l’Anpi e la sinistra, e volessi violare il politically correct, essere gergale e volgare, dire che è stata una «stronza». Come lo sono stati, per fare un paragone un po’ estremo, altri personaggi che si sono contrapposti alla memoria e all’associazionismo di sinistra, da Berlusconi a Dell’Utri. Brutti ceffi a cui però è comunque riconosciuta una qualche forma di autorità e il titolo per essere depositari di un’altra visione della storia.

Di Maria Elena Boschi si dice che lei non conosce la storia del paese. Cioè, si pretende che lei la conosca come la conoscono i comunisti e gli storici della sinistra democratica. Certo, un militante, uno studioso di 70 anni ha un rapporto diverso con la memoria, di quello che può avere una politica trentenne. Ma lei ha le sue radici nella cultura cattolica e democristiana, rappresenta istanze e punti di vista che sono sempre esistiti nella storia repubblicana e che adesso prendono il sopravvento. Condivide una tradizione, una visione della storia del paese.

Vauro-Partigiani-SciocchinaL’Anpi, a questo punto, fa bene a ribadire la sua visione. Dice il partigiano «vero» Umberto Lorenzoni, nome di battaglia “Eros”: «E’ chiaro che il ministro Boschi non ha conosciuto i partigiani “veri” perché i “partigiani veri” voteranno tutti per il “No”. Non consentiremo che una dama bellina storpi la Costituzione conquistata con il sangue di migliaia di partigiani. L’Anpi ha votato e ha deciso all’unanimità (solo 3 contrari) di dire “No” alla riforma. E la nostra posizione la porteremo avanti fino in fondo». Molto bene, ma che c’entra quel «dama bellina»? Lei ha meno titolo di un «brutto cavaliere»? Quella espressione ha la funzione di inferiorizzare. Trae origine, fa leva e alimenta il pregiudizio antifemminile. Lo stesso fa «è solo una sciocchina» con cui la ministra è definita da un nipote maschio che cerca di calmare il nonno maschio imbufalito per le parole di lei, nella vignetta di Vauro.

Contro l’autoritarismo, non l’autorità

È una contraddizione voler combattere l’autoritarismo e vedere nel femminile un difetto di autorità. Lo è, in generale, il disconoscere l’autorità, per voler contrastare l’autoritarismo, o per voler rifiutare una disparità.  È un comportamento che genera effetti grotteschi quando un giornalista dell’Unità arriva ad insolentire il presidente dell’Anpi e che genera i soliti effetti misogini quando un giornalista del Fatto insolentisce la ministra dei rapporti con il parlamento. Nell’opposizione al potere (se democratico), in particolare nell’opposizione alle donne al potere, vanno tenute insieme la critica, anche la più aspra, netta e radicale, con il riconoscimento dell’autorità.

2 pensieri riguardo “Boschi e i partigiani”

  1. ma si dai diciamocelo, a sinistra la “figa” intesa come donne come la Boschi non piace. tutto il resto è conseguente. in più la Boschi ha detto una cosa ovvia, come è stato ovvio e riportato dai giornali che ci sono atteggiamenti prevaricatori nelle sedi dell’ANPI verso chi – partigiano vero o artigiano finto – “non difende la costituzione” appoggiando il SI.

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  2. La Treccani, come esempio di uso della sineddoche nel linguaggio sessista, cita «cena con una bionda». «La figa intesa come donne», calza ancora meglio (cioè peggio). Nominare la donna con una sua parte anatomica, significa deumanizzarla e ridurla a oggetto disponibile.
    Rosi Bindi è considerata meno bella, ma è trattata altrettanto male.
    Non conosco episodi di prevaricazione nelle sedi Anpi.

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