L’uomo forte

concerto del mare

Gianni Cuperlo, il più mite dirigente della sinistra democratica, definisce una intervista del ministro dei beni culturali Dario Franceschini come «l’espressione imbarazzante di una profonda disonestà politica e intellettuale». Nell’intervista, Franceschini indirizza alla minoranza di sinistra del suo partito una indicazione accusatoria: «Chi vuole affrontare il segretario dentro il Pd, lo sfidi al congresso; chi lo vuole sconfiggere nel Paese, lo sfidi alle politiche. Ma usare una riforma attesa da 30 anni per buttarlo giù è un atto contro il Paese». L’ipotesi di usare il referendum proprio per bocciare riforme ritenute sbagliate, non è contemplata.

Per parte mia, non aspetto queste riforme, anzi ho sempre guardato con molta diffidenza a tutti i tentativi di riforma costituzionale e ogni volta mi sono sentito sollevato dal loro fallimento, come se non credessi fino in fondo alla competenza democratica dei nuovi riformatori. Leggere Franceschini che ammira in Renzi l’uomo forte, mi pare, in effetti, una manifestazione di incompetenza.

Uomo forte nel senso di uomo che decide. Questo è Renzi. Se un altro di noi fosse stato al suo posto, me compreso, si sarebbe fermato sulla legge elettorale per non rompere il Pd o sulla riforma per evitare la frattura con Forza Italia, o sul Jobs act per tenere dentro la Cgil, sulla scuola per non rompere con gli insegnanti e sulle unioni civili per non litigare con la Chiesa. Devo continuare?

Oggetto di stima, qui non sono le decisioni buone, ma il modo in cui sono state prese, in rottura con le parti interessate. Leggi elettorali e costituzionali contro le opposizioni; leggi sulla scuola e sul lavoro contro gli insegnanti e i sindacati (ma con il favore della Confindustria). Può essere necessario dover decidere contro. Una necessità, non un vanto, l’occasione per ostentare una posa muscolare.

L’intervistato confronta l’uomo forte con predecessori meno forti. In realtà, le maggioranze passate hanno più volte legiferato sulla scuola, sulle pensioni, sul lavoro, sulla Costituzione e sulle leggi elettorali. Il centrosinistra in accordo con i sindacati, il centrodestra spesso da solo: dalla legge Biagi alla riforma di Maria Stella Gelmini, al porcellum, alla devolution, alle tante leggi giudiziarie ad personam. Dunque, un uomo forte lo abbiamo già visto a capo del governo.

Ma da cosa è data questa forza, cosa farebbe di Renzi un uomo più forte di Prodi, D’Alema o Veltroni? Il temperamento, il vigore fisico, l’ottimismo? A me pare solo il fatto che le sue controparti sono oggi più deboli di venti o anche solo dieci anni fa. Con Berlusconi si può rompere, tanto ci sono Alfano e Verdini, il cavaliere non è più il padrone assoluto del centrodestra e il centrodestra non è più metà dello schieramento politico. Con la sinistra dem si può rompere, non è la Rifondazione che fa cadere il governo. Con la Cgil si può rompere, dopo otto anni di crisi economica, non è più la potente organizzazione che riempiva il Circo Massimo ancora con Cofferati. Inoltre, con l’affermazione del M5S, Renzi è visto come un argine dagli stessi suoi avversari più tradizionali e da un suo potente alleato: Giorgio Napolitano.

La Chiesa invece ha ancora la sua solidità e infatti con la Chiesa non si è rotto. La rappresentazione del litigio per le uonini civili è un po’ leggendaria. Le unioni civili sono passate anche grazie al consenso di un nuovo papa e con lo stralcio della stepchild adoption, tema sul quale il PD ha comunque concesso libertà di coscienza ai suoi eletti. In fondo, ha fatto bene, forse è stato più forte così, nella ricerca della mediazione e del consenso, che in altre situazioni, dove si è contrapposto e imposto.

Infatti, cosa è un uomo politico forte? Un politico con un ampio consenso, capace di persuadere e includere. Nella visione di Franceschini (e Renzi), invece, è un uomo che si impone a dispetto del consenso, cioè un uomo che non ha la forza e al suo posto ci mette la prepotenza. Il suo prevalere e prevaricare finisce per avere più valore del motivo per cui vuole prevalere. Un uomo così intende la politica come un continuo referendum confermativo su stesso. Per questo può succedere che qualcuno usi il referendum per farlo cadere.

Un pensiero riguardo “L’uomo forte”

  1. Anche Mussolini era un uomo che prendeva decisioni. Secondo lo stesso ragionamento di Franceschini allora potevamo tenerci lui fino alla morte. In verità, i problemi dell’Italia non sono le identità di chi decide (tanto non è Renzi che comanda ma Frau Merkel) quanto cosa viene deciso. Frega un accidente sapere che si è riformato qualcosa se il senso di quella riforma va in senso peggiorativo. La cartina al tornasole è il lavoro. Si è fatta una riforma che permette alle aziende di disporre di tutto e si è ottenuto in cambio uno sberleffo. Se si vuole fare una vera rivoluzione occorre redistribuire il reddito a partire dal basso. Oppure continuiamo pure a lamentarci che i consumi non decollano. Chi ha la pancia piena può permettersi di attendere il momento migliore per spendere i suoi soldi. Chi ha fame, invece, ha urgenza di colmare un bisogno fondamentale. Anche Roosevelt è stato (in parte) un uomo forte. Tuttavia, viene ricordato per il peso delle riforme che ha fatto più che dal modo di esercitarle…

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