Elezioni amministrative poco attraenti

Piazza del Camidoglio
Nello scrivere i post sulle riforme costituzionali ho provato un lieve senso di colpa, per aver contribuito, sia pure con un granello, a spostare l’attenzione dalle imminenti elezioni amministrative al referendum confermativo di ottobre, proprio come voluto dal presidente del consiglio, probabile perdente nella sfida tra i candidati sindaci e possibile vincente nella sfida referendaria. A questo hanno contribuito un po’ tutti, dal governo alle opposizioni, tutti i media, con la sola esplicita protesta di Enrico Mentana del Tg7. Le amministrative di quest’anno sono, in effetti, poco interessanti o meno interessanti delle precedenti.

Cinque anni fa, si rinnovavano i sindaci in una situazione carica di aspettative. Nel 2011, eravamo agli inizi della crisi finanziaria globale, i suoi effetti in Italia non erano ancora così evidenti, né c’era consapevolezza che sarebbe durata tanto a lungo. La parola «spread», il differenziale domanda/offerta tra i titoli di stato tedeschi e quelli italiani, sarebbe diventata nota soltanto nell’estate di quell’anno.

Quello che già si percepiva era il crepuscolo berlusconiano, la possibilità di dare una svolta. Le amministrative erano state precedute dalla vittoria nei referendum sui beni comuni e molti candidati outsider ambivano a rappresentarne con successo i contenuti, il più importante dei quali fu Giuliano Pisapia, vincente a Milano. Insieme a questo, c’era la novità sorprendente di Matteo Renzi a Firenze e le prime candidature del M5S. Quella di Federico Pizzarotti riuscirà a conquistare Parma nel maggio 2012.

Oggi, la situazione è più depressa. Il paese è ancora dentro gli effetti della crisi, senza avere grande fiducia in una ripresa futura, teme persino nuovi crolli. La caduta di Berlusconi si è ormai consumata, insieme con la rottamazione del vecchio gruppo dirigente del PD, eppure non ci sembra di vivere in un tempo migliore. Renzi ha bruciato tutte le tappe, è andato al governo, ha fatto le sue riforme, una delle quali, il job acts, già mostra la corda, con la drastica diminuzione dei nuovi contratti, una volta scaduti gli incentivi. A livello locale non è riuscito a costruirsi una classe dirigente, i suoi candidati sono dati tutti perdenti, con l’eccezione di Piero Fassino a Torino, un sopravvissuto della vecchia guardia e di Giuseppe Sala a Milano, tuttavia in bilico, un dirigente d’azienda, l’ex commissario unico di Expo, già direttore generale del Comune di Milano sotto Letizia Moratti.

La sinistra, l’area che sostengo con un certo disincanto, non è ancora riuscita a capitalizzare la ulteriore svolta moderata del renzismo, come non è riuscita negli anni passati a rappresentare un’alternativa al moderatismo del PDS-DS-PD, e continua a dividersi tra collocazioni diverse: lottare nel partito, uscire fuori, puntare ad un nuovo centrosinistra, costruire una sinistra autonoma. Le manca un programma, nel senso di quelle bandiere che si fissano nella testa della gente. E questa volta, le manca anche la spinta dei referendum sui beni comuni. Tuttavia, ci provano Stefano Fassina a Roma, Basilio Rizzo a Milano, Giorgio Airaudo a Torino, e Federico Martelloni a Bologna.

Il M5S è il favorito della competizione, ma non sembra ansioso di vincere. Il vertice, indebolito dalla morte di Gianroberto Casaleggio, ha per forza di cose una fiducia debole nel personale politico del movimento, reclutato e selezionato in modo veloce, superficiale e confuso. Gli esponenti più affermati non sembrano ancora pronti. Così, il movimento continua a candidare sconosciuti e sconosciute, senza mostrare la convinzione di voler vincere, fino al punto che una sua rappresentante di punta, Paola Taverna, è giunta a dire che esiste un complotto (del PD) per far vincere il M5S a Roma, al fine di dimostrare che non è capace di governare.

In questa situazione, nonostante l’importanza delle città (Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna), il referendum ha gioco facile nel prendere il sopravvento.

2 pensieri riguardo “Elezioni amministrative poco attraenti”

  1. hai detto benissimo sul 2011. era stagione politica ben diversa da quella attuale, stava tramontando Silvio ma non c’erano ancora le tempeste che avrebbero caratterizzato l’estate successiva. a questo giro, anche a questo giro, a Milano io salto. sicuramente salto il primo turno. per quanto riguarda Sala, più che il suo passato (Moratti ed expo) è stata decisiva una intervista che ho sentito in radio qualche giorno fa. veramente deludente ed imbarazzante. avevo pensato di votare Cappato, ma i voti di testimonianza non mi interessano.

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