Ballottaggio tra astensione, PD e M5S

Ballottaggio Appendino Fassino

Vi sono cose che faccio, o continuo a fare, per puro spirito normativo. Per esempio, andare a votare e dichiarare in anticipo per chi voto. A volte la dichiarazione ha il senso di una indicazione, altre quella di una confessione. Oggi, ha il senso di una confessione, perché qualsiasi scelta possa fare – votare un candidato, votare l’altro, astenermi – non mi piace.

Ballottaggio fuori dallo schema bipolare

Siamo alle comunali. Si vota con un sistema maggioritario a doppio turno. Secondo il mio schema classico, al primo turno voto il candidato della sinistra alternativa, al secondo quello della sinistra moderata, se il primo è rimasto escluso. Vale così nel bipolarismo centrodestra vs centrosinistra.

Quest’anno (in verità, dal 2013), ci sono tre novità. Il centrodestra è in declino, diviso, con il suo leader, Silvio Berlusconi, ormai ai margini del gioco. Il PD, guidato da Matteo Renzi, è un partito sempre più centrista, forse di destra, anche nella retorica e negli atteggiamenti, un partito che si contrappone in modo aperto al sindacato, pur continuando a rivendicare di essere di sinistra. Il M5S emerge come terzo soggetto politico, paragonabile per consenso al PD e al centrodestra; si candida al governo; rifiuta lo schema destra-sinistra, sembra un ibrido tra opposti estremismi.

In alcune città, Roma e Torino, il ballottaggio è tra un candidato del PD e una candidata del M5S. A Milano tra il PD e il centrodestra unito, a Bologna tra il PD e la Lega, a Napoli tra il sindaco uscente Luigi De Magistris, che occupa lo spazio del M5S e Gianni Lettieri il candidato del centrodestra. La scelta facile, dal punto di vista di un elettore di sinistra, è solo a Bologna, Napoli e forse a Milano. Complicato invece scegliere a Roma e a Torino.

Astensione sempre ambivalente

Per indole, tendo ad escludere l’astensione. Riconosco che il voto ha una importanza relativa e che l’elezione dell’uno o dell’altra può fare poca differenza. Ma l’astensione ha un senso se è accompagnata dalla promozione di istituzioni alternative (come lo furono i soviet);  se serve a raggiungere uno scopo (fare fallire una consultazione, come nei referendum abrogativi); se comunica un messaggio chiaro e univoco (stiamo molto male, in fondo stiamo bene così; siamo contro, siamo indifferenti; siamo di destra, siamo di sinistra; sappiamo cosa vogliamo, non sappiamo cosa vogliamo, etc.); altrimenti è solo una rinuncia interpretabile a discrezione. Si possono trovare alcune ragioni per votare il PD. Altre, per votare il M5S.

Ragioni per votare PD

Il partito democratico è politicamente corretto, un partito civile, ha le sue radici nella tradizione democratica e nell’arco costituzionale. Usa i toni e le parole giuste nei confronti delle donne, degli omosessuali, degli immigrati. Ha un sentimento europeista. Ha un personale politico con qualche competenza amministrativa. Ha una componente di sinistra al suo interno. Ha amministrato male Roma, ma ha amministrato meglio Torino.

Per quanto si possa pensare male del PD, resta l’ultimo baluardo di fronte ai barbari: il M5S è una forza contigua alle forze xenofobe ed è ambiguo in tema di fascismo, razzismo e sessismo. Per più di un intero anno si è distinto per insulti e aggressioni verbali a sfondo sessista contro Laura Boldrini, avversarie politiche e giornaliste. Il voto al PD serve per fermare il populismo antieuropeo. Per battere il renzismo, l’appuntamento è il referendum costituzionale. Tra i sostenitori di sinistra del voto al PD e contro il M5S c’è Alberto Asor Rosa.

Ragioni per votare M5S

Le sue candidate sono giovani e donne. Questo pare contraddire il sessismo del movimento. In verità, anche Forza Italia ha spesso promosso donne a candidature e incarichi di responsabilità (ben oltre la vicenda delle olgettine). Donne, però estranee, indifferenti o ostili al femminismo. Le candidate del M5S sembrano anch’esse indifferenti. È donna pure la candidata leghista di Bologna, Lucia Bergonzoni.

A Roma (salvo la parentesi di Alemanno) e a Torino, il PDS-DS-PD amministra dai primi anni ’90. L’alternanza di governanti e amministratori ostacola il formarsi di sistemi di potere, così cambiare per cambiare fa comunque bene.

Se il M5S è prossimo a tutti i populismi di destra e di sinistra, non è Podemos, ma non è neanche il Front National, molte sue istanze sono riconducibili alla sinistra. Inoltre, il PD, fuor di retorica, ha approvato leggi sfavorevoli agli immigrati – sono suoi i primi centri di detenzione temporanea e i primi sindaci sceriffo; proprio Piero Fassino ebbe a dichiarare qualche anno fa legittimi i respingimenti in mare – e sta dalla parte delle donne soprattutto quando questo è utile nella lotta ai suoi avversari: Fassino non disdegna di mettere a confronto Virginia Raggi e Chiara Appendino sul piano della sensualità; Antonio Funicello, il portavoce di Luca Lotti insulta Chiara Appendino «bocconiana come Sara Tommasi». Molta campagna il PD ha fatto sulla dubbia capacità di autonomia delle due candidate del M5S.

Il PD deriva dall’arco costituzionale, ma è pure il partito che manomette la Costituzione. Il M5S invece la difende. Il voto al M5S serve per battere Matteo Renzi e il PD, il partito garante dell’austerity europea in Italia. Da sinistra, per il voto al M5S (e a Virginia Raggi), si pronunciano Guido Liguori, Leonardo Paggi, Angelo D’Orsi e Paolo Flores D’Arcais.

Testimonial alla rovescia

Quando ci sono tre soggetti politici in competizione, due tendono ad allearsi contro il terzo. PD e centrodestra sono però soggetti divisi al loro interno. In questa campagna elettorale, si è fatto largo uso dei testimonal alla rovescia, fino al caso, credo un po’ montato, di Massimo D’Alema sostenitore di Virginia Raggi. Ai ballottaggi, leghisti e fascisti sostengono i candidati del M5S, Forza Italia sembra preferire quelli del PD.

A Napoli, è probabile che il PD preferisca Lettieri a De Magistris: in questo senso si pronuncia una lettera del responsabile organizzativo Peppe Balzamo. L’Unità ha pubblicato un articolo a favore di una unità repubblicana contro il populismo. Non è una novità. Già Enrico Letta disse di preferire Berlusconi a Grillo.

Città lasciate sullo sfondo

Le considerazioni sulle conseguenze per il governo lasciano sullo sfondo l’amministrazione delle città. Ho assistito al confronto su SkyTg24, su Rai3, e ho letto i programmi dei due candidati torinesi, Appendino e Fassino. Mi pare, entrambi non esprimano una chiara visione della città. Tuttavia, il programma del PD sembra più preciso e completo, direi più competente. Pure nella risposta alle domande di Torino in Comune, il candidato del PD sembra più concentrato. Piero Fassino ha dei buoni testimonal diretti: Mercedes Bresso, Diego Novelli, Gustavo Zagrebelsky, Don Luigi Ciotti, Giuliano Pisapia. Ed ha avuto fin qui un’assessore che mi piace: Ilda Curti.

Come cittadino torinese, non ho da muovere al sindaco particolari rimproveri, se non la mancanza di coraggio nel bloccare il traffico, quando le polveri sottili superano i limiti nell’aria. Per me, una buona amministrazione deve favorire quanto più possibile la pedonalizzazione e l’uso delle biciclette. Tuttavia, è vero che l’opinione pubblica sull’amministrazione degli enti locali è inferiore a quella sul governo, anche per questo i temi nazionali e generali occupano molto più spazio e funzionano da criterio di orientamento.

Voto per un riflesso di appartenenza

Così, il mio orientamento è precario ed è per il voto a Piero Fassino. Con ciò, non ho in mente la rinascita del centrosinistra, future alleanze di sinistra, anche se non le escludo. Il mio auspicio è che rinasca una forza di sinistra autonoma. È il mio auspicio da venticinque anni.

Il PD è un partito – si dice – che ha subito una mutazione genetica o antropologica. Non so, se queste mutazioni siano irreversibili o precludano nuove trasformazioni. Vedo che emerge il socialista Bernie Sanders nel partito democratico americano e che è tornato un altro socialista, Geremy Corbyn, alla guida del partito laburista inglese, il quale ha appena eletto un musulmano di sinistra, Sadiq Khan, a sindaco di Londra. Quindi, non metto limiti all’evoluzione del PD e nemmeno a quella del M5S.

A precisa domanda di Lucia Annunziata, la candidata del M5S non dichiara di stare dalla parte dei metalmeccanici nella loro vertenza contrattuale, nei suoi discorsi cita spesso gli artigiani e le piccole imprese. Punta molto sul reddito di cittadinanza, cosa che leggo come rassegnazione alla disoccupazione e al precariato; sono più in sintonia con il suo avversario: la questione è creare e dare lavoro.

Certo, sono condizionato anche da una componente psicologica e affettiva, una debolezza se si vuole, mi sento parte di una storia, una tradizione, una famiglia, un senso di appartenenza con tutti i suoi riflessi, che in caso di errore mi fa pentire di meno (chi si pente di avere dato ancora una opportunità ai suoi genitori o ai suoi congiunti?). Chiara Appendino mi è simpatica, ma Piero Fassino mi è più familiare.

Un pensiero riguardo “Ballottaggio tra astensione, PD e M5S”

  1. Mi è piaciuto molto, per l’educazione dei toni e per il tentativo di fare un’analisi razionale, ragionata

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