La maggioranza impoverita batte il PD

Appendino-Fassino-QuartieriHo votato Giorgio Airaudo (sinistra) al primo turno e Piero Fassino (PD) al secondo turno. Tuttavia, provo simpatia per la vincitrice Chiara Appendino. Lei mi ispira fiducia. Il suo movimento, meno.

Il tema elettorale della neosindaca – la città divisa in due – si è materializzato nelle urne. Il centro, la crocetta e la collina hanno votato Fassino, le periferie hanno votato Appendino. Lo storico Giuseppe Berta spiega che tra i due capolinea della linea 3 (precollina e Vallette) l’aspettativa di vita si abbassa di sette anni.

Questa divisione sociale non si può imputare all’amministrazione, ma il sindaco è la prima e spesso l’unica linea del rapporto tra istituzioni e cittadinanza. Così, tocca a lui essere bocciato, anche senza colpa.

Il PD riconosce la sconfitta. Al tempo stesso, la mitiga e allontana da sé la responsabilità.

Una lettura dice che la destra ho votato i candidati del M5S, per sconfiggere nei ballottaggi il PD. In parte è vero, ma questi elettori, avendone il potere, non hanno scelto di eleggere candidati di destra. Privi di un senso di appartenenza, sono voti fluidi intercettabili tanto dal M5S quanto dal PD. Da molti anni la politica del PD mira a conquistare i voti moderati, tanto da volerli ospitare persino nelle sue primarie. Al ballottaggio di Torino del 1993, Valentino Castellani (candidato del centrosinistra) partiva dal 20% del primo turno contro Diego Novelli (candidato della sinistra) che aveva ottenuto il 36%. Un distacco ancora maggiore di quello che ha appena separato Fassino (41%) da Appendino (30%). Castellani rimontò e vinse, molto probabilmente con i voti di una destra più solida e stabile di quella odierna. Con quei voti si avviò l’esperienza modernizzatrice del centrosinistra a Torino.

Un’altra lettura dice che il PD ha perso contro le giovani candidate del M5S, perché non si è presentato con volti altrettanto giovani. È la retorica del partito mai abbastanza renziano, che deve completare la rottamazione. Un argomento ingeneroso nei confronti di Fassino. In realtà, il PD a Napoli ha rottamato Antonio Bassolino e candidato la giovane Valeria Valente, senza arrivare neppure al ballottaggio. A Roma, ha rottamato Ignazio Marino e il volto nuovo e pulito di Roberto Giachetti è stato stracciato. Il PD è il partito di governo, non può vivere di rendita sulla rottamazione dei vecchi dirigenti né continuare a rivenderla con nuovi capri espiatori.

Un’altra lettura vede luci ed ombre e prova a metterla in pareggio: abbiamo perso a Roma e Torino, ma abbiamo vinto a Milano e Bologna. Questo vuol dire solo che il PD riesce a tenere nelle città più ricche e a battere l’altro partito di governo, il centrodestra, diviso e con un leader fuori gioco, mentre perde con il M5S, la forza emergente alternativa, quella che in Italia occupa lo spazio delle forze cosiddette anti-establishment.

Il PD sembra orientarsi a imitare il M5S e le sue giovani candidate, a farne emergere di sue, a correggere la strategia di comunicazione: mostrare un leader più umile, più ecumenico; e a correggere la legge elettorale, che con questi risultati, al contrario delle aspettative, metterebbe il PD a confronto con il M5S e non con il centrodestra. Tuttavia, dal 1994 ad oggi, il governo in carica non ha mai vinto le elezioni.

Dal trattato di Maastricht (1992) in poi, siamo entrati in una fase di austerità, che ha redistribuito il reddito alla rovescia, impoverito il ceto medio, e condannato i giovani alla disoccupazione e al precariato. A questa condizione sociale si è aggiunta una percezione negativa del futuro. La situazione si è ulteriormente aggravata con la crisi finanziaria cominciata nel 2008. L’ottimismo, prima berlusconiano e poi renziano, non ha prodotto risultati. Il Job Acts, scadute le decontribuzioni, sembra inefficace.

Per vincere le elezioni, un governo in carica dovrebbe riuscire a promuovere uno sviluppo sufficiente per creare occupazione, oppure a redistribuire la ricchezza per ridurre le diseguaglianze. Queste due possibilità, entro i confini neoliberisti sono proibite e gli attuali leader del PD e governanti del paese sono preoccupati di demolire soltanto quel che resta delle ideologie novecentesche della sinistra.

4 pensieri riguardo “La maggioranza impoverita batte il PD”

  1. provi simpatia er chi è andata in giro per porta palazzo con fascisti e fortconi (e ti ricordo che a Torino tre anni fa fu il vituperato PD l’unica forza a opporsi politicamente, quando Grillo solidarizzò con loro) ? a posto…..

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