Guendalina Sartori, Lucilla Boari e Claudia Mandia

Il direttore del Quotidiano Sportivo del Resto del Carlino, Giuseppe Tassi, è stato rimosso dal suo editore, Riffeser Monti, per aver titolato «Il trio delle cicciottelle sfiora il miracolo olimpico» un articolo dedicato alla sconfitta nella finale olimpica per il terzo posto di Guendalina Sartori, Lucilla Boari e Claudia Mandia, le tre atlete italiane di tiro con l’arco. Il titolo è stato molto stigmatizzato sui social. Tuttavia, ad alcuni, per esempio a Beppe Severgnini, la rimozione del direttore è parsa eccessiva e forse anche ipocrita: per un errore sono sufficienti le scuse; altri titoli peggiori restano impuniti; la sanzione agita lo spettro dell’autoritarismo; il licenziamento fa impressione.

Va detto che il direttore, in pensione il prossimo 30 settembre, è stato rimosso dall’incarico, non licenziato dal posto di lavoro. A motivo delle dimissioni è possibile ci sia anche un po’ di nazionalismo sportivo, poiché sono state offese atlete italiane impegnate nella più prestigiosa competizione internazionale e proprio dopo una importante sconfitta: in tal caso, il sostegno rispettoso della stampa può essere visto come un dovere. Così la vede il presidente della Federazione Italiana Tiro con l’Arco, Mario Scarzella, che per quel titolo ha scritto una lettera di protesta al Resto del Carlino. In ogni caso, non è male che i responsabili di titoli e articoli ispirati a cattivo gusto, volgarità, sessismo, razzismo, bullismo, goliardia, possano essere dimessi.

Il trio delle cicciottelleSe fossi l’editore del giornale, un direttore che fa titoli di quel genere non lo vorrei, non avrei fiducia in lui. Qualificare tre giovani atlete come «cicciottelle» in un titolo di giornale, non è un semplice errore, come potrebbe essere un errore nozionistico o procedurale. È un linguaggio, dice di uno sguardo, un modo di pensare, uno stile: definisce gli altri, specie le donne, per il loro aspetto fisico, per i loro veri o presunti difetti estetici; pretende di fare un complimento o di essere divertente con parole offensive; trasferisce nel testo scritto e pubblicato, che ha sempre un’autorità, un effetto educativo, la volgarità delle battute da bar, per essere popolare. Altri editori possono apprezzarlo ed assumerlo. Perciò, ha poco senso fare confronti e graduatorie tra titoli, per dire «Se non tocca agli altri, allora non deve toccare neanche a lui». Obiezioni che si possono fare ad un giudice o al comandante dei vigili, ma non ad un editore che sceglie quali contenuti pubblicare, con chi collaborare per poterlo fare al meglio, e magari anche di dare il buon esempio.