Sul burkini e i valori della repubblica

Silvia Ballestra - Madonna sud della FranciaEsiste uno sguardo, anche tra gli occidentali, che vede simboli al posto dei vestiti e religioni o ideologie al posto delle persone. Succede con una certa ossessione nei confronti dei musulmani. Succede in Francia – in reazione al terrorismo dell’Isis e all’inefficacia difensiva francese nel prevenire e impedire gravi attentati – con il divieto dei sindaci gollisti di indossare il burkini in spiaggia; divieto appoggiato da Manuel Valls, il primo ministro, che dichiara il burkini incompatibile con i valori della repubblica. In questo modo, la possibile libertà di svelarsi delle donne musulmane è trasformata in un obbligo imposto dagli uomini occidentali. Quando qualcosa, un indumento, è proibito o imposto per ragioni simboliche, il poterlo mettere o togliere contro la norma, diventa simbolo di libertà.

C’è da chiedersi quanti centimetri di pelle una donna debba scoprire, per non incorrere in incompatibilità valoriali con la repubblica, e quale differenza ci sia tra una repubblica laica e un regime teocratico, se entrambi dettano norme di abbigliamento femminile, a seconda del gradimento maschile dominante. In Italia, questa visione normativa, per ora, rimane confinata alla Lega Nord, ma una parte dell’opinione pubblica, anche femminile, simpatizza con la scelta francese.

Credo si possano capire il disagio, la paura, specie da parte delle donne, di forme esteriori vissute come oppressive e restauratrici di un passato patriarcale. Perciò, non condivido i toni offensivi e sprezzanti usati, magari da uomini, nei confronti di compagne e femministe che esprimono la loro critica al costume del velo. Vedo, tuttavia, il rischio molto forte di un atteggiamento pregiudiziale e paternalistico verso le donne musulmane, come se il dilemma del libero arbitrio si applicasse solo a loro.

Nei paesi occidentali, troviamo prostitute, attrici pornografiche, vallette prestate a rappresentazioni sessiste, modelle anoressiche, madri surrogate, casalinghe, mogli e fidanzate conviventi con partner maltrattanti, donne che si sottopongono alla chirurgia estetica, lavoratrici che indossano scarpe con tacchi altissimi. Quante di loro sono libere e consapevoli più e meglio delle donne musulmane che si velano? Quanta parte della loro condizione è commisurata ai valori repubblicani? Credo che nel giudizio sull’autonomia delle donne musulmane occorra più umiltà e che l’idea di un intervento normativo preventivo a loro tutela, che pure vuole sanzionarle, richieda molta cautela: meglio una donna in burkini che una donna esclusa dalla spiagga o dalla piscina. La sottomissione si contrasta con le politiche antiviolenza, il lavoro, l’inclusione, il superamento delle contrapposizioni identitarie, il dialogo e le relazioni.

D’altra parte conosciamo nei paesi mediorientali, ed anche in Occidente, donne velate affermate in politica, negli studi e nelle professioni. Il vissuto delle donne musulmane che scelgono di indossare il velo e raccontare le proprie motivazioni e i propri significati, è il primo punto di vista di cui tener conto. Se vogliamo davvero dargli forza, libertà e autonomia, non possiamo negargli credito e autorità.


Riferimenti:
(*) «La laicità non dovrebbe limitare i diritti ma difenderli» – Intervista. Nadia Bouzekri, Giovani musulmani d’Italia
(*) La consigliera Pd Sumaya Abdel Qader sul burkini: “Anch’io lo uso, illiberale vietarlo. La Francia usa la laicità per escludere” – Laura Eduati
(*) Vietare il burkini in spiaggia? Falso problema. Che fa sentire le donne musulmane ancora più discriminate – di Farian Sabahi
(*) Non solo il velo. In quali altre gabbie vengono rinchiuse le donne? – Lea Melandri
(*) Intorno al Burkini – bei zauberei – Costanza Jerusum
(*) Laicità che assomiglia al fondamentalismo – Bia Sarasini
(*) Cos’è il burkini e perché se ne parla – Le Monde tradotto da Internazionale
(*) Un giorno a Cannes sulle spiagge del burkini – Eva Morletto, Famiglia Cristiana
(*) Io, donna ebrea, sto dalla parte del burkini. A una condizione – Gheula Canarutto Nemni
(*) Burkini, vietarlo è un atto di libertà – Monica Lanfranco
(*) La dannata faccenda del burkini – Marina Terragni
(*) Libertà non è il Burkini – Giuliana Sgrena
(*) Lorella Zanardo: “Io femminista vi dico: vietare il burkini? È giusto. E di sinistra”

15 pensieri su “Sul burkini e i valori della repubblica”

  1. sono convinto che le donne coi tacchi alti siano libere e consapevoli come le donne velate, nè più nè meno MA c’è una piccola differenza: la figlia della donna con tacchi alti può mettere le ballerine senza rischiare nulla, se la figlia della libera signora in burka scopre mezza caviglia rischia grosso dentro la sua comunità e nella sua famiglia (chiediamo ad azar Nafisi e ayaan hirsi alì).
    comunque sul burkini è interessante rilevare che in Francia a indossarlo sono spesso ragazze neo-tradizionaliste in polemica con le madri laiche che indossano un normale costume da bagno, una sorta di sessantotto al contrario.
    Sono contro ogni divieto ma sono contro anche al fatto di equiparare il look laico al look ispirato a una religione monoteista e sessuofoba come islam, ebraismo e cristianesimo. Burka e tacchi a spillo non sono uguali.
    Certo che maschilismo e violenza sulle donne ci sono a Kabul come a Stoccolma ma forse a Stoccolma i una società laica ci sono anche maggiori strumenti per combattere questi mali.
    ci siamo evoluti quando dio è uscito dal guardaroba e non solo da lì, teniamo presente questo quando giustamente critichiamo il divieto francese

    non credo che Madonna nella foto si sia coperta per motivi religiosi e conoscendola non l’ha fatto per pudore, non voglio divieti ma vorrei una società dove ci si copre e ci si scopre non per motivi religiosi o di un senso del pudore d matrice religiosa.
    in ogni caso dato che si vuol dire che le donne si velano per libera scelta se sono d’accordo) allora si deve accettare anche la libera scelta delle donne sui tacchi alti o liftate e delle attrici porno, anche loro sono emancipate e libere oppure la libertà è solo quella di seguire i precetti di una fede religiosa? dire che le donne islamiche col velo sono libere e le attrici porno tutte schiave mi pare contraddittorio
    Comunque tra le donne musulmane osservanti che hanno raggiunto importanti traguardi professionali sarebbe interessante sapere quante di loro lavorano i ambienti dove ci sono anche uomini accanto a loro: una donna medico musulmana può curare un uomo?
    vedi lo scopo del velo non è tenere la donna chiusa in casa ma “proteggerla” dallo sguardo maschile (cioè di un uomo che non sia padre, fratello o marito) visto sempre come pericoloso (lo sguardo femminile sugli uomini non è altrettanto pericoloso quindi anche se il musulmano maschio avrebbe regole di look non le rispetta sicuro che nessuno lo sanzionerà), questo mi è stato detto da donne musulmane che hanno scelto il velo: “la donna è come un gioiello prezioso, il velo serve a custodirlo” ma una tale concezione (sessista) quale giudizio implica verso le donne che non vogliono “proteggersi” dallo sguardo maschile?

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  2. Libertà è anche libertà di motivazione. Se qualcuno vuole vestirsi in un certo modo, per motivi religiosi, perché no?

    Ignoro casi accertati di donne obbligate ad indossare il burkini; conosco casi di ragazze punite perché volevano vestire all’occidentale. Il conflitto potenzialmente può riguardare anche ragazze che vogliano vestire all’orientale.

    Si conoscono casi di donne obbligate a calzature con i tacchi sul luogo di lavoro, persino di cameriere obbligate a scarpinare sui tacchi per servire ai tavoli, fino a sanguinare. Adottando la logica della tutela preventiva, i tacchi andrebbero vietati sul luogo di lavoro.

    Anche le politiche abolizioniste in tema di prostituzione e pornografia si misurano con il nodo dell’autodeterminazione. La contraddizione c’è. Penso però siano situazioni diverse, rispetto alle quali si agisce secondo criteri e con modalità diverse.

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  3. a vietare i tacchi sui luoghi di lavoro non avrei nulla da ridire ma allora vietiamo anche il velo (poi fuori dal lavoro fai come ti pare).
    poi mi farai sapere se hai mai letto di genitori o fratelli svedesi, tedeschi, italiani o olandesi che hanno ripudiato o ucciso una figlia perchè rifiutava il tacco 12

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  4. In Olanda trovo donne esposte in vetrina come pezzi di carne. In Svezia, trovo lo scrittore Stieg Larsson che, ispirato dalla sua esperienza politica e giornalistica, ha scritto: «Uomini che odiano le donne». Delitti e violenze familiari da parte degli uomini esistono anche in quei paesi; non c’è un motivo che li renda più o meno gravi. Poi, se dal mio punto di vista devo eleggere la migliore tra le società a dominanza maschile, cito i paesi del Nord Europa, ma la trovo una cosa del tutto inutile.

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  5. quindi nascere donna in olanda e svezia è la stessa cosa che nascere donna in arabia saudita o a kabul. Relativismo etico a go go

    delitti e violenze esistono ovunque, grazie tante si sapeva ma dove c’è la laicità il maschilismo violento e non violento si combatte meglio che dove domina la religione.
    sto relativismo etico-culturale è insopportabile, mi farete diventare ratzingeriano

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  6. Cosa c’entra il relativismo? Il relativista distingue noi e loro in due insiemi omogenei senza conflitti interni, e rispetta tutto il loro; il relativista assolve l’egiziano, perché la violenza fa parte della sua cultura e tradizione. Io non dico che la violenza fa parte della sua cultura, dico che fa parte anche della tua. E non assolvo nessuno dei due. Anzi, vi metto nella stessa cella, così favorisco l’integrazione.

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  7. e in quale culture la violenza sulle donne si può combattere meglio; in quelle religiose o in quelle dove la religione conta meno?

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  8. La cultura che combatte meglio la violenza è il femminismo.
    I migliori tra gli altri sono quelli che sostengono il femminismo.
    Diffido di quelli che chiedono di essere sostenuti, perché sarebbero i migliori.

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  9. Simone De Beauvoir come la gran maggioranza delle pensatrici femministe più note, non è nata e cresciuta in un paese occidentale e laico, giusto?

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  10. No, non è giusto rappresentare il femminismo come se fosse nato dalla costola della laicità o di un qualsiasi altro pensiero maschile.
    Siamo in Occidente, ci è più noto ciò che è occidentale.

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  11. se è per questo anche il socialismo e il movimento operaio come ogni movimento di emancipazione non ci sarebbero stati se la laicità illuminista e la rivoluzione francese non avessero posto fine alla società feudale. E’tutto collegato.
    Gli illuministi non si sono mai interessati ai diritti delle onne (anzi, i giacobini hanno mandato sulla ghigliottina Olympe De Gouges e chiuso i circoli rivoluzionari femminili) ma quella rivoluzione ha involontariamente preparato la strada ai movimenti futuri.
    Anche la rivoluzione industriale ha aiutato l’emancipazione femminile, non perchè i padroni fossero femministi (manco per idea!) ma perchè le donne hanno iniziato a lavorare fuori casa (anche se in condizioni deplorevoli), hanno percepito un salario (anche se misero e iniquo perchè inferiore a quello di un uomo) e questo piano piano ha aiutato una presa di coscienza dei propri diritti e delle ingiustizie subite.

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  12. È la visione storicista. Se la si condivide, ogni passaggio è in qualche modo debitore del precedente: anche la laicità e l’illuminismo devono qualcosa al feudalesimo e al cristianesimo. Così, l’idea di un dualismo tra laicità e religione perde un po’ di senso.

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  13. Uno storicista un po’ meno anticlericale riconoscerebbe il principio della laicità nella celebre frase di Gesù: «Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

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  14. io sono fazioso evidentemente. mi sembra una idea di laicità un po’ deboluccia, anche un Papa potrebbe sottoscriverla

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