Charlie Hebdo la vera denuncia prende di mira il potere non sfotte le vittime

Charlie Hebdo Sisma alla italianaUna definizione ufficiale e condivisa di satira sembra non esistere. Chiunque può comporre una battutaccia, metterla in una cornice rettangolare e dire: «questa è satira». Urta un po’ il pretenderla sacra. Molti vignettisti, come molti preti, si riparano dietro la sacralità di ciò che vorrebbero rappresentare.

Per parte mia, posso considerare sacra la libertà di espressione: nessuno merita di essere ucciso solo perché fa vignette schifose e forse non merita neanche la censura. Esistono Libero e il Giornale, possono esistere tutti. Charlie Hebdo ha diritto di pubblicarsi e di vendersi, ma riguardo l’imperativo conformistico: «Siamo sempre tutti Charlie», è meglio che ciascuno parli per sé. Io non ero Charlie, nemmeno ai tempi dell’attentato, anche se rispettavo chi, con quella espressione, voleva esprimere la sua solidarietà.

La libertà si associa alla responsabilità. Nei confronti di chi è libero, ci si appella alla sua responsabilità, non alla censura autoritaria. La responsabilità può essere criticata, anche con ferocia. Pararsi dietro la libertà, per sottrarsi alla critica, è vigliaccheria.

Sebbene non esista una definizione ufficiale di satira, ne esistono molte di ufficiose. Alcune circolano in queste ore, tagliate su misura per le vignette più scadenti: dicono che la satira è tale proprio quando ci fa schifo, ci nausea, ci offende, ci fa male, non ci fa ridere, e soprattutto, quando nessuno capisce che è satira, a parte una nicchia di eletti. Definizioni (tecniche?), indifferenti ai contenuti: tutto l’hate speech, potrebbe rientrarvi, come quell’umorismo greve che poi ti intima di fartela una volta una risata. La satira può dissacrare i morti, anche i bambini? Qualsiasi stronzo lo può fare, nel genere comunicativo che preferisce; perché di questa satira dovremmo avere un’opinione migliore?

La definizione ufficiosa che piace a me, è quella che distingue la satira dalla comicità e dagli sfottò, come descritta dalla voce di Wikipedia.

La satira è caratterizzata dall’attenzione critica alla politica e alla società, mostrandone le contraddizioni e promuovendo il cambiamento.
[…] si distingue dalla comicità e dallo sfottò, nei quali l’autore non ricorda fatti rilevanti e non propone un punto di vista ma fa solo del “colore”.
[…] si esprime in una zona comunicativa “di confine”, infatti ha in genere un contenuto etico normalmente ascrivibile all’autore, ma invoca e ottiene generalmente la condivisione generale, facendo appello alle inclinazioni popolari; anche per questo spesso ne sono oggetto privilegiato personaggi della vita pubblica che occupano posizioni di potere.

Charlie Hebdo Italiani prendetevela con la mafiaNelle vignette di Charlie Hebdo sul terremoto, che ha causato trecento morti nel centro-Italia, non si mostrano contraddizioni, punti di vista, contenuti etici, personaggi di potere. Si gioca solo su associazioni stereotipate (italiani-spaghetti-mafia), che forse divertono il pubblico francese. Stereotipi e disgrazie altrui, purtroppo, possono far ridere, come già successe con il piccolo Aylan e i profughi siriani.

Un umorismo fine a se stesso, vuoto. Il vuoto ciascuno lo riempie come vuole. Alcuni comici e giornalisti italiani si cimentano in una difesa corporativa dell’opera di Charlie Hebdo, elaborando libere interpretazioni per dare alle vignette un contenuto di denuncia contro la corruzione, il malaffare, l’incapacità di governanti, amministratori e costruttori che ignorano i rischi sismici. Più di uno, tra questi comici e giornalisti, dà poi dell’analfabeta funzionale a tutti quelli che non sanno comprendere tale autentico significato. Tra gli analfabeti funzionali si distinguono il presidente del senato italiano e l’ambasciatore francese. Un esperto professionista, che in rappresentanza degli stupidi ai quali spiegare veri significati ci mette sua madre, si meriterebbe una sculacciata. Lo stereotipo vuole mamme, nonne, massaie, siano simboli di ignoranza e incompetenza, a fronte dell’uomo in cattedra che prova a renderle un po’ più edotte.

Questi tentativi poco persuasivi di rendere accettabile e persino condivisibile il senso delle vignette di Charlie Hebdo, non tengono conto del fatto che, in ogni caso, la satira è una forma di comunicazione e che la missione del comunicatore non è quella di essere frainteso. Un comunicatore che non tiene conto dell’analfabetismo funzionale è come un costruttore che non tiene conto dei rischi sismici; destinato a lasciare macerie. In un paese c’è il terremoto, in un altro un attentato terroristico, in un altro un uragano, in un altro la guerra. Se ognuno sghignazzasse sulle avversità altrui, sia pure con le opportune e opportunistiche reinterpretazioni successive, che civiltà sarebbe?

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