Sulle bufere sopra la giunta Raggi

virginia-raggiPer le mie scarse aspettative nei confronti dei 5 stelle, un movimento che troppo concede al sessismo, al razzismo, al populismo, ho continuato a votare la sinistra, nelle sue varie articolazioni. Tuttavia, ho provato simpatia per la vittoria delle due giovani sindache di Roma e Torino e, in generale, quando il M5S vince, spero che le sue amministrazioni abbiano successo, o quantomeno se la cavino, nell’interesse dalla collettività e dell’autorità del potere politico.

Dopo un susseguirsi di prove deludenti, l’ennesima delusione ricade, oltre che sul diretto responsabile, su tutta la politica, senza speranze di rivalutazione per i predecessori. Il discredito della politica è una situazione a rischio per la democrazia. Forse, del M5S ho sottovalutato questo aspetto: seppure un movimento incolto, può funzionare da argine alla potenziale affermazione di un movimento di estrema destra. D’altra parte, a sinistra, per ora, non emerge nulla.

Perciò, mi sento distante dall’ansia euforica di vedere Virginia Raggi gettata nella polvere, per ottenere subito una rivincita o per salvare il governo alle prossime elezioni (che spero si tengano nel 2018). Una buona amministrazione a 5 stelle può favorire anche le opposizioni democratiche e di sinistra, perché può dare ossigeno a tutta la politica. Non bisogna temere il successo dell’avversario: gli elettori sono ingrati e, se hanno fiducia nella politica e nelle istituzioni, la volta successiva votano chi gli offre la prospettiva migliore.

L’opposizione faccia l’opposizione sugli indirizzi, i programmi, i provvedimenti, senza l’intento di disarcionare la prima cittadina, e l’informazione svolga la sua funzione di controllo, senza inscenare continue bufere su ogni vero o presunto passo falso. Segnalare l’incoerenza giustiziera e assemblearista del M5S va bene se a favore di un giudizio più equilibrato: l’iscrizione nel registro degli indagati non obbliga alle dimissioni; la provenienza da destra non è uno scandalo; l’esperienza è un valore; la trasparenza non è videosorveglianza.

È giusto che la politica abbia un ambito di riservatezza, nel quale poter raccogliere le informazioni, valutarle, pensare a cosa dire e cosa fare, senza sentirsi sempre il fiato sul collo e ritrovarsi di continuo nell’occhio del ciclone. Mettere alla prova la giunta Raggi e il M5S è diverso dal mettersi a fare la parte del blog di Grillo. Questo anche a tutela dell’autonomia dell’amministrazione da leader e direttori.

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