lapidata-con-i-clickIl suicidio di una ragazza, depressa dalla diffusione di un «suo» video hard, che l’ha resa bersaglio di sarcasmi e offese sessiste sui social-network, è un femminicidio collettivo; una lapidazione tecnologica. Ne sono responsabili i primi diffusori e una moltitudine di individui, soprattutto uomini, molti dei quali mai torcerebbero un capello ad una donna e sempre sarebbero pronti a sostenere fino allo sfinimento che il loro umorismo non c’entra nulla con la violenza, con il sessismo, che di una battuta bisogna ridere. Parte di questa moltitudine miserabile ha continuato ad infierire sulla ragazza anche dopo la sua morte.

Qualcuno ha mosso critiche di «buon senso», che in ogni caso mettono in discussione la ragazza e lasciano il resto sullo sfondo. Lei sarebbe stata cattiva nei confronti del suo ragazzo o ingenua a fidarsi dei suoi amici. Il suo ragazzo, però, era d’accordo, forse l’ideatore del gioco, un cuckcold. Secondo le ricostruzioni della madre, avrebbe costretto lui la ragazza a girare i video e a condividerli con gli amici. In queste situazioni, in genere l’iniziativa è dei ragazzi e le ragazze acconsentono, per farli contenti o perché forzate. Come che sia, la fiducia è una componente essenziale delle relazioni affettive ed amicali. Nessuno di noi pensa di essere amico di qualcuno che vuole rovinarci, tutti condividiamo con pochi intimi qualcosa di segreto e riservato. Se pure fosse stata lei a ideare e volere, non avrebbe fatto nulla di male. Se ha commesso errori li ha pagati in modo sproporzionato. Accettare una tale sproporzione e insistere sulla ragazza, significa contribuire a schiacciare lei e le persone che si trovano nella stessa situazione.

Questa vicenda, dove tanti giudicano la sessualità di una donna, dice molto della sessualità degli uomini. Che disprezzano la donna che gli dà piacere, godono nell’umiliarla e fanno branco nel condividere tutto questo in pubblico. C’è la misoginia e l’erotizzazione della misoginia. Pare un controsenso: gli uomini vogliono fare sesso e poi sviliscono la donna che fa sesso. Da un lato gioca la schizofrenia del possesso: il volere la disponibilità (di tante donne) e la fedeltà (della «propria» donna), quindi l’alternarsi di sollecitazione e repressione. Dall’altro gioca la considerazione che l’uomo ha del proprio corpo, vissuto come indesiderabile, poiché spesso il vecchio vuole la giovane, il brutto la bella, tanto che lo scambio richiede una compensazione o la coercizione, e della propria sessualità vissuta come espletamento fisiologico a cui corrisponde la funzione della donna come ricettacolo. Lei è pura finché non le facciamo accogliere le nostre impurità. Quando questo avviene è una profanazione esaltante, che si prolunga nel nostro disprezzo e nella sua umiliazione. È difficile cambiare la concezione della donna, se l’uomo non cambia la concezione di se stesso.

Fino a quando gli uomini incanalano queste pulsioni nelle proprie fantasie, pazienza, anche se non so decidere se le fantasie disinnescano o incentivano: secondo me, l’immaginario pornografico tradizionale fa molti danni. Quando invece gli uomini perdono il senso della differenza tra fantasia e realtà, possono diventare pericolosi. In rete, il senso di «realtà virtuale» fa perdere il senso di questa differenza con effetti virali incontrollati e persecutori. La rete, con i social-network, è molto più di uno strumento, è un ambiente come l’aria, come l’acqua. Difendere la rete significa difenderla, non dai fantasmi della censura, ma dall’inquinamento. La rete necessita di una ecologia. Essa riguarda l’educazione degli utenti e soprattutto degli amministratori di servizi e organi di informazione online, che accettano di divulgare contenuti incivili, se funzionali a raccogliere dati e a vendere inserzioni a scopo commerciale, riparandosi dietro una malintesa e pretestuosa «libertà d’espressione», fino a sfidare cause giudiziarie.

Una ragazza si uccide, altre si vergognano e si nascondono, convivono con la depressione, non solo perché in tanti le colpiscono coinvolti in un conformistico ingranaggio virale, ma anche perché tutti gli altri lo permettono. La vittima è lasciata sola. Forse, questo fa più male di tutto. Mantenere l’aria e l’acqua pulita è responsabilità comune, altrimenti comune è l’avvelenamento.