Rispetto per Hillary Clinton

Hillary Clinton

Tra le posizioni espresse sulle presidenziali americane, mi ispirano più simpatia quelle che manifestano sentimenti di fierezza e rispetto per Hillary Clinton, le rendono onore ed empatizzano con il suo dolore, per aver mancato di un soffio il sogno di diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti.

Una donna sulla vetta del mondo avrebbe reso evidente la fine del patriarcato. Per me, anche solo la soddisfazione di veder prevalere la parte più civile e responsabile dell’umanità, la più razionale, esperta, progressista contro il suo opposto. C’è un po’ di superbia in questo mio modo di vedere gli schieramenti, ma pure un nucleo di verità e per ora mi accontento.

Hillary Clinton è corresponsabile di scelte controverse e discutibili della politica economica e della politica estera degli Stati Uniti e del Partito democratico; insieme con questo è stata un’avvocata, che si è battuta per i diritti civili ed è stata autrice del progetto più coraggioso ed inclusivo di riforma sanitaria. È una liberale, ma è anche una femminista.

Altre posizioni sulla candidata democratica la ritraggono colpevole del risultato, o addirittura peggiore del suo avversario, per non essere abbastanza o per nulla nuova, radicale, donna, femminista, etc. Porta il nome del marito (invece del nome del padre). È troppo debole per sfondare o troppo forte da spaventare. Un altro candidato al suo posto – Bernie Sanders, Obama, Michelle – avrebbero vinto, stravinto.

In queste posizioni, nei toni astiosi, scomunicanti, sproporzionati, pur al di sotto dei giornali più beceri, percepisco quella misoginia, che non perdona ad una donna l’affermazione professionale e che gode dei suoi insuccessi, oltre la volontà di smarcarsi dalla sconfitta o di usarla a fini provinciali.

Sulle potenzialità vincenti di un altro candidato possiamo pensare quello che vogliamo, come fino a ieri lo abbiamo pensato per Hillary Clinton. Ma è un fatto che, dopo Roosevelt, tre mandati democratici consecutivi non ci siano mai stati e che sarebbe stato ben difficile realizzarli proprio oggi con un orientamento populista che, in tutto l’Occidente, penalizza i governi in carica. La candidata democratica ha ottenuto meno consensi di Obama, ma dopo otto anni di Obama; un declino già in atto nel 2012.

In ogni caso, Hillary Clinton ha prevalso nel voto popolare ed ha ottenuto la maggioranza tra le donne, i giovani, gli afroamericani, gli ispanici, e i poveri. Ha perso, secondo gli analisti, nelle regioni deindustrializzate, dove nell’ambiente operaio, bianco e maschio, si sono saldati la paura della globalizzazione, il sessismo e il razzismo. Sulle donne va detto che sono state soprattutto le donne nere a votare in massa per Clinton, mentre le bianche al 53% hanno votato per Donald Trump.

Un candidato più socialista avrebbe dovuto tenere insieme la capacità di mostrarsi alternativo al governo in carica, pur facendo parte dello stesso partito, vincere le diffidenze conservatrici e reazionarie, che esistono ed hanno il loro peso, e allungare la coperta sul lato della classe operaia e del ceto medio impoverito senza scoprire altri settori della società. Sanders avrebbe dovuto fare i conti pure con l’antisemitismo. Gli ebrei, per due terzi, hanno votato Clinton.

Troppo facile buttarla sulla candidatura sbagliata, facendo leva sui pregiudizi. È stata una candidatura dignitosa e la sua sconfitta coinvolge tutti i progressisti ed i loro valori. Se pure Trump avesse vinto, nonostante e non grazie al sessismo e al razzismo, questo direbbe dell’insufficiente rilevanza di questi giudizi di valore. Tuttavia, questi giudizi hanno avuto più rilevanza che in passato ed hanno messo in difficoltà il candidato repubblicano.

Quella democratica non è una sconfitta storica, perché non è definitiva per un tempo storico; ha mancato una vittoria ad alto valore simbolico come fu quella di Obama nel 2008 (anche nelle primarie di allora, Hillary Clinton prese più voti e meno delegati), ma sta dentro un movimento oscillante e può prendersi tutte le sue rivincite.

Riferimenti:
[*] Great again – Ida Dominijanni, 9.11.2016
[*] 2016 election results: National Exit polls edition.cnn.com
[*] Clinton ha preso più voti di Trump ma perde molti stati per un soffio – Fabrizio Tonello, 10.11.2016
[*] Quelle urne sommerse da sessismo e razzismo – Judith Butler, 10.11.2016
[*] Dietro alla vittoria di Trump c’è la rivincita dell’uomo bianco – Adam Shatz 11.11.2016
[*] Trump ha vinto grazie a Facebook? – Il Post, 11.11.2016
[*] «Vi spiego perché vincerà Trump – Allan Lichtman, 01.10.2016
[*] 5 motivi per cui Donald Trump vincerà – Micheal Moore, 24.07.2016
[*] Nancy Fraser – Hillary Clinton e il nuovo spirito del femminismo

Un pensiero riguardo “Rispetto per Hillary Clinton”

  1. le donne bianche che hanno votato hillary clinton sono per lo più poco istruite e di ceto-medio basso come gli uomini bianchi pro-Trump cioè il segmento di popolazione ignorato in questi anni dai politici di entrambi gli schieramenti e perciò più ricettivo al populismo di Trump (se poi aggiungiamo che nella cultura politica americana il termine “populismo” non ha la pessima fama che ha in Europa)

    https://www.carmillaonline.com/2016/11/13/burning-down-the-house/

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