Anna FalconeVoterò NO al referendum costituzionale del 4 dicembre. Ho votato NO nei referendum confermativi del 2001 e del 2006. Avrei votato NO alla riforma che si andava delineando nella Bicamerale di D’Alema nel 1998. In questi trent’anni, sono sempre stato contrario alle riforme costituzionali, perché sempre vi ho visto un trasferimento di potere dal parlamento al governo; una distorsione dei rapporti tra stato e regioni; una insufficiente legittimazione dei soggetti che volevano essere costituenti. La riforma Renzi-Boschi non fa eccezione.

Persone che stimo e rispetto, voteranno SI, perché non vogliono trovarsi in compagnia di Forza Italia, Lega Nord e M5S. Per me, il voto di questi gruppi è strumentale, contro il governo e indifferente ai contenuti costituzionali. Fosse un voto autentico, riterrei comunque opportuno che la Costituzione fosse condivisa anche con loro e non solo con il Partito democratico. Il 4 dicembre non voteremo il prossimo governo, voteremo se aumentare il potere del prossimo governo. Nulla vieta, in caso di vittoria del SI, che il prossimo governo sia delle destre.

Più interessante è la dislocazione delle forze sociali, che vede con il SI la Confindustria e con il NO la Cgil.

Quale che sia l’esito, il referendum avrà una importanza relativa. Se vincerà il SI, le due principali promesse, la stabilità governativa e la velocità dei procedimenti legislativi, dovranno fare i conti con il consenso reale nel paese. Senza il quale, a fronte di una opposizione parlamentare debole, il partito unico al governo sarà destinato a dividersi. Se vincerà il NO, il governo continuerà a mortificare il parlamento con i decreti leggi ed i voti di fiducia; un abuso, ma almeno non costituzionalizzato.

L’importanza relativa del referendum sembra suggerire un criterio di voto orientato dalla contingenza, perché la Costituzione non è sacra e l’instabilità immediata potrebbe essere un male. L’Italia repubblicana è sopravvissuta all’avvicendarsi di 63 governi e non sarà proprio questa crisi di governo, peraltro non richiesta, a precipitarla nell’abisso.

La Costituzione non è sacra, ma neppure una carta qualsiasi da spendere nel gioco politico come una normale legge ordinaria. Non è serio cambiare la Costituzione per ridurre i costi della politica, per lanciare un messaggio di semplicità, per fare il verso ai populisti, per dare un po’ di legittimità al governo in carica contro le opposizioni. La Costituzione non è sacra, ma è più che profana; occorre ridarle la dignità di legge fondamentale, la legge di tutti.