Sulla vittoria del NO al referendum costituzionale

risultati-referendumCome annunciato, per il dovere militante di prendere posizione, ho votato NO al referendum confermativo, perché sono contrario ad una Costituzione dirigista e accentratrice e perché non reputo sia la Costituzione in vigore ad essere responsabile della crisi italiana; neppure considero il bicameralismo paritario una causa della presunta lentezza del procedimento legislativo: se una camera esamina una legge per volta, due camere esaminano due leggi per volta.

Posso così essere contento della vittoria del NO e della sua ampiezza, sia pure nella singolare situazione che vede gente di sinistra delusa e risentita e gente di destra in festa. Il fatto è che la lettura partitica del voto referendario è fuorviante. I gruppi in campo si sono scambiati i contenuti: il PD ha assunto il primato del governo, le destre quello del parlamento. La confusione e l’indifferenza strumentale per i contenuti insiste da tempo e indebolisce ogni senso di appartenenza.

Se c’è stato voto politico sul governo, peraltro richiesto dallo stesso governo, esso ha riguardato la valutazione sulla propria condizione sociale. I soddisfatti hanno acconsentito, gli insoddisfatti no. L’insoddisfazione c’entra poco con la simpatia politica e molto con il sentirsi collocati in periferia. I giovani, i poveri, i meridionali, che hanno votato NO e che votano M5S o si astengono, un tempo avrebbero potuto essere elettori del PCI. Gli stessi elettori del PD hanno votato NO, il 30% a Torino, Brescia, Padova, Palermo e il 40% a Napoli e Cagliari.

Se dovessi io collocarmi socialmente, mi sentirei tra gli inclusi, ma in una posizione di prossimità agli esclusi. Un evento imprevisto basterebbe a precipitarmi nella povertà. Sto nel campo dei progressisti, ho una formazione politica che mi trattiene, sono ancora sensibile alle sirene del meno peggio e della narrativa che contrappone i civili ai barbari, ma tengo fermo sulla Costituzione, come sulle leggi elettorali, il punto dell’inclusione nella rappresentanza e nella partecipazione, perché questa ha un nesso con l’inclusione sociale. Semplificare la politica, in tempo di diseguaglianze, significa far fuori un pezzo troppo grande di società, un pezzo che, come è giusto, ha detto NO.

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