Bettino CraxiSe fossi un amministratore comunale e ricevessi la proposta di dedicare una via o una piazza a Bettino Craxi, mi sentirei in imbarazzo. Craxi è stato presidente del consiglio, l ’ultimo leader del socialismo italiano, il primo del liberismo di sinistra. Ha dunque rappresentato qualcosa e nel pluralismo toponomastico può starci una sua targa. Se non fosse che, quella targa, è in genere proposta all’insegna del riconoscere che egli aveva ragione. Questa riconoscenza, in verità, io non la sento. Al limite, sono disposto a concedere uno spazio simbolico anche a quelli che, secondo me, avevano torto.

Il craxismo si può sintetizzare in una conversione a destra del socialismo, tradotta in: leaderismo e decisionismo come stile di governo; liberismo temperato in economia; spettacolarizzazione della politica; atlantismo e anticomunismo; illegalità e immoralità. Una concezione del potere fine a se stesso. Il craxismo è sopravvissuto a Craxi ed è stato interpretato in vario modo da D’Alema e Veltroni, da Berlusconi e da Renzi. Ha vinto, e in questo senso ha avuto ragione, ma, dal mio punto di vista, ha contribuito al declino e al degrado della politica e della società italiana. I suoi estimatori pensano che Craxi abbia subito un’ingiustizia o un eccesso nei processi giudiziari di Mani Pulite. Io credo che non abbia saputo perdere.

Egli accusò tutto il sistema dei partiti di essere corrotto, perché la politica costa. Persa l’immunità parlamentare, fuggì per sottrarsi alla giustizia. La sua accusa non volle essere un contributo alla verità storica o ad una più profonda moralizzazione, ma solo una chiamata di correo a scopo difensivo e diversivo. Una resistenza velleitaria che rese rovinosa la sua caduta. La giustificazione dei costi della politica, a fronte del finanziamento pubblico, era inaccettabile: anche fare impresa, essere un lavoratore dipendente, mantenere una famiglia ha i suoi costi, senza che questo autorizzi a compiere reati. Gli altri leader non si contrapposero alla magistratura e seppero ritirarsi. Berlusconi, suo amico ed erede politico, sopravvisse e pure vinse, perché nonostante le inchieste mantenne il consenso.