Il centrosinistra? Meglio la sinistra

Negli anni ’60 il centro era la Democrazia cristiana. Negli anni ’90, solo un prefisso retorico, per contendersi uno spazio e sfumare un profilo politico

Prima pagina dell'Avanti organo del PSI

Bersani non aderisce al PD, ma – dice – resto nel centrosinistra. Secondo D’Alema, rimosso Renzi, il centrosinistra tornerà ad essere unito. Intanto, io continuo a sentirmi un po’ estraneo rispetto ad un’area politica così definita.

Il centrosinistra, per me, era e rimane l’alleanza di governo tra la Democrazia cristiana e il Partito socialista italiano, negli anni ’60. La formula aveva un senso, i rapporti di forza erano favorevoli alla Dc, il partito che, negli anni ’50, governava quasi da solo, con il supporto di alleati moderati minori (fase del centrismo), poi, persa una parte del consenso, sceglieva di cooptare al governo la più piccola e moderata delle due sinistre, il PSI. La collocazione di centro della DC, come degli alleati minori, il PRI, il PLI, pur in una situazione di bipartitismo imperfetto, si giustificava con il fatto che la parola destra evocava ancora il fascismo.

L’etichetta di centrosinistra degli anni ’90 è un’altra cosa. Designa l’Ulivo, l’alleanza tra il Partito democratico della sinistra (PDS), erede del PCI, e il Partito Popolare (PP), erede della sinistra democristiana; in seguito dei DS e della Margherita. Coalizione alternativa al centrodestra, a sua volta formato da Forza Italia (autodefinita di centro), Alleanza nazionale (autodefinita di destra), Lega nord (autodefinita né di destra, né di sinistra, come molti movimenti fascistoidi, ultimo il M5S). Il prefisso centro, usato da entrambe le alleanze, si elide reciprocamente. Nel bipolarismo, il centro non è più una forza autonoma e omogenea, è solo una zona di frontiera tra destra e sinistra, rispetto alla quale si sta di quà o di là.

L’uso del centro come prefisso è una trovata retorica, per uno spazio conteso. Mostra una sfumatura del profilo politico in virtù di una scuola di pensiero secondo la quale le elezioni si vincono al centro, nella conquista dei voti moderati. Con il ritorno al proporzionale, può riformarsi un partito di centro, come lo era la DC, pur se mancano altre condizioni, per prima la possibilità di redistribuire consistenti risorse pubbliche. Anche nel perseguire l’alleanza con una forza di questo tipo, la questione che si pone al gruppo che fuoriesce dal PD è la ricostruzione e la riunificazione del campo della sinistra. Che, al momento, io so immaginare solo come un partito del (o per il) lavoro (produttivo e riproduttivo).

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