L’amnistia e il sovraffollamento carcerario

amnistiaNel giorno di Pasqua, a Roma, i radicali hanno marciato e chiesto l’amnistia, per liberare le carceri sovraffollate. Nel novembre 2016, 54 mila detenuti occupavano uno spazio previsto per 49.700 persone. La causa radicale è giusta e corrisponde ad un principio costituzionale: le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. L’iniziativa è lodevole, perché sta agli antipodi della demagogia e del populismo. Lottare per i diritti umani dei detenuti, non è un tema che porta facili consensi, semmai li aliena.

Resta da vedere se l’amnistia sia la soluzione più efficace, per risolvere il problema. Può esserlo come soluzione d’emergenza, come lo fu l’indulto nel 2006 (già tre anni dopo le carceri risultavano di nuovo piene). L’indulto fu criticato per essere stato esteso anche all’omicidio volontario e per non aver potuto sfoltire i processi, dato che il provvedimento estingueva la pena, ma non il reato. L’amnistia invece estingue il reato e quindi i relativi procedimenti giudiziari, a vantaggio dei processi riguardanti i reati non amnistiati, si suppone i più gravi ed importanti, così salvati dalla prescrizione. L’amnistia, se circoscritta ai reati minori, lascia in carcere gli individui socialmente pericolosi e non ha dunque motivo di suscitare allarme sociale.

Tuttavia, dal 1992, l’amnistia, come l’indulto, compete al parlamento e richiede la maggioranza qualificata dei due terzi. La scelta dei reati da estinguere diventa facilmente oggetto di trattativa tra i partiti, con la tentazione da parte di alcuni di voler includere i reati riguardanti la corruzione politica o altri interessi del proprio elettorato. Il prevedibile conflitto può bloccare il provvedimento o snaturarlo. Oppure, più semplicemente, la destra, il M5S possono impugnare l’argomento securitario a fini di propaganda elettorale; il PD, condizionato dall’allenza con Alfano, non avrebbe la forza di reggere il confronto. Alla marcia radicale era presente solo il gruppo di Sinistra Italiana. Va detto, che vi era pure la ministra Beatrice Lorenzin.

Se anche un’amnistia riuscisse a passare – effetto comunque importante per i detenuti di oggi – il problema del sovraffollamento carcerario, come si è già visto, si riproporrebbe entro pochi anni. Per evitarlo, occorre depenalizzare quei reati che più contribuiscono a popolare inutilmente le carceri. La Corte Costituzionale ha abolito la legge Fini-Giovanardi, sul consumo di droghe leggere. Ciò ha in parte attenuato l’aumento della popolazione carceraria. Il parlamento, con la sola maggioranza semplice (ipotizzando un coraggio che l’attuale governo non ha), può proseguire l’opera e, per esempio, abolire la Bossi-Fini, in particolare il reato d’immigrazione clandestina; inoltre, può adeguare i requisiti di accesso alle pene alternative alla condizione delle persone senza fissa dimora e senza lavoro. In tal modo, si, l’amnistia può essere propedeutica ad una riforma della giustizia.

Riferimenti:
[>] Perché l’Amnistia serve a tutti i cittadini (anche a quelli liberi) (Radicali, 19.12.2012)
[>] Radicali in marcia per l’amnistia. “Non abbiamo molti alleati, andiamo dal Papa” (HuffPost, 16.04.2017)
[>] Dietro le sbarre: nelle carceri italiane 54mila detenuti. Ma i posti letto ancora non bastano (Repubblica, 10.11.2016)

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