Un pensiero riguardo “Sul «femminismo punitivo»”

  1. il fatto è che la donna che si prostituisce vede il proprio corpo ridotto a merce, è per questo che il cliente è nei fatti un prostitutore. Il che non vuol dire che una donna non possa fare sesso in cambio di denaro ( la libertà di cui parlano alcune femministe), ma allora è come procurarsi tanti amanti per ricevere regali, una cosa privata, che non c’entra col pagarvi le tasse, non c’entra con la regolamentazione, che sono le cose che abbassano il corpo della donna, o di chiunque, a merce.
    Perchè la regolamentazione, le tasse, i bordelli legali in cui si lavora ( cose tanto care a leghisti e seguaci della doppia morale familistico- patriarcale), sanciscono il corpo come merce, e sono quindi cose naturalmente prodromiche del mercato nero del corpo come merce, e di tutte le dinamiche di abbrutimento che conosciamo.
    Per cui, si prostituisca la donna che lo voglia, ma sarà una scelta autodeterminata (per quanto la società attuale lo consente), solo se rientra in rapporti privati , del tutto personali e senza vincoli, scevri da soprastrutture regolamentatrici dello stato o delle mafie che esse siano.
    Altrimenti, vi è una interna contraddizione, anche da parte di quelle donne che rivendicano la libertà di fare ciò che vogliono del proprio corpo, nel momento in cui questo diventa merce, è sottratto alla libertà che in buona fede si rivendica.

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