2 pensieri riguardo “Sul «femminismo punitivo»”

  1. il fatto è che la donna che si prostituisce vede il proprio corpo ridotto a merce, è per questo che il cliente è nei fatti un prostitutore. Il che non vuol dire che una donna non possa fare sesso in cambio di denaro ( la libertà di cui parlano alcune femministe), ma allora è come procurarsi tanti amanti per ricevere regali, una cosa privata, che non c’entra col pagarvi le tasse, non c’entra con la regolamentazione, che sono le cose che abbassano il corpo della donna, o di chiunque, a merce.
    Perchè la regolamentazione, le tasse, i bordelli legali in cui si lavora ( cose tanto care a leghisti e seguaci della doppia morale familistico- patriarcale), sanciscono il corpo come merce, e sono quindi cose naturalmente prodromiche del mercato nero del corpo come merce, e di tutte le dinamiche di abbrutimento che conosciamo.
    Per cui, si prostituisca la donna che lo voglia, ma sarà una scelta autodeterminata (per quanto la società attuale lo consente), solo se rientra in rapporti privati , del tutto personali e senza vincoli, scevri da soprastrutture regolamentatrici dello stato o delle mafie che esse siano.
    Altrimenti, vi è una interna contraddizione, anche da parte di quelle donne che rivendicano la libertà di fare ciò che vogliono del proprio corpo, nel momento in cui questo diventa merce, è sottratto alla libertà che in buona fede si rivendica.

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  2. Il problema è proprio la strumentalizzazione che si cerca di fare di qualsiasi cosa. La libertà non sta fra le righe delle leggi, la libertà sta nei capi saldi della costituzione. I governi violano la libertà delll’individuo costantemente asservendola ad un sistema dittaoriale e speculatore . Parlare per forza di donne schiave e serve come se questa fosse l’unica condizione possibile della donna, lede di fatto il pensiero che essa sia in grado di autodeterminarsi. Se vuole vender il proprio corpo che lo faccia! Chiaro che deve essere una sua scelta privata. Decidere di fare sesso, come con chi e dove e anche in che misura dovrebbe appartenere alla sfera privata di ognuno di noi. Non trovo corretto nemmeno lo sbandieramento della propria identità sessuale, che porta solo scompiglio. Non dovrebbe essere di dominio pubblico. Non dovrebbe avere rilevanza in nessun frangente. Non devo essere giudicato in base ai miei gusti sessuali, perchè sono affar mio! Sfera intima e privata, una condizione che pare essere scomparsa dalla faccia della terra…
    Se poi parliamo di pornografia invece, è un vero a lavoro, pertanto che differenza c’è col vendere la propria fatica ad un datore di lavoro, se non la parte del corpo usata per lavorare? Concorderei sul divieto di utero in affitto, nel momento in cui fosse vietato l’aborto. Perchè non trovo giusto che si possa essere libere di uccidere il frutto del proprio ventre e non di cederlo donandogli comunque occasione di vita! Non è molto diverso da abbandonare in ospedale il proprio figlio alla nascita permettendo che venga adottato. Per non parlare di compravendita di essere umani, basterebbe infatti non permettere che la cosa venga fatta per un tornaconto economico, ma solo gratuitamente.

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