Artemisia Gentileschi, Giuditta che decapita Oloferne (1612-1613)Secondo la caricatura maschilista, il femminismo odia gli uomini. Si tratta, il più delle volte, di una caricatura delegittimante, vittimistica ed egocentrica; un modo di ribaltare la frittata. Le femministe di norma negano l’odio e qualcuna persino esagera nel mostrarsi gioiosa, entusiasta ed amorevole nei confronti degli uomini. Nella mia esperienza, le donne femministe, anche le più critiche e radicali, sono gentili e ben disposte. Le poche aderenti all’immagine della donna misandra si incontrano sui social-network dove è facile sfogarsi.

Nella misandria, va detto, non c’è nulla di male: perché una donna non dovrebbe odiare gli uomini? Dietro di lei c’è una storia millenaria di asservimento sessuale, domestico, affettivo, che in parte ancora prosegue. Una donna vive sulla sua pelle o vede sulla pelle delle sue simili le violenze, le discriminazioni, le rappresentazioni sessiste. Non è questa tutta la realtà, forse non è già troppo che sia appena un po’? A stupire dovrebbero essere le donne che amano gli uomini.

La misoginia, nonostante ferisca ed uccida, è socialmente accettata ed interpretata anche dalle donne. Risulta pure colta e divertente, oggetto di aforismi, dotte citazioni, battute e barzellette. La misandria invece è solo un brutto fantasma, qualcosa da cui è doveroso smarcarsi. Se fossi una donna, non sentirei questo dovere. E anche da uomo non lo sento. Come esiste la misogina femminile, può esistere la misandria maschile.

Gli uomini sono pronti a fischiare la misandria come fosse un fallo da cartellino rosso, ma non hanno alcun titolo arbitrale. Essi reagiscono al declino del patriarcato: con feroci colpi di coda; o con l’indifferenza di chi lascia fare senza mettersi in discussione; oppure con una solidarietà sfuggente ed ambigua sul piano politico e relazionale. Questi sono i messaggi maschili che arrivano più forti, seminano sfiducia e alimentano rabbia o delusione. Mando messaggi simili? Comunque sia, ne ricavo dei vantaggi. Posso essere odiato anch’io, perché no?

È vero che il femminismo ha ridimensionato l’egemonia patriarcale e trasformato il mondo nel senso dell’emancipazione prima e della libertà femminile poi. Dunque, i motivi per essere arrabbiate sarebbero venuti meno («Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato….»). Ma non funziona in un modo così simultaneo. Anzi, è proprio quando la sottomissione smette di essere interiorizzata che si può provare una grande rabbia per quella che è stata e per quanta ne rimane. Quando c’è, è meglio che trovi le forme per esprimersi, altrimenti va a finire in depressione o in comportamenti artefatti. La rabbia silenziosa è quella che deve far più paura. Quante donne ci odiano in silenzio?