Solidarietà ad Arcilesbica

Arcilesbica

La pagina facebook di Arcilesbica ha linkato l’articolo di una femminista americana. L’articolo tratta della differenza tra donne e transgender. L’autrice solidarizza con le lotte e i diritti delle persone transessuali, nello stesso tempo rivendica la differenza delle donne, spazi di autonomia e di separazione: in alcune discussioni, per esempio sulla maternità, sull’allattamento al seno in pubblico, sull’aborto; in alcuni luoghi, per esempio, nell’accesso ai centri antiviolenza, agli spogliatoi, ai bagni pubblici.

Il link dell’articolo ha suscitato una reazione molto intollerante. Centinaia di commenti offensivi e violenti accusano Arcilesbica di essere transfobica, bigotta, misandrica, le rinfacciano l’opposizione alla gpa, e ne invocano l’espulsione dal movimento LGBT. Ad animare l’offensiva sono soprattutto uomini. Ad accusare Arcilesbica sono stati anche il movimento identità trans e il circolo Mario Mieli di Roma.

Arcilesbica si è difesa da questa ondata di bullismo, con un richiamo al senso delle proporzioni: è stato solo pubblicato un articolo che voleva essere uno spunto di riflessione; con la difesa dell’autonomia delle donne; e con la comprensione del fatto che l’autrice dell’articolo è una vittima di violenza sessuale, con tutto il diritto di sentirsi a disagio in presenza di corpi maschili in determinate situazioni.

L’articolo l’ho letto con qualche fatica, perché scritto in inglese. Forse toni ed argomenti sono più adatti al pubblico americano e meno comprensibili dal pubblico in Italia, dove il politically correct è poco osservato. Tuttavia, nell’insieme, mi è parso un discorso accettabile, anche senza la giustificazione di un trauma. Io sono un uomo. Mi sento solidale con il femminismo. Non ho paura delle donne. Eppure, per ragioni di imbarazzo e pudore, preferisco non trovare una donna nello spogliatoio maschile; non essere visitato da una medica, almeno per alcune visite; e posso pure avere desiderio, in certe discussioni, di ritrovarmi solo tra uomini. La condivisione di alcuni spazi con le donne, non è, secondo me, una faccenda di norme e regole da stabilire a priori e da applicare in modo automatico; è una questione relazionale.

Sono punti di vista che si possono non condividere, senza perdere il senso del rispetto e della civiltà. Le accuse di convergenza con i cattolici integralisti, sono un cattivo argomento. Anche gli accusatori di Arcilesbica possono trovare le loro brutte convergenze nelle pagine revansciste e ingannevoli degli MRA, Men’s Rights Activism.

Io rifiuto e condanno l’idea che un gruppo umano possa essere considerato peggiore o inferiore e, quindi, discriminato ed escluso dai diritti civili, politici e sociali. Questo non significa che le differenze siano soltanto un dispositivo discriminatorio e vadano perciò negate e rimosse, pena lo scadere nella discriminazione penalizzante.

Il principio originario della violenza e dell’esclusione è la misoginia patriarcale, la pretesa maschile di avere sempre certezza del sostegno, dell’accoglienza e della disponibilità femminile. Perciò, fa impressione vedere in atto un linciaggio simbolico ad opera di molti uomini del movimento contro un’associazione di donne. A cui, per quello che vale, va tutta la mia solidarietà.



Riferimenti:
[^] Risposta di Arcilesbica al circolo Mario Mieli
[^] Risposta di Arcilesbica al movimento identità trans
[^] I am a Woman. You are a Trans Woman. And That Distinction Matters

One thought on “Solidarietà ad Arcilesbica

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  1. Dopo molti mesi ho deciso di approfondire questo argomento che non avevo compreso, ne avevo compreso la polemica attorno ad esso. Quando si arriva a mettere Arcilesbica accanto agli integralisti cattolici significa che non si hanno argomenti e che si preferisce sospingere nel fango che dialogare, lo dico conoscendo Arcilesbica. Aggiungo che se non fosse esistiti probabilmente ammettere a me stessa il mio lesbismo sarebbe stato assai più complesso vista la violenza patriarcale sistemica per come questa si esprime, quindi ben venga Arcilesbica che come viene sottolineato merita solidarietà, e (ti cito):

    è stato solo pubblicato un articolo che voleva essere uno spunto di riflessione; l’autrice dell’articolo è una vittima di violenza sessuale, con tutto il diritto di sentirsi a disagio in presenza di corpi maschili in determinate situazioni.

    Infatti chi subisce uno stupro per elaborarlo e superarne la portata violenta può impiegare molto tempo, ma essere empatici prevede di avere cuore, mentre è facile sentirsi giudici e sentenziare specie se queste sentenze colpiscono un associazione che da sempre è femminista e che contrasta senza imporre l’eteronormatività (ovvero il patriarcato perché le due cose sono strettamente connesse) dico questo anche in virtù dell’ultimo congresso di Arcilesbica che come sottolinei ha solo linkato un articolo che voleva essere spunto di riflessione, articolo scritto da una donna stuprata e che si sente a disagio in presenza di un corpo maschile in determinate situazioni.
    Ma lo stupro è normale nel patriarcato, infatti nei matriarcati non esiste una parola che lo indica perché non esiste il fenomeno quindi non occorre una parola che lo identifichi, tanto normale che l’attenzione può essere spostata sulla transfobia, e non rimanere sull’opinione liberamente espressa dal portato esistenziale di una donna lesbica violentata.
    Grazie per questo tuo articolo Massimo
    Buona domenica.

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