Liberi e Uguali. Il voto classico di sinistra

Laura Boldrini - Vota Liberi e Uguali

Mi chiede: «E tu per chi voti?». Rispondo: «Liberi e Uguali». Lei: «Va bene, ma come lo motivi politicamente?» Io: «C’è Laura Boldrini». Lei: faccia ironica e rassegnata. Se piace una persona, cosa si può obiettare? D’altra parte, basta una persona per scegliere un partito? Nella nostra cultura di sinistra, no. Si sceglie per una visione del mondo, un progetto, un programma, un soggetto collettivo, come fa il manifesto degli intellettuali. Per parte mia, aderisco a questa cultura non personalistica, ma capita ci sia una persona, per milioni o per alcuni, per quelli che la sostengono e per quelli che l’attaccano, più capace di altre di essere una bandiera.

Per me, Laura Boldrini corrisponde ai contenuti, ai valori, che lei stessa ha nominato nella chiusura della sua campagna elettorale a Milano, per delineare la fisionomia del nuovo partito che Liberi e Uguali può diventare: il laburismo, l’europeismo, l’ambientalismo, la solidarietà, il femminismo. Quest’ultimo citato con più enfasi. Poi, c’è un magnetismo che è difficile mettere in parole. Ha la sua importanza, per me, il fatto che lei sia una donna e altre con lei, come Anna Falcone e Rossella Muroni. Che a favore di questa lista ci siano Maria Luisa Boccia, Rossana Rossanda, Luciana Castellina. Perché da tempo dò più credito alle leadership femminili.

Detto da osservatore esterno, un po’ tutto il personale politico di Liberi e Uguali è abbastanza di mio gradimento. Nell’insieme i candidati più noti, li vedo come persone competenti, presentabili, rispettabili, a tratti persino un po’ ingenue, non mediatiche, non demagogiche, che non fanno gli strilloni, non cercano di piacerti, non ti dicono «Sono uno di voi». Parlano alla testa, si affidano al ragionamento, al discorso strutturato. Non mostrano ostilità nei confronti degli avversari. Chiedono un voto per sé, non contro altri.

Nel complesso Liberi e Uguali mi appare come una formazione di sinistra equilibrata. Né convertita, né identitaria, ma unitaria. Né moderata, né estremista, ma socialista. Né squadra, né popolo, ma partito. Un partito di sinistra in senso classico, plurale e potenzialmente grande, quello che si dà per programma l’attuazione della Costituzione. In tempo di crisi e confusione, di moderno medio evo, il ritorno al classico mi pare la scelta più saggia.

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