Lega.M5S

Difficile, da parte mia, pensarmi come oppositore del governo giallo-verde (o giallo-blu), così come s’intende l’opposizione in un regime di democrazia parlamentare, nel quale governo e opposizione divergono negli indirizzi politici, ma convergono nei comuni riferimenti di valore costituzionale. Abbiamo noi di sinistra, quella sinistra che si ispira al liberalismo, al socialismo, al cattolicesimo democratico, valori in comune con un governo che lascia i migranti in mare e che ha come uomo forte un ministro che vuole schedare i rom o ripristinare le case chiuse e ne fa un punto distintivo della sua identità?

Alla protesta contro la politica incarnata dal ministro dell’interno Matteo Salvini, si è mossa una obiezione: il precedente governo italiano e gli altri governi europei non sono meglio. Il predecessore Marco Minniti ha limitato con un codice di condotta l’azione di soccorso delle ong nel Mediterraneo e si è accordato con le milizie libiche per trattenere i migranti in Libia, paese nel quale il rispetto dei diritti umani non è garantito, come denuncia Amnesty International. Gli altri governi europei hanno più volte chiuso porti e frontiere e, tutti insieme, hanno lasciato sola l’Italia di fronte all’emergenza migratoria africana. La Lega al governo, dunque, non porterebbe nulla di nuovo, se non il superamento dell’ipocrisia. Trovo questo ragionamento giusto solo in parte.

Le politiche di chiusura messe in atto dai governi democratici in Italia e in Europa, che non ho mai condiviso, sono state dettate, non da un artificio politico in situazioni gestibili, ma da circostanze critiche. Minniti ha dovuto fronteggiare 24 navi in un giorno, con i flussi in costante aumento. Salvini ha chiuso i porti con i flussi in drastico calo e di fronte ad una sola nave. Non è questa una giustificazione o una difesa del PD, ma la segnalazione di una differenza, che ha pure avuto il suo riscontro nelle contraddizioni in seno al governo di allora: quando Minniti ebbe l’idea di chiudere i porti, gli si oppose il ministro delle infrastrutture Graziano Del Rio. Oggi, non c’è un Del Rio nel governo Lega-M5S.

Un’altra differenza è che il precedente governo italiano e gli altri governi democratici europei hanno adottato politiche di chiusura, senza baldanza, senza rivendicazioni, quasi con vergogna, sotto la pressione delle destre xenofobe, per sfiducia nella razionalità collettiva e per una propria insufficiente autonomia culturale. Il ministro leghista vede nella paura popolare un bacino di consenso, tanto da volerla alimentare. Il ministro democratico vede invece un problema, da affrontare per come è capace, anche con espedienti che emulano la politica leghista, secondo una vecchia idea: per arginare il fascismo ci vuole un po’ di fascismo. L’argine si è rivelato una diga bucata.

Tra i buchi della diga c’è anche la perdita del senso di queste differenze, che porta ad aggravare il giudizio sui governi democratici e a relativizzare il giudizio sui governi che tendono al fascismo o persino a considerarli come fossero un proficuo chiarimento. L’ipocrisia, un omaggio che il vizio rende alla virtù, non è il peggiore dei mali e, in certa misura, permette di convivere. L’ipocrita conosce i valori sani; li ritiene egemoni nell’ambiente in cui si muove e non si propone di sovvertirli. Quei valori continuano ad essere un richiamo efficace per criticare il comportamento incoerente e perciò nascosto o mitigato dell’ipocrita. Il superamento dell’ipocrisia è buono solo se corregge i comportamenti e li allinea ai valori. Se invece rovescia i valori e li allinea ai comportamenti corrotti, fa venire meno le basi comuni della convivenza.