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Riguardo gli stupri e il confronto tra italiani e stranieri, alcuni evidenziano che in cifra assoluta stuprano di più gli italiani, altri che in percentuale stuprano di più gli stranieri. La verità è che il confronto è arbitrario ed è spesso dettato dalla xenofobia o dalla volontà di contrastarla. Dati due gruppi di uomini, si potrà sempre dire che un gruppo stupra più dell’altro. Ad essere vero è che in tutte le società, i giovani stuprano più degli adulti e dei vecchi. Tra gli stranieri, l’incidenza dei giovani è molto superiore a quella tra gli italiani. Ragione per cui, in proporzione gli stranieri fanno tutto di più. Lo stupro è un delitto odioso paragonabile al tentato omicidio e va combattuto nella sua causa reale, cioè, non come questione straniera, ma come questione maschile. Gli stupratori al 100% sono maschi.

I confronti tra italiani e stranieri andrebbero fatti dunque per classi di età, giovani con giovani, adulti con adulti, anziani con anziani, allora forse i dati si allineerebbero. Va poi tenuto conto che i dati si basano sulle denunce e sugli arresti ed è più facile denunciare ed arrestare uno straniero. Al fine di attribuire una prevalenza agli italiani o agli stranieri, studiosi come Linda Laura Sabbadini e Marzio Barbagli dichiarano insufficienti i dati basati su denunce e arresti, perché essi rappresentano meno di un decimo delle violenze effettive.

È dubbio che gli stranieri provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente siano più patriarcali degli italiani, quindi più propensi alla violenza sulle donne. Non è detto che lo siano proprio i migranti in fuga dai loro paesi o attratti dai paesi occidentali, né è detto che la cultura patriarcale sia più violenta della cultura post-patriarcale. Secondo i dati e le statistiche, in Italia, il sud risulta meno violento del nord, eppure il sud è ritenuto più patriarcale. Lo stesso in Europa: i paesi mediterranei risultano meno violenti dei paesi nordici, eppure i paesi nordici sono considerati più femministi. O ancora, limitandoci agli immigrati, alcuni gruppi provenienti dall’est Europa risultano più violenti di altri provenienti dall’Africa o dal Medio Oriente, nonostante il loro essere europei, quindi più prossimi a noi. D’altra parte, per stare alla nostra cultura, il nostro principale (e forse unico) prodotto di educazione sessuale è la pornografia. È più rispettosa dell’educazione sessuale nei villaggi e nelle campagne del sud e dell’est del mondo?

La cultura post-patriarcale è una cultura disordinata meno capace di darsi dei limiti, impreparata a misurarsi con la libertà femminile. Il patriarcato esercita(va) una tutela sulle donne. Proteggere le “nostre donne” dagli stranieri è un riflesso patriarcale. E le femministe che aderiscono a questo riflesso formano una singolare alleanza con i nostalgici del patriarcato, in prima linea nella xenofobia. L’idea di accogliere solo le donne straniere e respingere i maschi è impraticabile e se praticata violerebbe i diritti umani di molti uomini per bene e delle loro compagne indisponibili a separarsi da loro. Quasi metà delle donne della nave Diciotti ha rifiutato di sbarcare senza il proprio uomo, così come rifiutarono le donne della nave Aquarius.

Peraltro, è fuorviante e incoerente da parte nostra ridurre ogni individuo alla sua cultura di appartenenza o al modo in cui noi ce la rappresentiamo; un tale atteggiamento ci mette in contraddizione con la nostra cultura dei diritti individuali e ci fa pensare in termini tribali (noi e loro). Sostituire nell’avversione all’altro la razza con la cultura, ci porta lo stesso a definire una colpa collettiva e a non vedere più gli individui, le persone, gli esseri umani, fino alla difesa preventiva con la stessa dinamica dell’esclusione e della punizione indiscriminata.

Gli iraniani che vengono in Italia o in altri paesi europei sono esuli, non sostenitori degli Ayatollah, non ha senso vederli come rappresentati di una cultura oscurantista. In Iran è molto forte la simpatia per la cultura e lo stile di vita occidentali. I migranti eritrei, che sono cristiani, sono in fuga dalla guerra e dal loro regime che li obbliga alla coscrizione, non vengono a rappresentarlo. I pochi eritrei che in Europa o in Usa sostengono il regime, si pronunciano contro l’emigrazione dal loro paese. Allo stesso modo, molti musulmani fuggono da guerre e dittature; la maggior parte delle vittime del terrorismo islamista sono musulmani. Secondo una ricerca internazionale della Gallup, la maggioranza dei musulmani, sia in Usa, sia in Europa, sia nei paesi arabi, apprezza la libertà e la democrazia dei paesi occidentali, solo è critica verso la povertà spirituale dell’Occidente.

Non nego la componente culturale patriarcale, maschilista, misogina della violenza, ma non la identifico con componenti etno-nazionali e religiose. La identifico con il sesso maschile di tutto il mondo.