Chiusura dei negozi la domenica

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Sono abbastanza d’accordo con la proposta di chiudere i negozi e i centri commerciali la domenica e nei festivi, perché se il giorno di pausa settimanale non è uguale per tutti, alcuni lavoratori finiscono per non avere nessun giorno di pausa; è importante avere momenti di socialità familiare e soprattutto collettiva, dove in tanti possiamo ritrovarci per fare festa, sport, cultura; la socialità non deve essere per forza all’insegna del consumismo. Ciò, tuttavia, richiede una maggiore flessibilità degli orari di lavoro nei giorni feriali, per poter fare la spesa, sbrigare le commissioni, accedere alle poste e alla pubblica amministrazione.

I servizi indispensabili, i trasporti, la sanità, occorre siano garantiti. E si possono consentire, secondo me, tutte le attività concernenti la cultura, lo sport, la ristorazione, lo spettacolo, che fanno del giorno festivo una festa, non un qualsiasi giorno feriale. I lavoratori impiegati, per propria volontà e disponibilità, nei turni dei festivi devono essere pagati di più. Se orari e paghe hanno condizioni di base diseguali tra i lavoratori, temo ne indeboliscano il potere contrattuale. Dubito che il lavoro la domenica e nei festivi crei occupazione, almeno non più di quanto ne faccia perdere durante i giorni feriali.

Non penso tanto e solo a migliorare la socialità nelle singole famiglie, ma a far migliorare la socialità collettiva, il fatto che tante famiglie e tanti singoli convergano negli stessi luoghi un dato giorno. Che sia la messa, il cinema, il teatro, i musei, i giardini, le competizioni sportive. Luoghi ludici, culturali, religiosi, luoghi diversi dal centro commerciale. Ricordo, quando furono liberalizzati gli orari, pur godendone qualche vantaggio come consumatore, mi sentivo particolarmente contrario, perché lo vedevo come un passo ulteriore verso lo sfruttamento e la disgregazione. A me sembra sbagliato che la socialità sia organizzata e ruoti intorno all’acquisto superfluo e compulsivo. Come pure l’organizzazione urbana: quartieri dormitorio e grandi ipermercati fuori città. Meglio la diffusione dei negozi in tanti quartieri paese, che formano una città policentrica.

Molte festività sono a carattere religioso e qualcuno può simpatizzare per il loro superamento con spirito anticlericale. Come i cristiani hanno assorbito e risignificato le festività pagane, anche i laici e i progressisti possono riempire con i propri contenuti (se ne hanno o ne hanno ancora) le festività di origine religiosa. Credo sia meglio questo che preferire di vedere feste religiose snaturate e annullate dal capitalismo come fosse un male minore, anche perché in verità, penso che non lo sia: preferisco il luogo di culto al centro commerciale.

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