scultura-soglia-di-povertc3a0

Alcuni vedono la democrazia minacciata dal populismo. Per altri, questo modo di vedere copre le responsabilità del capitalismo, la vera minaccia, la più insidiosa. La questione può essere impostata altrimenti se si distinguono, non due cause concorrenti, ma il capitalismo globalizzato come causa e i populismi nazionali come effetto.

Il capitalismo minaccia la democrazia direttamente, mediante l’autoritarismo e il paternalismo, perché la minoranza dei ricchi vuole negare il conflitto con la maggioranza dei poveri. Soprattutto la minaccia indirettamente, mediante le sue dinamiche tendenti alla concorrenza, la concentrazione, la globalizzazione, perché mette in competizione tra loro gli sfruttati, le amministrazioni locali, gli stati. In sintesi, la dimensione multinazionale del capitale prevale sulla base nazionale della democrazia, che non riesce più a garantire sviluppo, lavoro, protezione sociale.

Di conseguenza, i perdenti nella competizione globale cercano rifugio nel protezionismo, nell’autarchia, nella xenofobia, proposte dai populismi. Allora, il populismo non è una minaccia, è una situazione già compromessa: la sua politica di chiusura esige maggior controllo, minore libertà, paura e intolleranza nei confronti delle differenze e dei conflitti. Nel suo peggioramento si approssima al regime autoritario e alla guerra. È un male che va curato per tempo. Avrebbe poco senso contrapporre l’operazione chirurgica di un tumore, la radio, la chemioterapia alla rimozione delle cause che provocano il cancro: le sostanze nocive, l’alimentazione cancerogena, lo stile di vita. La necessità della cura è immediata.

Questa lettura, può dispiacere agli anticapitalisti puri, che temono implichi l’alleanza con i responsabili delle politiche liberiste. Anche le alleanze antifasciste furono a lungo rifiutate, finché non obbligate dai disastri prodotti dal fascismo. I disastri occorre prevenirli. D’altra parte, il dilemma esiste: se il liberismo globale provoca il fascismo, come ci si può alleare con i liberali cosmopoliti per arginare il fascismo?

Nell’immediato e parallelamente alle politiche elettorali e delle alleanze si può prendere esempio dalle organizzazioni religiose e dalle prime società di mutuo soccorso. Cioè, organizzare e praticare concretamente la protezione sociale, tanto per gli stranieri quanto per gli italiani, di tutti i poveri e di quelli che si stanno impoverendo. Questa è al fondo la minaccia più grande: la paura del povero, la paura di diventarlo.