Solidarietà a Mara Lapia, per la violenta aggressione subita all’uscita di un supermercato di Nuoro, da parte di un uomo ancora sconosciuto; e per una seconda violenza: quella volta a screditare la sua parola, per mezzo di una testimonianza anonima, che l’accusa di essersi gettata a terra da sola.

È inverosimile che una caduta simulata possa provocare la frattura di una costola e una prognosi di trenta giorni di cura, come attesta il referto medico. Più e prima del referto dovrebbe valere il principio di credere alle donne. Però, per pregiudizio misogino o per avversione di partito, molti si precipitano a screditare la vittima, senza curarsi di rischiare la sua rivittimizzazione. È quanto avviene in queste ore con la divulgazione di un audio anonimo diffuso su WhatsApp e rilanciato dagli organi di informazione.

Gli stessi che la rappresentano in modo caricaturale come colei che grida al complotto, secondo lo stereotipo grillino, perché per darsi una spiegazione di quell’audio ha ipotizzato una mossa politica, in quanto il primo a diffonderlo sui social network sarebbe stato un suo avversario, ex assessore di Nuoro.

Appartenenza politica e ruolo istituzionale non spiegano, né giustificano l’aggressione. Non è un episodio isolato. È capitato in aereo a Laura Boldrini aggredita con insistenza da un uomo di 60 anni, al grido dello slogan leghista: Vergognati, prima gli italiani! e protetta dall’intervento del suo portavoce. Peggio ancora è andata a due ragazze aggredite fuori da un liceo di Salerno da un gruppo neofascista.

Che il M5S abbia pesanti responsabilità nell’aver sdoganato e praticato sul piano simbolico la violenza sessista contro avversarie politiche e giornaliste, in primo luogo la stessa Laura Boldrini, non attenua la gravità dell’aggressione a Mara Lapia. I misogini e i violenti non si annullano a vicenda solo perché appartenenti a schieramenti opposti. Tutti insieme mettono in luce l’inadeguatezza maschile di fronte alla determinazione femminile.


Mara Lapia 2

Aggiornamento 19.12.2018 – L’accertamento dei fatti compete agli inquirenti, non è il mio mestiere. Io faccio la scelta politica di credere alle donne vittime, perché a loro sistematicamente non si crede; al contrario sono presi subito sul serio coloro che le smentiscono. Se una donna dice di avere subito violenza, parto dal presupposto che lei dica il vero, fino a prova contraria. Qui, finora, le prove contrarie non sono emerse. Sono emerse solo testimonianze (vere o false) che ridimensionano o smentiscono la dinamica della lite (chi ha cominciato, chi ha detto cosa, chi aveva ragione, chi torto). Sul punto, un uomo ha colpito una donna, c’è il video che lo mostra e c’è il referto medico.

La violenza maschile contro le donne va rifiutata incondizionatamente. Non importa se lei non è del partito giusto, se ha dato una versione contraddittoria o esagerata, se ha strumentalizzato, se non è una vittima perfetta, se la violenza non è stata un massacro, se contro di lei non è stato espresso un sessismo verbale, se lei aveva torto nella lite. Lui ha alzato le mani su di lei? Si. E’ sufficiente per essere solidali con lei.