femminismo radicale

Un uomo che si avvicini al movimento delle donne, prima o dopo finisce coinvolto nel  dibattito e nelle divisioni, con l’incombenza o la volontà di dire cosa ne pensa. Con una discrezione almeno simulata, poiché quelle che risulteranno sue avversarie sono donne e il femminismo appartiene più a loro che a lui, anche se loro possono apparirgli incoerenti o persino traditrici. Il femminismo con il quale mi sento in sintonia è il femminismo radicale, prima nella sua versione materialista, poi in quello della differenza, con la speranza (illusoria?) di poterli conciliare. Sento invece distante il femminismo liberale, libertario, individualista, queer, prosex. E pure quello convenzionale che si batte genericamente per la parità e contro gli stereotipi.

Ora leggo l’articolo di una donna, Jennifer Guerra, che vede le femministe radicali conciliate con la destra reazionaria e attacca questa loro strana alleanza. Il terreno dell’alleanza sono i temi caldi del dibattito femminista: pornografia, prostituzione, utero in affitto (o surrogazione di maternità, o gestazione per altri) e, da ultimo, il rapporto con le trans. L’autrice riconosce la delicatezza e la complessità di questi temi (ad eccezione dei diritti trans su cui ha idee precise ed inclusive), ma poi squalifica una posizione rappresentandola alleata dei reazionari. In verità, i reazionari hanno idee disallineate rispetto alle questioni qui messe in fila. Per esempio, in Italia, la Lega è contro la gpa come le abolizioniste, ma è favorevole alla legalizzazione della prostituzione come le regolamentariste. Inoltre, le posizioni cambiano da paese a paese: in Italia, la sinistra è possibilista su gpa e prostituzione; in Spagna, in Francia, in Svezia invece è apertamente contraria.

Convergenze, bersaglio facile (e fallace)

Fin dal titolo, la struttura argomentativa del testo di Jennifer Guerra è l’argumentum ad hominem, nella variante così descritta: A è vegetariano; Hitler era vegetariano; dunque A è come Hitler; quindi essere vegetariano è sbagliato. Questa fallacia logica è un classico della propaganda politica. La ricordo, per la prima volta, nel referendum sulla scala mobile nel 1985. Il referendum promosso dal PCI, per abrogare il decreto Craxi che tagliava quattro punti dell’indennità di contingenza, ebbe l’adesione del MSI. I comunisti volevano tutelare il potere d’acquisto dei salari; il MSI voleva contendere l’opposizione al PCI e mettere in difficoltà il governo. Del governo, ai missini non piaceva in particolare il ministro delle finanze Bruno Visentini, per il suo rigore fiscale. La propaganda referendaria delle forze di governo e della Confindustria attaccò la presunta alleanza PCI-MSI.

Più di recente, lo schema si è visto all’opera nel referendum costituzionale del 2016. La minoranza di sinistra del PD prese di mira la dirigenza renziana per aver riformato la legge elettorale e la Costituzione prima con Silvio Berlusconi, poi con Denis Verdini, allo scopo di ridurre i poteri del parlamento a vantaggio del governo e di alterare la rappresentanza. Maria Elena Boschi ribaltò l’accusa: Voi volete votare NO insieme con Casapound. Per tutta la campagna referendaria, l’offensiva renziana puntò contro l’alleanza tra sinistra, Lega e M5S, cioè tra chi voleva salvare la centralità del parlamento e chi voleva solo sconfiggere il governo. Maurizio Crozza ci fece su uno schetch: Se vado a dormire alle nove di sera, la stessa ora a cui va a dormire un prete, si potrà dire che vado a dormire come un prete. Ma questo è diverso dall’andare a dormire con un prete. Cioè, una convergenza, l’avere la stessa posizione, non è ancora un’alleanza, l’avere un rapporto di collaborazione, di scambio di reciproche prestazioni.

La paura di essere strumentalizzate

I casi imputati alle femministe radicali mi sembrano più simili alla convergenza che all’alleanza, anche se in politica possono darsi pure alleanze strane, per scongiurare un male superiore, senza che ciò sia disdicevole. Nel 1944, i comunisti si allearono con tutti i partiti democratici e borghesi, e persino con i monarchici, misero temporaneamente da parte il conflitto tra monarchia e repubblica, per sconfiggere il fascismo. Dunque, se un’alleanza fosse fattibile con i reazionari, per abolire lo sfruttamento del corpo delle donne, perché no? Il rischio di essere strumentalizzate va insieme con l’opportunità di strumentalizzare. La forza, oltre che una questione numerica e organizzativa, è una questione politica: quanto il tuo orientamento, la tua cultura, la tua strategia sono solide e ti consentono di tener ferma la barra verso i tuoi obiettivi. Il M5S, nonostante la sua iniziale maggior forza elettorale, si è rivelato culturalmente e politicamente più debole del suo alleato leghista, quindi la Lega con la metà dei voti ha affermato la sua leadership nell’alleanza di governo. Temere che le femministe finiscano strumentalizzate dai reazionari o dai conservatori appena si profila una convergenza, significa ritenerle in partenza politicamente più deboli. Questa percezione può dipendere dalle ragioni e motivazioni dei conservatori che sono più e meglio conosciute rispetto a quelle delle femministe. La posizione favorevole all’accoglienza dei migranti è chiara nelle sue motivazioni e finalità e nessuno tra quelli che la sostengono ha paura di essere strumentalizzato dal Vaticano, il quale dice che l’accoglienza dei migranti è un dovere morale. Per come li ho intesi io, gli orientamenti del femminismo radicale c’entrano poco e nulla con quelli reazionari e conservatori.

Prostituzione e pornografia

Prendiamo prostituzione e pornografia. Dal punto di vista conservatore è una questione morale in senso moralista, relativa al decoro. Il sesso rappresentato nella sfera pubblica è osceno. La libertà sessuale è inquietante, il sesso deve giustificarsi con la procreazione e nobilitarsi con il sentimento; se associato solo al piacere degenera nella lussuria, nella disgregazione della famiglia patriarcale, soprattutto se a volere il piacere sono le donne. Il problema è il sesso, la libertà sessuale, ciò che appare all’aperto e dovrebbe essere rinchiuso e nascosto. Colpevoli sono anche e forse principalmente le donne che operano come prostitute, perciò vanno stigmatizzate e sanzionate. Dal punto di vista delle femministe invece la questione è politica. Il sesso rappresentato e praticato è quello del desiderio maschile. La donna è usata solo come protesi umana masturbatoria. Il piacere in gioco non è il suo, lei è mero strumento del piacere maschile. Perciò è pagata, per essere abusata e stuprata. Il problema è la sessualità maschile eccitata dalla violenza, dall’umiliazione, dalla prevaricazione, dall’esercizio del dominio, una sessualità che definisce il rapporto di potere tra i sessi. Colpevoli sono gli uomini, che operano come protettori, intermediari, clienti, utenti, produttori. Nell’insieme, sfruttatori. Sono loro a dover essere stigmatizzati e sanzionati. Le donne prostituite sono vittime e vanno liberate.

Utero in affitto o maternità surrogata

Sull’utero in affitto (o maternità surrogata), ciò che preme ai conservatori è la preservazione del modello di famiglia tradizionale (patriarcale) fondato sull’unione tra un uomo e una donna. Essi rifiutano la possibilità che due donne o due uomini possano formare una famiglia. Quello che preme alle femministe invece è la relazione materna, l’unione fondata sul rapporto tra madre e creatura. La rottura pianificata a fini commerciali di questo rapporto è un trauma per la madre e per la creatura. Se si ignora quanto e come sia traumatica, è in ogni caso un’incognita dinnanzi alla quale è opportuno fermarsi. Un’incognita per la nostra stessa umanità, che ne uscirebbe trasformata se facesse della riproduzione umana una catena di montaggio. C’è poi, come nella prostituzione, la questione dello sfruttamento o dell’autosfruttamento del corpo delle donne, stavolta a fini riproduttivi invece che sessuali.

La registrazione anagrafica di una creatura con due padri, non fa problema per via dei due padri, ma per essere un aggiramento della legge italiana che vieta l’utero in affitto, la sua normalizzazione. La creatura, secondo la proposta femminista e la prassi di altri paesi europei dove sono consentite le unioni omosessuali, può essere in ogni caso registrata come figlia del padre genetico. Il compagno del padre genetico può intraprendere la via dell’adozione. I diritti giuridici della creatura sono quindi garantiti. D’altra parte, se un uomo si unisce ad una donna madre di un figlio, non diventa padre per automatismo amministrativo. Lo stesso deve accadere se un uomo si unisce ad un uomo padre di un figlio. Perché egli dovrebbe godere di una corsia preferenziale? Mi è stato detto: perché quel figlio è nato da un progetto condiviso tra i due uomini. Ma quel progetto implica l’utero in affitto. Nel caso di due madri, la relazione materna non è traumaticamente interrotta. Nel caso di due padri si. Due uomini possono diventare lecitamente padri mediante adozione. Se non è consentito, la battaglia giusta è quella per l’adozione. Non è vero che l’utero in affitto sia contestato solo alle coppie gay. È vero che nel caso delle coppie gay è più evidente, perché gli uomini non partoriscono. Inoltre, molti attivisti gay fanno della gpa una bandiera dei loro diritti civili, quindi, per propria volontà di farsi sponsor sono molto più esposti nel dibattito pubblico.

Transgender

Il dibattito sulla questione trans è più recente, meno conosciuto, più complicato. Qui è più facile sbagliare. I conservatori non credono al cambio di sesso, come si trattasse di cambiare uno dei fondamenti della natura. La vedono come omosessualità portata alle sue estreme conseguenze. Gli uomini sono e restano uomini; il loro corpo è maschile, poco importa come si sentono e desiderano essere, quasi che tale percezione di sé appartenesse al libero arbitrio, fosse una stravaganza o un capriccio. Alcune femministe possono vedere le cose allo stesso modo e in questo senso sono conservatrici – io credo che l’espressione cambiare sesso sia inadeguata per intendere la transessualità, la uso qui solo per comodità espositiva – ma principalmente, le femministe pongono una questione diversa. Se un uomo cambia sesso e diventa donna, o se un uomo si percepisce come donna e vuole essere accolta e riconosciuta come tale dalle donne, occorre si relazioni alle donne, chieda a loro accoglienza, invece di rivolgersi agli automatismi ed ai burocratismi del diritto maschile. Il potere progressista degli uomini, per i suoi principi neutri e universali, non ha difficoltà a collocare per decreto le trans tra le donne, dai gabinetti agli sport, ignorando le donne. Questo è tipicamente maschile. Ciò detto, io tifo perché le trans sia accolte dalle donne.

La politica (maschile) dei diritti

Il progressismo liberale intende la politica come moltiplicazione dei diritti. Una parte del femminismo, quello più convenzionale e istituzionale aderisce a questa politica. Il femminismo autonomo invece no, poiché scommette su una politica di relazione tra donne, una politica indipendente dagli uomini e dalle loro istituzioni, che alle relazioni preferiscono le regole. Il libro più importante della Libreria delle donne di Milano s’intitola Non credere di avere dei diritti.